Sara Mengoni Psicologa
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Tag Archivio per: genitori

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Il ruolo delle emozioni nella relazione genitore-figlio

emozioni

I bambini osservano e imitano i genitori: questa non è una frase fatta o un modo di dire, ma è la realtà, soprattutto quando si tratta di emozioni. Per prima cosa è importante capire il contesto in cui il bambino vive, poiché le emozioni possono essere interpretate positivamente o negativamente a seconda della cultura. Una cosa è certa: il modo in cui un bambino impara a conoscere le emozioni, tramite lo specchio dei genitori, influenzerà come si comporterà e interagirà con gli altri. Le emozioni dei bambini sono dunque legate alla cultura, al rapporto con chi si prende cura di loro e a quell’approccio che la psicologia definisce filofosia meta-emotiva che analizziamo nel successivo paragrafo.

Cos’è la filosofia meta-emotiva?

La filosofia meta-emotiva analizza le idee e i sentimenti che le persone hanno sulle loro emozioni e su quelle degli altri. Nello specifico si concentra sulla relazione tra le emozioni dei genitori e dei loro figli.

I comportamenti dei genitori influenzano il modo in cui i figli esprimono, comprendono e regolano le loro emozioni. Se ad esempio i genitori ritengono che la paura sia un sentimento da evitare, probabilmente anche i figli la penseranno allo stesso modo.

Come “educare” i figli alle emozioni?

Alcuni genitori utilizzano intenzionalmente la socializzazione emotiva per aiutare i loro figli ad esprimere, capire e gestire le emozioni, seguendo le norme sociali e culturali. Questi genitori sono veri e propri “allenatori di emozioni”, in quanto vedono le emozioni come opportunità di insegnamento. Aiutano i bambini a verbalizzare le loro emozioni, sia positive che negative, senza ignorarle o sminuirle. Questa filosofia meta-emotiva, nota come Philosophy Emotion Coaching, incoraggia i bambini a sviluppare una buona competenza emotiva e abilità sociali.

Al contrario alcuni genitori seguono la cosiddetta “Dismissing Meta-emotion Philosophy”, di fatto minimizzando o ignorando le emozioni negative dei bambini. I genitori non sono in grado di assistere il bambino quando fa esperienza negative, quindi cercano di distrarlo affinché le superi quanto prima. L’insofferenza dei genitori può portare addirittura a rimproveri o punizioni nei confronti dei figli quando manifestano emozioni poco gradite, come la rabbia o la tristezza.

Le emozioni negative sono viste come pericolose, quindi piuttosto che affrontarle i genitori preferiscono “insabbiarle” o aggirarle. Questo però non è un approccio sano nei confronti dei bambini, che percepiscono le loro emozioni in modo ambiguo con effetti negativi sul loro sviluppo socio-emotivo.

Quanto sono importanti i genitori sulla gestione delle emozioni dei figli?

Diversi studi hanno evidenziato che i bambini con genitori che hanno adottato un’educazione improntata all’accettazione delle emozioni dei figli, sia positive che negative, hanno una maggiore empatia, affrontano le problematiche anziché evitarle e chiedono aiuti nei momenti di difficoltà. Inoltre questi bambini hanno dimostrato una maggiore capacità di regolazione delle emozioni, in base al contesto e tenendo presente la prospettiva dell’altro.

È quindi evidente quanto siano fondamentali i genitori nella gestione delle emozioni dei figli. Tuttavia gli adulti non devono essere abbandonati al loro ruolo genitoriale, ma anche loro hanno bisogno di una figura professionale che funga da guida, in grado di spiegare loro quali sono le strategie e i comportamenti più adeguati da seguire.

I genitori che sono stati educati a “bypassare” le emozioni negative, lo insegneranno a loro volta ai figli. Una figura esperta può invece rompere questa catena e aiutare tanto i genitori quanto i figli a gestire adeguatamente le loro emozioni.

