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Tag Archivio per: educazione

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Il ruolo dei nonni nell’educazione dei nipoti

ruolo dei nonni

“Bisognerebbe fare una statua d’oro ai nonni!” – quante volte abbiamo sentito dire questa frase? Ed è assolutamente vero poiché i nonni da sempre, a maggior ragione in una società così frenetica dove spesso lavorano entrambi i genitori, sono i pilastri delle famiglie moderne. Vanno a prendere i bambini a scuola e ne hanno cura mentre i genitori sono al lavoro o vanno a fare commissioni che sarebbero difficili da sbrigare con figli piccoli. Tuttavia è importante capire qual è il ruolo dei nonni e quali sono i confini che, anche figure autorevoli come loro, non possono superare.

Qual è il ruolo dei nonni?

Si dice che “i nipoti sono più cari dei figli” e in effetti è così. I nonni con i nipoti si spogliano delle vesti di genitori e possono essere più indulgenti e meno severi nei confronti dei nipoti, riversando su di loro una pioggia d’affetto. Sono fondamentali nelle piccole azioni quotidiane, come aiutare i nipoti nei compiti o accompagnarli nelle attività pomeridiane. Nella crescita dei bambini i nonni rivestono un ruolo cruciale, in quanto instaurano con loro un rapporto di fiducia e affetto, favorendo il loro sviluppo emotivo, affettivo e relazionale.

Rispetto ai genitori i nonni sono più “complici” dei nipoti, concedendo loro qualche piccola e innocua trasgressione, ma senza mai scavalcare i genitori. Allo stesso modo i nonni, quando magari i bambini fanno i capricci, rafforzano il ruolo dei genitori dando loro ragione e agendo così da mediatori.

In generale i nonni sono il porto sicuro dove i bambini possono rifugiarsi, per richiedere un consiglio, per ricevere amore e affetto o per sentirsi gratificati per un bel voto o un bel risultato sportivo. Nel momento in cui si creano tensioni tra i figli e i genitori, i nonni sono pronti a intervenire per smussare gli angoli e favorire un maggior dialogo. Con la loro esperienza sanno quali tasti toccare, così da trovare un punto d’incontro tra figli e genitori e favorire un dialogo.

Quali confini non devono superare i nonni?

È importante però specificare una cosa: i nonni non si sostituiscono mai ai genitori, pur essendo presenze costanti nella vita dei nipoti. I nonni devono sempre agire in una cornice di regole creata dai genitori e in un preciso modello educativo già tracciato. Se i genitori danno delle regole che i nonni disattendono o infrangono, viene meno il ruolo autoritario dei genitori e allo stesso tempo i nipoti vanno in confusione, poiché non capiscono quali sono i comportamenti giusti e quelli sbagliati.

Chiaramente i nonni hanno comunque il diritto e il dovere di intervenire se i bambini si rendono autori di gesti sbagliati o pericolosi, come alzare le mani o infilare le dita nelle prese della corrente, senza necessariamente chiedere il permesso dei genitori. Gli stessi genitori devono infatti rispettare il ruolo dei nonni, che a loro volta devono svolgere il loro ruolo di educatori “secondari” senza incrinare il rapporto tra i figli e i genitori.

I bambini che hanno la fortuna di vivere a stretto contatto con i nonni cresceranno in un ambiente sereno e pieno d’affetto, sapendo di trovare in loro un porto sicuro dove rifugiarsi. Naturalmente anche i nipoti sono un vero toccasana per i nonni, che restano attivi fisicamente e mentalmente e trovano una nuova ragione di vita nel periodo dell’anzianità.

Foto: Pixabay

Gennaio 8, 2025/0 Commenti/da fracirfer
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2025/01/ruolo-dei-nonni.jpg 1080 1080 fracirfer https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg fracirfer2025-01-08 10:14:552025-01-08 10:14:55Il ruolo dei nonni nell’educazione dei nipoti
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Iperattività nel bambino: quando preoccuparsi e cosa osservare

iperattività del bambino

Iperattività nel bambino: quando preoccuparsi e cosa osservare

L’iperattività nel bambino è un tema che preoccupa molti genitori. Non sempre, però, un bambino molto attivo o vivace presenta un vero problema clinico. In alcuni casi si tratta di energia, temperamento e bisogno di movimento; in altri, invece, alcuni segnali meritano maggiore attenzione.

Capire quando preoccuparsi per l’iperattività nel bambino significa osservare non solo quanto si muove, ma soprattutto quanto questo comportamento interferisce con la vita quotidiana, con il gioco, con la scuola e con le relazioni.

Iperattività nel bambino: quando preoccuparsi davvero

È normale che un bambino corra, si agiti, faccia rumore e fatichi a stare fermo a lungo. Il punto non è la vivacità in sé, ma la sua intensità, frequenza e persistenza nel tempo.

Può essere utile approfondire se il bambino:

  • è quasi sempre in movimento;
  • fatica molto a rimanere seduto anche per brevi momenti;
  • passa rapidamente da un’attività all’altra senza riuscire a mantenerla;
  • interrompe continuamente gli altri;
  • agisce impulsivamente senza valutare le conseguenze;
  • mostra difficoltà significative a scuola o nelle relazioni.

