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Disturbi alimentari in adolescenza

I disturbi alimentari in adolescenza rappresentano un problema sempre più dibattuto e sono aumentati in modo preoccupante soprattutto dopo la pandemia. Generalmente sono il frutto di disagi sociali e psicologici, che si traducono appunto in problemi di alimentazione. Di solito si manifestano nelle ragazze tra i 12 e i 25 anni, ma possono colpire indistintamente anche uomini di qualsiasi età. Per i genitori diventa fondamentale saper intercettare tempestivamente i campanelli d’allarme e quindi intervenire al momento opportuno per evitare che il problema possa aggravarsi ulteriormente.

I 4 disturbi alimentari in adolescenza più diffusi

I disturbi alimentari tra gli adolescenti maggiormente diffusi sono 4:

  1. Anoressia. Questo disturbo si verifica generalmente in adolescenza e nel 95% dei casi colpisce le ragazze. Talvolta l’anoressia parte dal semplice desiderio di perdere peso ma, una volta iniziata la dieta, il soggetto continua col regime dietetico raggiungendo una magrezza eccessiva e preoccupante;
  2. Bulimia. Si tratta di un disturbo ancora più subdolo dell’anoressia, poiché non è accompagnato da un evidente calo del peso. Il soggetto ha un desiderio irrefrenabile di cibo, forse per compensare qualche mancanza, dopodiché si pente e si dedica alla perdita del peso con diete a intermittenza, frenetica attività fisica o vomito autoindotto;
  3. Binge eating. Questo disturbo non è tanto diverso dalla bulimia, infatti il soggetto è portato a mangiare un gran quantitativo di cibo pur senza avere fame. In questo caso però non vengono adottate misure di compensazione, così il soggetto tende a ingrassare in modo preoccupante;
  4. Obesità. Patologia cronica che porta ad un aumento evidente del peso, che può comportare problemi di salute molto seri. La fame smodata è causata spesso da disagi emotivi e relazionali, come solitudine, senso di vuoto o tendenza a sacrificarsi per accontentare gli altri.

Quali sono i campanelli d’allarme ai quali prestare attenzione?

I campanelli d’allarme possono essere visibili già durante l’infanzia ed è in questa fase che bisogna intervenire per evitare che il problema diventi cronico. I sintomi ai quali prestare attenzione sono i seguenti:

  • comportamenti strani a tavola, come il rituale di tagliare il cibo a piccoli pezzettini e mangiarli lentamente;
  • fretta di alzarsi dopo i pasti, dopo i quali il soggetto potrebbe passare molto tempo in bagno forse per vomitare. Anche l’uso continuo di diuretici e lassativi è un segnale da non sottovalutare;
  • ossessione per il peso. Il soggetto ha una vera ossessione per il suo aspetto fisico, soprattutto per il peso;
  • isolamento relazionale e sbalzi emotivi. Il soggetto tende spesso a isolarsi e il suo umore può oscillare rapidamente tra tristezza, stanchezza, irritabilità, rabbia e altri stati emotivi;
  • eccessiva attività fisica. Il soggetto potrebbe essere ossessionato dall’attività fisica, vissuta però non come un piacere ma come un dovere.

Cosa possono fare i genitori, gli educatori e gli insegnanti?

Genitori, educatori e insegnanti per prima cosa devono prestare attenzione ai campanelli d’allarme appena indicati, mantenendo una comunicazione aperta ed empatica con i soggetti interessati e senza giudicarli.

In particolare i genitori devono evitare di rimproverare, criticare, ridicolizzare o minimizzare il disagio che sta vivendo il soggetto. Per avere una diagnosi completa è consigliabile rivolgersi a specialisti del settore, come un medico di base, un nutrizionista e uno psicologo. Dai disturbi alimentari si può guarire, ciò che conta è intervenire al momento opportuno e con i dovuti strumenti per aiutare il soggetto a uscire dal problema prima che si aggravi ancora di più.