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Maggio 8, 2025/0 Commenti/da fracirfer
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2025/04/emozioni.jpg 1080 1080 fracirfer https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg fracirfer2025-05-08 09:01:432026-07-04 13:14:26Il ruolo delle emozioni nella relazione genitore-figlio
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Genitori e figli: cambiamenti nella relazione nella società moderna

Genitori e figli

Potremmo dire che oggi “non esistono più i genitori di una volta”, dal momento che è profondamente cambiato il rapporto tra genitori e figli. Un tempo i genitori erano autoritari, anche severi, la loro parola era legge e il rapporto con i figli era unilaterale. Oggi l’autorità ha lasciato spazio all’autorevolezza e i genitori sono più empatici con i figli, cercando di capire le loro reali esigenze ed essendo più morbidi nei loro confronti.

Un lavoro importante lo ha svolto la cosiddetta psicologia dei bambini, che mette al centro le necessità dei più piccoli per capire quali sono le loro problematiche e quali strumenti e comportamenti adottare per garantire loro una crescita più sana.

Com’è cambiato oggi il rapporto tra genitori e figli?

La famiglia tradizionale, dove comandava il padre-famiglia quasi senza diritto di replica dei figli che dovevano ubbidire sommessamente, è stata gradualmente sostituita da una famiglia autorevole ma affettiva, che presta più attenzione all’emotività dei più piccoli.

I genitori dettano sempre le regole da seguire, ma lo fanno in maniera più morbida e tramite il dialogo, strumento fondamentale per far capire ai bambini perché una cosa non si può fare. Il confronto è un altro fattore determinante per costruire un rapporto aperto e sincero, senza imposizioni che rischiano di allontanare i figli dai genitori.

Quali sono i rischi?

Il rapporto genitori-figli negli ultimi anni ha subito una piccola rivoluzione e, quando le cose cambiano così radicalmente, ci sono dei rischi da affrontare.

Il pericolo più evidente è che il figlio non veda nel genitore una figura autorevole, quanto piuttosto un amico. Questo è un rischio assolutamente da scongiurare, altrimenti il padre o la madre possono perdere la loro funzione di guida e di educatore. Un’eccessiva confidenza paradossalmente rende il bambino troppo libero di fare ciò che vuole, col rischio di non riuscire a trovare la sua autonomia. Sta ai genitori definire bene i confini di questo rapporto: va bene essere comprensivi e anche complici, purché si mantenga l’autorevolezza necessaria per svolgere il compito di educatori.

Ci sono delle trappole anche per i genitori, che rischiano di identificarsi nei loro figli e magari rivivere in loro, senza accettare la loro individualità o ignorando i loro desideri. Magari possono imporre ai figli di fare ciò in cui loro hanno fallito, ma quello potrebbe non essere il desiderio dei figli.

Questo rischio è ancora più accentuato nelle famiglie moderne, che spesso hanno un figlio unico sul quale si riversa tutta l’attenzione dei genitori. Insomma l’amore genitoriale per certi versi rischia di essere quasi soffocante, impedendo al bambino di esprimere la sua personalità e di trovare la sua autonomia per autodeterminarsi e autorealizzarsi un giorno. I genitori devono quindi darsi un freno e non essere troppo presenti, per non dire troppo invadenti, nella vita dei figli, come una presenza costante ma discreta.

Mamma e papà: due figure intercambiabili?

Infine, va fatta un’ultima considerazione relativa al ruolo della madre e del padre. Oggi, il ruolo dei genitori è più flessibile e meno rigido nella gestione delle funzioni genitoriali. Questo cambiamento è determinato dal fatto che sempre più madri lavorano fuori casa e sempre più padri si occupano delle faccende domestiche e della cura dei figli.

Tuttavia, è importante tenere a mente che, dal punto di vista culturale, esistono ancora alcune differenze nell’identità genitoriale. Tradizionalmente, la figura materna è maggiormente associata alla cura e all’accudimento, mentre quella paterna è più orientata verso la definizione delle regole, la gestione dei limiti e l’introduzione alla realtà esterna. Pur nella flessibilità dei ruoli moderni, riconoscere queste specificità può aiutare a garantire un equilibrio armonioso nell’educazione dei figli.