Quando questi segnali durano nel tempo e compromettono il funzionamento quotidiano, è importante non liquidarli come “solo vivacità”.

Bambino vivace o bambino iperattivo?

Un bambino vivace può essere energico, rumoroso e impulsivo, ma in genere riesce comunque a concentrarsi su ciò che gli interessa, a giocare con una certa continuità e a trarre piacere dall’attività che sta svolgendo.

Nel caso dell’iperattività nel bambino, invece, il movimento può diventare disorganizzato e poco controllabile. Il gioco si frammenta, l’attenzione si disperde, il bambino inizia molte cose ma fatica a portarle avanti. Più che usare l’attività, sembra esserne travolto.

Quali fattori possono esserci dietro

L’iperattività può avere origini diverse e non va interpretata in modo superficiale. In alcuni casi può essere collegata a un quadro di ADHD, in altri può essere influenzata da stress, difficoltà emotive, fatica nella regolazione degli impulsi, tensioni familiari o ambienti molto disorganizzati.

Per questo motivo è importante evitare etichette affrettate. Dietro un comportamento agitato può esserci un bambino che fatica a contenere le emozioni, a tollerare l’attesa o a sentirsi sufficientemente al sicuro.

Cosa possono fare i genitori

Di fronte all’iperattività nel bambino, i genitori possono osservare con attenzione alcuni aspetti fondamentali:

  • in quali momenti il comportamento aumenta;
  • se compare in tutti i contesti o solo in alcuni;
  • quanto incide sul gioco, sulla scuola e sulle relazioni;
  • come il bambino reagisce ai limiti e alle frustrazioni;
  • se sono presenti eventi stressanti o cambiamenti importanti.

Può essere utile offrire una quotidianità più prevedibile, routine più chiare, regole semplici e un contenimento emotivo costante. Anche il modo in cui l’adulto reagisce fa molta differenza: punizioni confuse, urla continue o richieste contraddittorie spesso peggiorano la situazione.

Quando chiedere aiuto

È opportuno chiedere una valutazione quando l’agitazione, la disattenzione o l’impulsività sono persistenti, si presentano in più contesti e interferiscono in modo significativo con la vita del bambino.

Una valutazione non serve ad “attaccare un’etichetta”, ma a comprendere meglio il funzionamento del bambino e i suoi bisogni. In molti casi, aiutare i genitori a leggere il comportamento e a trovare modalità educative più efficaci è già un passaggio importante.

Se senti che la situazione sta diventando faticosa, può essere utile approfondire attraverso un percorso di consulenza genitoriale online o di sostegno psicologico per bambini e adolescenti.

Se senti che le richieste quotidiane diventano spesso una lotta, puoi iniziare da uno strumento pratico: il workbook “Mio figlio non mi ascolta mai”, pensato per aiutare i genitori a comprendere meglio i conflitti, i limiti e le reazioni emotive dei figli.

Gennaio 14, 2024/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2013/01/bambino-iperattivo.webp 312 805 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2024-01-14 18:20:212026-07-02 10:37:47Iperattività nel bambino: quando preoccuparsi e cosa osservare
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La frustrazione nello sviluppo psicologico: dalla prima infanzia all’adolescenza

frustrazione bambino

La frustrazione nello sviluppo psicologico: dalla prima infanzia all’adolescenza

La frustrazione, un concetto ampiamente esplorato nella letteratura psicologica e in quella specifica della psicologia dello sviluppo, è stata oggetto di numerosi studi e teorie. Questo fenomeno è fondamentale per comprendere come gli individui si adattano alle sfide e agli ostacoli nel corso della loro vita.

In psicologia, questo stato emotivo è spesso descritto come una risposta che si verifica quando un individuo incontra impedimenti nel raggiungimento di un obiettivo. Le radici di questa comprensione possono essere rintracciate nelle teorie del comportamentismo, dove la frustrazione era vista come una conseguenza dell’interruzione di un comportamento appreso o desiderato. Successivamente, le teorie cognitiviste hanno ampliato questa prospettiva, esaminando come le percezioni, i pensieri e le aspettative influenzino l’esperienza di questa emozione.

La teoria della frustrazione-aggressione, inizialmente proposta dagli psicologi della Scuola di Yale negli anni ’30, suggerisce che questo vissuto emotivo possa portare spesso all’aggressione. Questa teoria è stata successivamente modificata per includere una varietà di risposte, oltre all’aggressione, come il ritiro o la soluzione creativa dei problemi.

Nella psicologia dello sviluppo

Nel contesto dello sviluppo, la frustrazione è vista come un elemento chiave nel processo di crescita e apprendimento. La letteratura in questo campo si concentra su come la gestione di questa emozione evolve dall’infanzia all’adolescenza e oltre.

Nelle prime fasi della vita, questo vissuto emotivo è spesso legato all’apprendimento di nuove abilità e all’esplorazione dell’ambiente. I teorici dello sviluppo, come Jean Piaget, hanno sottolineato l’importanza della frustrazione nel promuovere l’adattamento e l’assimilazione cognitiva.

Durante l’adolescenza, questa esperienza emotiva è frequentemente associata alla lotta per l’indipendenza, alla formazione dell’identità e alla gestione delle relazioni sociali complesse. La teoria psicosociale di Erik Erikson evidenzia il ruolo della frustrazione nelle crisi di sviluppo tipiche di questa fase della vita.

La frustrazione nei bambini

Nei primi anni di vita, i bambini iniziano a sperimentare la frustrazione in situazioni quotidiane. Questa può emergere quando incontrano limiti nelle loro capacità fisiche, intellettuali o emotive. Ad esempio, un bambino può vivere questa reazione emotiva quando non riesce a completare un puzzle o quando gli viene negato un giocattolo. Questi momenti sono fondamentali per lo sviluppo della capacità di affrontare le sfide.

Questa emozione, in questa età, può manifestarsi attraverso pianti, capricci o comportamenti aggressivi. È un periodo in cui i bambini stanno ancora imparando a regolare le loro emozioni e a comprendere il mondo intorno a loro. La loro risposta alla frustrazione è spesso diretta e immediata, poiché non hanno ancora sviluppato le competenze cognitive ed emotive per gestirla in modo più maturo.

La frustrazione negli adolescenti

L’adolescenza è un periodo di grandi cambiamenti fisici, emotivi e sociali. Gli adolescenti sperimentano questa emozione in modo più complesso rispetto ai bambini. Questa può derivare da sfide accademiche, relazioni con i coetanei, cambiamenti corporei o conflitti familiari. La ricerca dell’indipendenza e l’esplorazione dell’identità personale sono spesso fonti di tensione emotiva.

Negli adolescenti, la frustrazione può portare a comportamenti ribelli, ritiro sociale o problemi di autostima. Hanno una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie emozioni, ma possono ancora faticare a trovare modi adeguati per esprimere e gestire questo vissuto emotivo.

Quando la fatica emotiva diventa frequente o difficile da comprendere, può essere utile approfondire il tema del sostegno psicologico per bambini e adolescenti.

Quando la frustrazione è problematica

La frustrazione diventa problematica quando impedisce il normale funzionamento o ostacola lo sviluppo. Nella prima infanzia, questo può significare un frequente ricorso a capricci o comportamenti aggressivi. Negli adolescenti, invece, può manifestarsi in modo più sottile, attraverso isolamento, ansia o vissuti depressivi. In entrambe le fasi, una risposta eccessiva o prolungata a questo stato emotivo può essere un segnale di difficoltà più profonde.

L’aspetto positivo della frustrazione

Nonostante le sfide che comporta, la frustrazione può avere anche una funzione positiva e costruttiva. Insegna ai bambini e agli adolescenti a confrontarsi con i limiti, a sviluppare resilienza e a cercare soluzioni creative ai problemi. Questo vissuto emotivo può diventare un potente motore per l’apprendimento e la crescita personale, spingendo i giovani a superare gli ostacoli e ad adattarsi a nuove situazioni.

Una gestione adeguata di questa emozione può favorire una crescita significativa e contribuire al benessere emotivo.

I genitori, riconoscendo e supportando i figli attraverso queste esperienze, possono aiutarli ad attraversare con maggiore sicurezza le sfide emotive e a svilupparsi come individui resilienti e adattabili. La gestione della frustrazione, quindi, diventa un importante indicatore dello sviluppo psicologico di un individuo. Il modo in cui bambini e adolescenti rispondono e si adattano a questo vissuto fornisce una finestra sulla loro capacità di affrontare le difficoltà, sviluppare resilienza e costruire relazioni soddisfacenti con gli altri. In questo contesto, la frustrazione non è solo una sfida da superare, ma anche un’opportunità per crescere e apprendere.

La gestione di questa emozione nel contesto dello sviluppo infantile è un tema delicato e complesso, che richiede un equilibrio preciso. La letteratura psicologica sottolinea che la frustrazione, se vissuta in modo adeguato, può essere un fattore cruciale per il sano sviluppo del bambino. Tuttavia, è altrettanto importante che questo stato emotivo non diventi eccessivo, perché potrebbe avere effetti negativi.

Frustrazione adeguata

Importanza dello sviluppo di capacità di adattamento

Una frustrazione moderata è essenziale nel processo di apprendimento e sviluppo di un bambino. Incontrare ostacoli e sfide in età precoce aiuta il bambino a sviluppare competenze di adattamento, come la resilienza, la pazienza e la perseveranza. Queste abilità sono fondamentali per affrontare le difficoltà future in modo più efficace.

Stimolazione dell’apprendimento e della crescita

Quando un bambino sperimenta una difficoltà gestibile, viene spinto a cercare nuove strategie per superare gli ostacoli. Questo processo non solo migliora la sua capacità di risolvere i problemi, ma stimola anche la curiosità e il desiderio di esplorare e imparare.

Promozione dell’autonomia

La frustrazione, in dosi adeguate, incoraggia l’autonomia e l’indipendenza. Invece di affidarsi sempre agli adulti per trovare soluzioni, i bambini imparano a fare affidamento sulle proprie risorse, sviluppando un senso di competenza e autostima.