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Marzo 13, 2025/0 Commenti/da fracirfer
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2025/03/Genitori-e-figli.jpg 1080 1080 fracirfer https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg fracirfer2025-03-13 09:38:592026-07-04 13:17:19Genitori e figli: cambiamenti nella relazione nella società moderna
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L’alleanza educativa tra genitori e insegnanti

alleanza educativa

Viviamo in una società altamente competitiva che ci impone standard molto alti da rispettare. In tale contesto anche gli adolescenti sono chiamati ad offrire prestazioni altamente competitive in diversi ambiti, non solo quello scolastico, e questa situazione può portare ad uno stress emotivo che si trasforma in ansia, paura e in alcuni casi addirittura depressione. L’alleanza educativa tra genitori e insegnanti diventa quindi uno strumento prezioso da sfruttare per sostenere i giovani e prepararli alle sfide del domani.

Cosa si intende per alleanza educativa tra genitori e insegnanti?

Con il termine alleanza educativa tra genitori e insegnanti si fa proprio riferimento all’alleanza che deve crearsi tra le famiglie degli studenti e la scuola, che devono fare fronte comune contro quelle problematiche che possono essere associate al disagio adolescenziale.

Oggi gli studenti, tra innovazione e tecnologia, si ritrovano ad affrontare problematiche molto differenti e articolate. Serve quindi un approccio a 360° sulle questioni da affrontare e una collaborazione aperta tra scuola e famiglia che devono dialogare apertamente tra di loro.

L’obiettivo è sicuramente migliorare le prestazioni scolastiche del ragazzo e prepararlo ad affrontare meglio le sfide di domani, ma anche supportare il suo benessere emotivo e psicologico per garantirgli una buona qualità della vita.

Come possono collaborare scuole e famiglie?

Nel pieno rispetto dei rispettivi ruoli, scuole e famiglie devono trovare il modo migliore per collaborare e creare una sinergia perfetta a beneficio degli studenti.

La partnership può consistere in varie forme di collaborazione, come una comunicazione regolare e costante tra scuole e famiglie che prevede uno scambio reciproco di informazioni sugli alunni. Gli incontri genitori-insegnanti sono altri momenti ideali per costruire un rapporto di fiducia e di stima reciproca. I genitori dovrebbero partecipare agli eventi scolastici e collaborare negli impegni a casa, facendo sentire la loro vicinanza e la loro presenza ai figli che hanno bisogno di rassicurazioni e punti fermi, soprattutto in una fase delicata come l’adolescenza.

È stato dimostrato in più occasioni che una partnership tra famiglie e scuole ha effetti positivi non solo sul rendimento scolastico del ragazzo, ma anche sul suo comportamento e in generale sull’adattamento sociale.

Quali sono le nuove sfide dell’educazione?

I giovani, indipendentemente dal contesto sociale dove vivono e dal loro background culturale, sono chiamati ad affrontare le medesime sfide educative della nostra epoca. Tuttavia la scuola deve tenere conto che non tutte le famiglie hanno gli stessi mezzi per affrontarle.

Ci sono le barriere linguistiche, come ad esempio bambini e ragazzi stranieri che non parlano perfettamente l’italiano, ma che possono riguardare anche studenti con problemi specifici come la dislessia o altri tipi di DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento). Altri ostacoli ancora sono le differenze culturali o le limitazioni di tempo o di risorse che possono avere alcune famiglie.

La scuola deve quindi mantenere un dialogo aperto con le famiglie per individuare le strategie e le metodologie didattiche più adatte per ogni tipo di studente. Utilizzando con oculatezza le tecnologie innovative, come piattaforme di apprendimento online e sistemi di comunicazione digitale, le scuole possono fornire alle famiglie gli strumenti necessari per affrontare le sfide dei tempi attuali e mettere gli studenti nelle stesse condizioni per farli rendere al meglio senza alcuna disparità.

Ottobre 25, 2024/0 Commenti/da fracirfer
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/10/alleanza-educativa.jpg 1080 1080 fracirfer https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg fracirfer2024-10-25 10:54:332024-10-25 10:54:33L’alleanza educativa tra genitori e insegnanti
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I figli adolescenti non rispettano le regole: come comportarsi?

figli adolescenti

Perché i figli adolescenti non rispettano le regole? Perché rispondono male ai genitori? Perché sembrano sempre arrabbiati col mondo? Tante domande per le quali non esiste un’unica risposta, ma che richiedono ai genitori un notevole sforzo di comprensione.

Per prima cosa è opportuno ricordare che l’adolescenza è una fase molto delicata per i figli: da bambini stanno diventando adulti, o comunque ragazzi, e si trovano ad affrontare problematiche diverse e per certi versi inaspettate.