Frustrazione eccessiva

Rischi per la salute mentale

Una frustrazione eccessiva, al contrario, può essere dannosa per il benessere emotivo e psicologico del bambino. Può portare a stress, ansia e sentimenti di impotenza, specialmente se il bambino si sente costantemente incapace di superare gli ostacoli.

Impatto sul comportamento

Una tensione emotiva troppo intensa o frequente può portare a comportamenti problematici, come aggressività, ritiro sociale o bassa autostima. Questi comportamenti sono spesso segnali di una difficoltà mal gestita o di un ambiente eccessivamente stressante.

Ostacoli allo sviluppo

Inoltre, una difficoltà emotiva eccessiva può interferire con l’apprendimento e lo sviluppo cognitivo. I bambini che si sentono costantemente frustrati possono diventare meno propensi a prendere iniziative o a esplorare nuove situazioni, limitando così le loro opportunità di apprendimento e crescita.

Ruolo dei genitori e degli educatori

Il ruolo degli adulti è fondamentale nel calibrare il livello di frustrazione che un bambino sperimenta. È importante che genitori ed educatori forniscano supporto emotivo, incoraggino la perseveranza, ma allo stesso tempo siano pronti a intervenire quando questa emozione diventa troppo grande da gestire per il bambino. Gli adulti dovrebbero insegnare strategie di coping efficaci e modellare comportamenti positivi nella gestione delle difficoltà.

In questi casi, un percorso di consulenza genitoriale online può aiutare i genitori a leggere meglio le reazioni del figlio e a trovare modalità educative più efficaci.

Validazione e Supporto Emotivo

È fondamentale per i genitori riconoscere e validare i sentimenti di frustrazione dei loro figli, fornendo un ambiente sicuro in cui possano esprimere le loro emozioni.

Insegnamento delle Strategie di Gestione

Ii genitori possono insegnare ai figli a contenere le emozioni sgradevoli legate alla frustrazione, a tollerare l’attesa di qualcosa insegnando loro a regolare il proprio stato emotivo e i propri impulsi.

Modellamento del Comportamento

Attraverso il proprio comportamento, i genitori possono mostrare come gestire la frustrazione in modo efficace e maturo, fornendo un modello positivo.

Creazione di Opportunità di Apprendimento

I genitori possono aiutare i loro figli a trasformare le esperienze di frustrazione in opportunità di apprendimento, incoraggiando la riflessione e l’esplorazione di diverse soluzioni.

È bene tenere presente quindi ce una frustrazione adeguata e ben gestita è un elemento vitale nel processo educativo e nello sviluppo infantile. Aiuta a forgiare individui resilienti e adattabili, capaci di affrontare le sfide della vita. Tuttavia, è cruciale monitorare e modulare l’intensità di questa frustrazione per evitare impatti negativi sul benessere e sullo sviluppo del bambino.

Se senti che tuo figlio vive spesso la frustrazione con rabbia, chiusura o grande fatica emotiva, puoi contattarmi per una prima telefonata conoscitiva.

Se vuoi iniziare da uno strumento pratico, puoi leggere anche il workbook “Mio figlio non mi ascolta mai”, pensato per aiutare i genitori a comprendere meglio le richieste quotidiane, i conflitti e le reazioni emotive dei figli.

frustrazione bambino

Dicembre 19, 2023/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/01/frustrazione-bambino.webp 312 880 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2023-12-19 21:41:342026-07-02 09:05:46La frustrazione nello sviluppo psicologico: dalla prima infanzia all’adolescenza
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Come gestire la nascita di un fratellino

nascita fratellino

Come gestire la nascita di un fratellino

L’arrivo di un fratellino è un evento straordinario nella vita di una famiglia, un capitolo ricco di emozioni e trasformazioni. Questo momento segna un passo significativo nella dinamica familiare, portando con sé gioie, sfide e una serie di cambiamenti psicologici che coinvolgono ciascun membro.

In particolare, questo evento può portare a una serie di reazioni da parte del primogenito, specie se fino a quel momento era figlio unico. Alcuni problemi comuni che possono manifestarsi includono:

Gelosia: l bambino maggiore potrebbe sperimentare gelosia nei confronti del neonato, poiché si trova improvvisamente a condividere l’attenzione e l’affetto dei genitori. I bambini, specie quelli più piccoli, possono sentirsi soppiantati e desiderare il ritorno alla normalità prima della nascita.

Rifiuto o disinteresse: in alcuni casi, il bambino maggiore potrebbe mostrare un rifiuto o un disinteresse nei confronti del nuovo arrivato, specialmente se si sente trascurato o se teme di perdere il suo posto nella famiglia.

Ritorno a comportamenti infantili: alcuni bambini potrebbero manifestare comportamenti regressivi, come il ritorno a comportamenti tipici di un’età più giovane (es. richiesta del pannolino, uso del biberon).

Rabbia o irritabilità: La frustrazione di dover condividere l’attenzione dei genitori potrebbe portare a episodi di rabbia o irritabilità nel bambino maggiore.

Senso di perdita: Il bambino maggiore potrebbe sperimentare un senso di perdita in relazione alla sua precedente posizione di figlio unico, specialmente se si sente trascurato.

Sentimenti di colpa: Alcuni bambini potrebbero sviluppare sentimenti di colpa, pensando che la nascita del fratellino sia stata causata dal loro comportamento o che abbiano fatto qualcosa di sbagliato.

Richiesta di attenzione: il bambino maggiore potrebbe cercare di attirare l’attenzione attraverso comportamenti positivi o negativi, cercando di riconquistare l’affetto dei genitori.

Ansia da separazione: la nascita del fratellino potrebbe aumentare l’ansia da separazione nel bambino maggiore, specialmente se i genitori sono impegnati con il neonato.

Cosa fare per aiutare il bambino maggiore ad attraversare questo delicato cambiamento

Per affrontare questi problemi, è fondamentale essere consapevoli dei sentimenti del bambino maggiore e cercare di rispondere alle sue esigenze emotive. Prima di tutto è importante capire che il riadattamento ai nuovi equilibri familiari per un bambino richiede tempo, quindi deve essere chiaro che il bambino se ha delle reazioni per come dire forti o da bambino più piccolo è perché sta provando sofferenza ed insicurezza. È importante dargli la possibilità di poter sperimentare tutte le emozioni anche quelle più faticose, come la rabbia e la frustrazione, senza negarle o farlo sentire giudicato e in colpa, ma aiutandolo ad accettarle come normali in questo processo di cambiamento. Incentivarlo ad esprimere i suoi sentimenti e rispondere alle sue domande in modo aperto e onesto, spiegando che è normale sentirsi un po’ insicuri o confusi. È importante rassicurarlo sul fatto che se anche il genitore, ed in particolare la mamma, potrà essere più concentrato soprattutto inizialmente sui bisogni del bambino più piccolo, l’amore e la considerazione per lui non cambiano e che il legame con lui è unico e non può essere sostituito da nessun altro.

Sarà inoltre utile trascorrere del tempo di qualità unicamente con il bambino maggiore per sostenere e rafforzare la relazione tra il singolo genitore e il bambino affinché quest’ultimo possa procedere nella direzione di una crescita sana e una solida autostima.

 

Dicembre 6, 2023/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2023/12/nascita-fratellino.webp 312 880 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2023-12-06 10:11:572024-01-27 10:14:42Come gestire la nascita di un fratellino
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Come aiutare tuo figlio a vivere bene il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media

passaggio scuola

Come aiutare tuo figlio a vivere bene il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media

I ragazzi in età scolare che stanno per passare dalla scuola elementare alla scuola media spesso vivono preoccupazioni e paure simili a quelle che hanno sperimentato alle elementari. Questo passaggio li porta a dover fare nuove amicizie, ad affrontare un ambiente scolastico diverso con più insegnanti e materie, e a sentirsi meno intimi e più anonimi rispetto alle elementari.

Il primo consiglio è di non minimizzare le paure dei ragazzi, anche se possono sembrare infantili o eccessive. Allo stesso tempo, non bisogna esagerare l’importanza di questo passaggio, evitando di sovraccaricarlo di aspettative ed emozioni.

Il passaggio alla scuola media coincide spesso con l’ingresso nell’adolescenza, e i ragazzi sono entusiasti ma anche carichi di incertezze. Le principali preoccupazioni riguardano l’adattamento ai nuovi compagni, il cambiamento nel metodo didattico, la rotazione degli insegnanti e un sistema di valutazione più rigoroso.

È fondamentale che i genitori evitino di creare ansia anticipatoria nei loro figli, come dicendo loro di dover studiare di più o mettersi sotto. Devono ascoltare le paure dei ragazzi e spiegare loro che avranno tempo per adattarsi alla nuova scuola e imparare nuove materie, con il sostegno degli insegnanti.

La scuola non deve essere vista come una prigione, ma come una risorsa per la crescita. I genitori devono incoraggiare l’autonomia e la responsabilità nei loro figli, aiutandoli a gestire il tempo tra lo studio e il tempo libero. Inoltre, è importante sottolineare l’importanza di prestare attenzione in classe perché il lavoro a scuola rappresenta solo metà del compito.

La scelta della scuola media è un momento delicato, e i ragazzi spesso vogliono seguire i loro amici. I genitori devono essere comprensivi e spiegare che è normale avere queste paure. Anche se le decisioni dei genitori possono essere percepite come imposizioni, è importante far capire ai ragazzi che ci sono opportunità di fare nuove amicizie e sperimentare nuove attività nella nuova scuola.

La fase di passaggio può portare a sintomi fisici dovuti all’eccessiva preoccupazione, come ansia, insonnia, mal di testa, nausea e stanchezza. È importante prestare attenzione a questi segnali e supportare i ragazzi attraverso questo periodo.

Se i ragazzi hanno avuto problemi relazionali o di bullismo alle elementari, il passaggio alla scuola media può essere visto come una liberazione ma anche come un momento di paura. I genitori devono rassicurare i loro figli e incoraggiarli a integrarsi nel nuovo gruppo classe.