La ribellione può essere figlia di una ricerca di attenzioni, di un tentativo di accettazione o di autoaffermazione o magari di un malessere latente e nascosto. Se i genitori rispondono a loro volta con l’aggressività, l’adolescente si sentirà rifiutato e non farà altro che chiudersi ancora di più in se stesso.

I figli adolescenti non rispettano i genitori? Le 4 regole d’oro da seguire

Meglio usare il bastone o la carota con i figli ribelli? Essere troppo severi non farebbe altro che inasprire il rapporto genitori-figli; tuttavia essere troppo indulgenti rischia di non porre un freno ai comportamenti irrispettosi degli adolescenti. I genitori potrebbero sentirsi frustrati, senza riuscire a trovare una via d’uscita. Abbiamo quindi elencato una serie di comportamenti, delle regole d’oro da seguire per instaurare un rapporto se non di serenità assoluta, quanto meno di civile convivenza.

1- Costruire un dialogo costruttivo con i figli adolescenti

La prima cosa da fare è costruire un dialogo costruttivo con i figli. Più facile a dirsi che a fare, vero, ma il dialogo e l’ascolto sono i primi mattoni sui quali costruire un rapporto di reciproca fiducia e soprattutto per capire da dove nascono quegli scatti d’ira e di ribellione.

I figli potrebbero rispondere a monosillabi, ma bisogna insistere e ascoltare cosa hanno da dire senza giudicarli o condannarli a prescindere.

2- Non essere troppo severi

Un’eccessiva severità, oppure frasi come “ai miei tempi non succedevano queste cose” non sono d’aiuto, anzi possono innalzare ancora di più il muro che rischia di crearsi tra genitori e figli.

I genitori non devono essere troppo severi e devono anche loro mettersi in discussione. Non bisogna opprimere i ragazzi che, se messi alle strette, si sentono ingabbiati e vedono nei genitori dei nemici, piuttosto che degli alleati. Ogni tanto è necessario concedere fiducia ai figli e dare loro un po’ di spazio per la loro autonomia.

3- Poche regole, ma chiare

Essere permissivi non vuole dire che non ci debbano essere delle regole. Porre dei paletti e dire dei no ogni tanto è necessario, ma è importante che figli e genitori decidano insieme quali siano le regole da seguire. Il compromesso è sempre la risposta migliore per risolvere un conflitto.

4- Criticare i comportamenti, non i figli

Per rabbia o per frustrazione i figli potrebbero dire cose che non pensano o fare delle cose solo per dispetto. Il comportamento però non definisce il loro essere. Le azioni sbagliate sono collegate solo ad una fase piuttosto delicata della crescita.

Sono da evitare quindi frasi come “sei una delusione” o “sei cattivo”, altrimenti i figli si sentiranno rifiutati e si metteranno sulla difensiva. Piuttosto bisogna evidenziare e concentrarsi sul comportamento sbagliato, così come vanno elogiati i comportanti virtuosi.

Infine, un consiglio che vale in ogni situazione, è necessario mantenere la calma e non farsi prendere dall’impulsività e dall’emotività, altrimenti si arriva ad un muro contro muro che non porta benefici a nessuno. Si può mantenere la propria autorevolezza genitoriale anche senza alzare la voce, l’importante è far sentire sempre ai propri figli la vicinanza come genitore.

Maggio 8, 2024/0 Commenti/da fracirfer
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/05/figli-adolescenti.jpg 1080 1080 fracirfer https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg fracirfer2024-05-08 08:11:232024-05-08 08:11:23I figli adolescenti non rispettano le regole: come comportarsi?
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Comunicazione efficace con gli adolescenti: un ponte verso la comprensione

L’adolescenza, una fase cruciale della crescita dei giovani, è un periodo caratterizzato da tumultuosi cambiamenti sia fisici che emotivi. I cambiamenti influenzano non solo il loro aspetto, ma anche la percezione di sé e del mondo circostante. Parallelamente, le fluttuazioni emotive che sono all’ordine del giorno, insieme alle richieste di maggiore indipendenza ed autonomia, creano un terreno fertile per conflitti e malintesi tra genitori e adolescenti. Una comunicazione efficace tra genitori e figli diventa la chiave per un clima relazionale più sereno in grado di favorire una sana autostima nei più giovani.

I genitori si trovano spesso di fronte a momenti di tensione e incertezza, dove sembrano non sapere più come comportarsi, sperimentando l’inefficacia delle modalità utilizzate nelle fasi di crescita precedenti.

La comunicazione efficace in questa fase resta di fatto l’elemento cruciale e il perno di una sana relazione affettiva ed educativa tra genitori e figli. Per tale motivo, spesso i genitori si chiedono come possono migliorare questo aspetto della relazione con i loro figli adolescenti ed acquisire strumenti pratici per superare queste difficoltà e mantenere un legame positivo.

A tal fine, diventa estremamente importante tenere presenti alcune linee guida per una comunicazione aperta ed efficace con i figli adolescenti:

Ascolto attivo

Il primo passo per una comunicazione efficace è l’ascolto attivo. Gli adolescenti spesso sentono di non essere compresi, quindi dedicare tempo per ascoltare le loro opinioni e preoccupazioni è essenziale. Evitare giudizi prematuri e mostrare interesse genuino contribuirà a creare un ambiente in cui gli adolescenti si sentono liberi di esprimersi.

Comunicazione chiara

È importante utilizzare una comunicazione chiara. Evitare ambiguità e comunicare in modo diretto aiuta gli adolescenti a comprendere meglio le aspettative e i limiti. La comunicazione chiara riduce il rischio di malintesi e contribuisce a una relazione più trasparente.

Rispetto delle opinioni

Rispettare le opinioni degli adolescenti è cruciale per instaurare fiducia. Anche se le opinioni potrebbero differire, dimostrare rispetto per il punto di vista del ragazzo, questo atteggiamento favorisce un dialogo aperto e costruttivo, e sostiene lo sviluppo del pensiero critico del giovane che inizia a farsi una propria idea sul mondo e sugli eventi della vita propria e altrui.

Empatia

La comprensione empatica è la chiave per costruire un collegamento emotivo. Gli adolescenti attraversano molte sfide emotive; mostrare empatia verso le loro esperienze contribuisce a creare un ambiente di supporto.

Scelta del momento

Scegliere il momento giusto per discutere di questioni importanti è cruciale. Evitare di affrontare argomenti delicati quando entrambe le parti sono stressate o tese può migliorare la probabilità di una discussione produttiva.

Importanza del ruolo genitoriale

Nel delicato rapporto di dialogo tra genitori e adolescenti, è imperativo che i genitori mantengano saldamente il loro ruolo genitoriale. Nonostante le sfide comunicative che possono sorgere durante l’adolescenza, è fondamentale che i genitori non perdano di vista il loro importante ruolo guida e di supporto.

In questo periodo di cambiamenti intensi, gli adolescenti possono cercare indipendenza e esplorare nuove sfere della loro identità, ma la presenza costante e rassicurante dei genitori è essenziale. Il dialogo aperto e rispettoso deve essere intriso di saggezza genitoriale, offrendo orientamento e limiti chiari, senza però privare i giovani della libertà di esprimersi.

Ricordare il proprio ruolo genitoriale implica fornire una guida amorevole, ascoltare con empatia e stabilire confini che riflettano una combinazione equilibrata di fiducia e responsabilità. In questo modo, i genitori possono contribuire al sano sviluppo degli adolescenti, creando un ambiente comunicativo che sostiene la crescita e la maturità.

Aiuto di un professionista esterno

In alcune circostanze complesse durante l’adolescenza, può rivelarsi benefico coinvolgere uno psicologo come figura terza nel processo comunicativo tra genitori e adolescenti. Questa scelta non dovrebbe essere vista come un segno di fallimento o debolezza, ma piuttosto come un atto di saggezza e responsabilità nei confronti del benessere del giovane.

Uno psicologo può fornire una prospettiva neutrale e professionale, creando uno spazio sicuro dove l’adolescente si sente libero di esprimersi senza timori di giudizio. La presenza di uno psicologo può facilitare il dialogo, aiutando a identificare dinamiche sottostanti e promuovendo una comprensione più approfondita tra tutte le parti coinvolte.