In conclusione, è essenziale che i genitori siano disponibili al dialogo e permettano ai loro figli di esprimere le loro insicurezze e paure. Con il sostegno della famiglia, i ragazzi possono affrontare con più fiducia questa fase di transizione e crescita.

Ottobre 7, 2023/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/01/passaggio-scuola.webp 312 880 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2023-10-07 21:46:582024-04-02 07:08:44Come aiutare tuo figlio a vivere bene il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media
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Autolesionismo in adolescenza

autolesionismo in adolescenza

L’autolesionismo, noto anche come autolesionismo non suicida (NSSI, dall’inglese Non-Suicidal Self-Injury), è un comportamento autodistruttivo in cui una persona infligge deliberatamente danni fisici a se stessa senza l’intenzione di provocare la morte. Questo comportamento può assumere varie forme, tra cui tagli, graffi, bruciature, picchiettamenti o colpi contro oggetti duri, e di solito è un modo per affrontare il disagio emotivo o fisico.

Le persone che si autolesionano spesso lo fanno come mezzo per alleviare temporaneamente il dolore emotivo, l’ansia, la frustrazione o la rabbia che provano. Tuttavia, è importante notare che l’autolesionismo è un comportamento maladattivo e pericoloso che non risolve in modo adeguato i problemi sottostanti e può avere gravi conseguenze fisiche e psicologiche.

L’autolesionismo può verificarsi in qualsiasi età, ma è spesso più comune tra gli adolescenti

Ci sono diverse ragioni per cui l’autolesionismo sembra essere più prevalente in questa fase della vita:

  1. Crescita e cambiamento: L’adolescenza è una fase di profonda crescita e cambiamento, sia fisico che emotivo. Gli adolescenti affrontano una serie di sfide e pressioni, tra cui la ricerca di identità, la pressione sociale, la scuola e le questioni familiari. Questi cambiamenti e le sfide possono causare stress e ansia, che alcuni adolescenti possono cercare di gestire attraverso l’autolesionismo.
  2. Emozioni intense: Durante l’adolescenza, le emozioni possono essere particolarmente intense e tumultuose. Gli adolescenti possono avere difficoltà a gestire queste emozioni in modo sano e potrebbero ricorrere all’autolesionismo come una via di sfogo.
  3. Comunicazione: Gli adolescenti possono avere difficoltà a esprimere i propri sentimenti e le proprie preoccupazioni agli adulti o ai pari. L’autolesionismo può servire come un modo di comunicare il proprio dolore o disagio, anche quando non riescono a metterlo in parole.
  4. Coping: Molti adolescenti stanno ancora imparando come affrontare lo stress e le emozioni difficili. L’autolesionismo può sembrare un modo immediato e diretto di far fronte a tali emozioni.
  5. Pressione sociale: In alcuni casi, l’autolesionismo può essere influenzato da coetanei o dalla cultura giovanile. Gli adolescenti possono essere esposti all’autolesionismo attraverso i social media o attraverso il comportamento dei loro amici, e ciò può spingere alcuni a provare l’autolesionismo per adattarsi o sentirsi accettati.
  6. Esplorazione di confini: L’adolescenza è anche una fase in cui gli individui stanno cercando di comprendere i propri limiti e la propria capacità di sopportare il dolore. L’autolesionismo può essere un modo di esplorare tali confini.

È essenziale riconoscere i segnali dell’autolesionismo nei giovani. Alcuni segni comuni includono:

  1. Tagli, graffi o ustioni non spiegati: Ferite fisiche frequenti senza una spiegazione convincente.
  2. Isolamento sociale: Ritiro dai rapporti sociali o cambiamenti significativi nell’interazione con gli amici e la famiglia.
  3. Abbigliamento a maniche lunghe o pantaloni lunghi anche in situazioni in cui è inappropriato: Può essere un tentativo di nascondere le cicatrici o le ferite autoinflitte.
  4. Problemi emotivi: Segni di depressione, ansia o disagio emotivo.

È un comportamento pericoloso che può portare a gravi conseguenze fisiche e psicologiche

Gli adolescenti che si autolesionano hanno bisogno di sostegno, comprensione e aiuto professionale per imparare strategie più sane per gestire le proprie emozioni e affrontare le sfide della vita. L’intervento precoce da parte di genitori, insegnanti e professionisti della salute mentale è fondamentale per aiutare gli adolescenti a superare l’autolesionismo.

È importante notare che l’autolesionismo non è una soluzione efficace per affrontare i problemi emotivi o le sfide dell’adolescenza.

È importante affrontare il tema dell’autolesionismo con empatia e comprensione, cercando di capire le ragioni dietro questo comportamento anziché giudicarlo.

Le cause dell’autolesionismo in adolescenza possono essere complesse e variano da persona a persona

Alcuni dei motivi comuni dietro l’autolesionismo comprendono:

  1. Regolazione emotiva: Gli adolescenti potrebbero utilizzare l’autolesionismo come mezzo per gestire emozioni intense, come la rabbia, la tristezza, l’ansia o la frustrazione. Sentire fisicamente il dolore può distogliere temporaneamente l’attenzione da queste emozioni.
  2. Autopunizione: Alcuni adolescenti si infliggono danni fisici come forma di auto-punizione per reali o presunte colpe o errori. Questo può essere collegato a bassa autostima o a problemi di autostima.
  3. Comunicazione del dolore: L’autolesionismo può essere un modo per comunicare agli altri il proprio dolore emotivo, anche quando è difficile esprimerlo verbalmente.
  4. Controllo: l’autolesionismo può rappresentare una forma di controllo su se stessi e sulla propria vita in situazioni in cui si sentono impotenti o sopraffatti.
  5. Coping con traumi passati: Alcuni adolescenti che hanno vissuto traumi o abusi possono utilizzare l’autolesionismo come mezzo per gestire i ricordi dolorosi o come forma di auto-soppressione.
  6. Imitazione o pressione dei pari: In alcuni casi, i giovani possono iniziare a praticare l’autolesionismo a seguito di influenze da parte dei loro coetanei o come risultato di pressioni sociali.

L’autolesionismo è un segnale di allarme che indica che l’adolescente sta affrontando delle difficoltà emotive o psicologiche

È fondamentale che gli adulti, come genitori, insegnanti ed educatori reagiscano in modo adeguato e offrano supporto.

  1. Comunicazione aperta: Creare uno spazio sicuro e non giudicante in cui l’adolescente possa parlare dei propri sentimenti e delle ragioni dietro l’autolesionismo.
  2. Ricerca di supporto professionale: Consultare uno psicologo, uno psichiatra o un terapeuta specializzato nell’aiutare gli adolescenti a gestire le loro emozioni e a sviluppare strategie di coping più sane.
  3. Coinvolgimento familiare: Coinvolgere la famiglia nell’approccio terapeutico, se appropriato, può essere utile per affrontare le dinamiche familiari che possono contribuire al problema.
  4. Evitare il giudizio: Evitare di giudicare o punire l’adolescente per l’autolesionismo, poiché questo può peggiorare la situazione.
  5. Promuovere alternative sane: Aiutare l’adolescente a sviluppare modi più sani per gestire le emozioni, come la meditazione, l’esercizio fisico o l’arte terapia.
  6. Monitoraggio e sostegno continuo: L’autolesionismo in adolescenza può richiedere tempo per essere superato, quindi è importante fornire un sostegno costante e continuare a monitorare l’adolescente nel corso del trattamento.

L’autolesionismo in adolescenza è un problema serio che richiede una risposta empatica e professionale. La consulenza da parte di un professionista della salute mentale è spesso essenziale per aiutare l’adolescente a comprendere e affrontare le ragioni dietro questo comportamento e per sviluppare strategie più sane per affrontare le emozioni difficili.

autolesionismo in adolescenza

Ottobre 1, 2023/0 Commenti/da admin
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Educazione emotiva VS Bullismo

educazione emotiva bullismo

Il termine Bullismo ha origine dal termine Bullying, coniato dallo psicologo Dan Olweus, e sta ad indicare quelle prepotenze e attacchi aggressivi diretti verso una vittima particolare, incapace di difendersi in quanto in stato di inferiorità, per età, fisico, aspetti psicologici. Il bullo è perciò colui che sfrutta questa debolezza per ottenere una gratificazione concreta e di status.

Se pur con modalità diverse, il bullo e la vittima sono accomunati dalla mancanza di alfabetizzazione rispetto alle competenze socio-relazionali ed emozionali-affettive.

Il disturbo di personalità del bullo è infatti l’anaffettività, ovvero l’incapacità di empatia, che si traduce in cinismo, sadismo e che a volte può agire non direttamente, ma attraverso l’intimidazione, l’attacco alla dignità dell’altro, anche invitando altri ad agire al posto suo.

Il disturbo di personalità della vittima è la mancanza di autostima. Si dimostra di fatto più fragile e insicura tanto che fa più fatica a costruirsi una rete di amicizie, trovandosi così isolata e ai margini del gruppo. Spesso l’autostima è così bassa che è la vittima stessa a cercare il gruppo: meglio essere vittima che non essere visti.

Queste caratteristiche vengono colte dal bullo come adatte a farne il suo bersaglio. Esistono anche vittime provocatrici, che combinano in sé aspetti di ansia ed insicurezza ed aspetti di aggressività e si comportano in modo da provocare irritazione e tensione intorno a sé istigando a reazioni negative verso sé stesse.

Di fronte al dilagare di tale fenomeno è fondamentale oggigiorno che ci si adoperi per  una reale e concreta educazione affettiva-emotiva dei figli

In particolare è di fondamentale importanza:

  1. mentalizzare (tenere a mente) e verbalizzare(dare voce e parole) i loro stati affettivi
  2. aiutarli a canalizzare e gestire tali stati affettivi ed emotivi affinché possano integrarli in sé e via via imparare a farlo autonomamente
  3. avere una capacità di filtro protettivo e di commentare in modo emozionale fatti e notizie tratte dal vivo o in tv, di fronte a cui i bambini spesso posso reagire con indifferenza protettiva o con eccessiva eccitazione e conseguenti disturbi dell’attenzione  e nella gestione delle pulsioni.