Questo approccio può essere particolarmente utile in situazioni di conflitto o di difficoltà emotiva, offrendo un supporto aggiuntivo per affrontare e superare le sfide proprie di questa fase della vita. In definitiva, coinvolgere uno psicologo può contribuire a rafforzare il legame familiare, fornendo un ambiente di crescita emotiva e favorendo un dialogo aperto e costruttivo.

Febbraio 6, 2024/0 Commenti/da Sara Mengoni
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/madre-figlia-adolescente.jpg 334 500 Sara Mengoni https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg Sara Mengoni2024-02-06 10:23:202024-02-06 16:08:25Comunicazione efficace con gli adolescenti: un ponte verso la comprensione
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Iperattività nel bambino: quando preoccuparsi e cosa osservare

iperattività del bambino

Iperattività nel bambino: quando preoccuparsi e cosa osservare

L’iperattività nel bambino è un tema che preoccupa molti genitori. Non sempre, però, un bambino molto attivo o vivace presenta un vero problema clinico. In alcuni casi si tratta di energia, temperamento e bisogno di movimento; in altri, invece, alcuni segnali meritano maggiore attenzione.

Capire quando preoccuparsi per l’iperattività nel bambino significa osservare non solo quanto si muove, ma soprattutto quanto questo comportamento interferisce con la vita quotidiana, con il gioco, con la scuola e con le relazioni.

Iperattività nel bambino: quando preoccuparsi davvero

È normale che un bambino corra, si agiti, faccia rumore e fatichi a stare fermo a lungo. Il punto non è la vivacità in sé, ma la sua intensità, frequenza e persistenza nel tempo.

Può essere utile approfondire se il bambino:

  • è quasi sempre in movimento;
  • fatica molto a rimanere seduto anche per brevi momenti;
  • passa rapidamente da un’attività all’altra senza riuscire a mantenerla;
  • interrompe continuamente gli altri;
  • agisce impulsivamente senza valutare le conseguenze;
  • mostra difficoltà significative a scuola o nelle relazioni.

Quando questi segnali durano nel tempo e compromettono il funzionamento quotidiano, è importante non liquidarli come “solo vivacità”.

Bambino vivace o bambino iperattivo?

Un bambino vivace può essere energico, rumoroso e impulsivo, ma in genere riesce comunque a concentrarsi su ciò che gli interessa, a giocare con una certa continuità e a trarre piacere dall’attività che sta svolgendo.

Nel caso dell’iperattività nel bambino, invece, il movimento può diventare disorganizzato e poco controllabile. Il gioco si frammenta, l’attenzione si disperde, il bambino inizia molte cose ma fatica a portarle avanti. Più che usare l’attività, sembra esserne travolto.

Quali fattori possono esserci dietro

L’iperattività può avere origini diverse e non va interpretata in modo superficiale. In alcuni casi può essere collegata a un quadro di ADHD, in altri può essere influenzata da stress, difficoltà emotive, fatica nella regolazione degli impulsi, tensioni familiari o ambienti molto disorganizzati.

Per questo motivo è importante evitare etichette affrettate. Dietro un comportamento agitato può esserci un bambino che fatica a contenere le emozioni, a tollerare l’attesa o a sentirsi sufficientemente al sicuro.

Cosa possono fare i genitori

Di fronte all’iperattività nel bambino, i genitori possono osservare con attenzione alcuni aspetti fondamentali:

  • in quali momenti il comportamento aumenta;
  • se compare in tutti i contesti o solo in alcuni;
  • quanto incide sul gioco, sulla scuola e sulle relazioni;
  • come il bambino reagisce ai limiti e alle frustrazioni;
  • se sono presenti eventi stressanti o cambiamenti importanti.

Può essere utile offrire una quotidianità più prevedibile, routine più chiare, regole semplici e un contenimento emotivo costante. Anche il modo in cui l’adulto reagisce fa molta differenza: punizioni confuse, urla continue o richieste contraddittorie spesso peggiorano la situazione.

Quando chiedere aiuto

È opportuno chiedere una valutazione quando l’agitazione, la disattenzione o l’impulsività sono persistenti, si presentano in più contesti e interferiscono in modo significativo con la vita del bambino.

Una valutazione non serve ad “attaccare un’etichetta”, ma a comprendere meglio il funzionamento del bambino e i suoi bisogni. In molti casi, aiutare i genitori a leggere il comportamento e a trovare modalità educative più efficaci è già un passaggio importante.