Tutto questo, insieme ad un adeguato sostegno all’autostima, in una clima educativo e familiare improntato al rispetto dell’altro, consente al bambino uno sviluppo emozionale equilibrato ed integrato con lo sviluppo della mente razionale.

educazione emotiva bullismo

Novembre 11, 2018/0 Commenti/da admin
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L’importanza della stabilità per i bambini

importanza della stabilità per i bambini

L’importanza della stabilità per i bambini

Sappiamo tutti come la stabilità sia un bisogno fondamentale per i bambini, ma che cosa significa questo nel concreto della loro vita? Per una crescita sana dal punto di vista  fisico, emotivo ed intellettuale, si ha bisogno di stimoli e novità, ma anche di stabilità e di coerenza, di disporre di punti di riferimento reperibili sia nell’ambiente fisico che nelle persone.

L’essenza di questo bisogno consiste nel concreto nell’avere almeno una relazione affettiva stabile. Ovviamente più ce ne sono e meglio è. La stabilità affettiva, che nasce da legami di attaccamento è quella che trasmette un senso generalizzato di ottimismo e fiducia.

in un nucleo familiare stabile e sufficientemente organizzato i bambini possono prevedere gli eventi, coglierne il senso e hanno un’idea realistica delle conseguenze che comportano le loro azioni e quelle degli altri.

Questo presupposto consente al bambino di sviluppare aspettative positive nei confronti della realtà esterna e di nutrire fiducia negli altri, creando una buona base di partenza che a lungo termine ha i seguenti effetti:

  • aiuta il bambino ad osservare il mondo e ha prendere iniziative
  • incoraggia lo sviluppo del pensiero logico(si colgono sequenze di azioni e di reazioni significative)
  • facilita la socializzazione
  • promuove la formazione della coscienza critica nell’adolescenza
  • aiuta a reagire agli stress, a fronteggiare le frustrazioni, i dolori, le paure
  • favorisce il raggiungimento di un giusto equilibrio tra dipendenza ed indipendenza
  • promuove la formazione dell’identità
  • aiuta a superare più facilmente i conflitti
  • favorisce la certezza che si può trovare una via di uscita
  • favorisce lo sviluppo di relazioni affettive sane negli anni a venire

Sperimentare la stabilità per un bambino significa soprattutto che i genitori reagiscano in modo prevedibile. i bambini che hanno dei genitori che alternano rabbie improvvise con tormentosi sensi di colpa tendono ad essere più ansiosi.

Analogo discorso vale per la scuola. Infatti ogni cambiamento va compreso ed assimilato. Le abitudini e le routine sono infatti alla base del senso di sicurezza.

importanza della stabilità per i bambini

 

Febbraio 27, 2018/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2012/05/importanza-della-stabilita-per-i-bambini.webp 312 880 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2018-02-27 18:59:532024-02-06 07:28:24L’importanza della stabilità per i bambini
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Amore incondizionato

amore incondizionato

Amore incondizionato

Il messaggio che un bambino vuole ricevere di tanto in tanto, soprattutto in forma non verbale, nei fatti, è il seguente: “Sono contento di stare con te“. Più si è piccoli e più si ha bisogno di sentirsi accettati per quello che si è, capiti, sostenuti, guidati.

Sapere che c’è qualcuno che ci pensa e ci accetta senza condizioni, non soltanto quando siamo “buoni” o rendiamo a scuola, è un’esperienza fondamentale negli anni della prima infanzia che alimenta il senso di sicurezza personale.

Un bambino piccolo ha, in alcuni momenti, la percezione di essere vulnerabile, ma il fatto di sapere di essere “nella mente” di sua madre o di un’altra figura di attaccamento lo fa sentire forte, salvo ed invincibile e supera più facilmente un’esperienza traumatica se sa di poter approdare ad un porto approdare e ripararsi in un porto sicuro.

Ha anche bisogno, man mano che cresce, di sentire che le persone a cui è affezionato gli prestano attenzione, sono disponibili ad aiutarlo, gli accordano fiducia, gli riconoscono il diritto di occupare uno spazio nel mondo. Sentirsi parte di una comunità, di una famiglia, di un gruppo , è una sensazione che trasmette ottimismo, voglia di fare e di partecipare.

Tutto ciò non significa che gli adulti debbano cedere ai capricci: i bambini che hanno fiducia negli adulti con cui vivono possiedono, mano a mano che crescono, la forza di tollerare gli inevitabili dissensi e anche qualche critica “per il loro bene”.

Le regole infatti danno ai bambini un senso di sicurezza, e fanno loro sentire che i genitori hanno il controllo della situazione  e che sono attenti al loro benessere fisico e psicologico.

amore incondizionato

Febbraio 16, 2018/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/01/amore-incondizionato.webp 312 800 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2018-02-16 19:52:392024-02-05 11:12:16Amore incondizionato

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Dott.ssa Sara Mengoni
Psicologia dell’età evolutiva
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