Se senti che la situazione sta diventando faticosa, può essere utile approfondire attraverso un percorso di consulenza genitoriale online o di sostegno psicologico per bambini e adolescenti.

Se senti che le richieste quotidiane diventano spesso una lotta, puoi iniziare da uno strumento pratico: il workbook “Mio figlio non mi ascolta mai”, pensato per aiutare i genitori a comprendere meglio i conflitti, i limiti e le reazioni emotive dei figli.

Gennaio 14, 2024/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2013/01/bambino-iperattivo.webp 312 805 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2024-01-14 18:20:212026-07-02 10:37:47Iperattività nel bambino: quando preoccuparsi e cosa osservare
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La frustrazione nello sviluppo psicologico: dalla prima infanzia all’adolescenza

frustrazione bambino

La frustrazione nello sviluppo psicologico: dalla prima infanzia all’adolescenza

La frustrazione, un concetto ampiamente esplorato nella letteratura psicologica e in quella specifica della psicologia dello sviluppo, è stata oggetto di numerosi studi e teorie. Questo fenomeno è fondamentale per comprendere come gli individui si adattano alle sfide e agli ostacoli nel corso della loro vita.

In psicologia, questo stato emotivo è spesso descritto come una risposta che si verifica quando un individuo incontra impedimenti nel raggiungimento di un obiettivo. Le radici di questa comprensione possono essere rintracciate nelle teorie del comportamentismo, dove la frustrazione era vista come una conseguenza dell’interruzione di un comportamento appreso o desiderato. Successivamente, le teorie cognitiviste hanno ampliato questa prospettiva, esaminando come le percezioni, i pensieri e le aspettative influenzino l’esperienza di questa emozione.

La teoria della frustrazione-aggressione, inizialmente proposta dagli psicologi della Scuola di Yale negli anni ’30, suggerisce che questo vissuto emotivo possa portare spesso all’aggressione. Questa teoria è stata successivamente modificata per includere una varietà di risposte, oltre all’aggressione, come il ritiro o la soluzione creativa dei problemi.

Nella psicologia dello sviluppo

Nel contesto dello sviluppo, la frustrazione è vista come un elemento chiave nel processo di crescita e apprendimento. La letteratura in questo campo si concentra su come la gestione di questa emozione evolve dall’infanzia all’adolescenza e oltre.

Nelle prime fasi della vita, questo vissuto emotivo è spesso legato all’apprendimento di nuove abilità e all’esplorazione dell’ambiente. I teorici dello sviluppo, come Jean Piaget, hanno sottolineato l’importanza della frustrazione nel promuovere l’adattamento e l’assimilazione cognitiva.

Durante l’adolescenza, questa esperienza emotiva è frequentemente associata alla lotta per l’indipendenza, alla formazione dell’identità e alla gestione delle relazioni sociali complesse. La teoria psicosociale di Erik Erikson evidenzia il ruolo della frustrazione nelle crisi di sviluppo tipiche di questa fase della vita.

La frustrazione nei bambini

Nei primi anni di vita, i bambini iniziano a sperimentare la frustrazione in situazioni quotidiane. Questa può emergere quando incontrano limiti nelle loro capacità fisiche, intellettuali o emotive. Ad esempio, un bambino può vivere questa reazione emotiva quando non riesce a completare un puzzle o quando gli viene negato un giocattolo. Questi momenti sono fondamentali per lo sviluppo della capacità di affrontare le sfide.

Questa emozione, in questa età, può manifestarsi attraverso pianti, capricci o comportamenti aggressivi. È un periodo in cui i bambini stanno ancora imparando a regolare le loro emozioni e a comprendere il mondo intorno a loro. La loro risposta alla frustrazione è spesso diretta e immediata, poiché non hanno ancora sviluppato le competenze cognitive ed emotive per gestirla in modo più maturo.

La frustrazione negli adolescenti

L’adolescenza è un periodo di grandi cambiamenti fisici, emotivi e sociali. Gli adolescenti sperimentano questa emozione in modo più complesso rispetto ai bambini. Questa può derivare da sfide accademiche, relazioni con i coetanei, cambiamenti corporei o conflitti familiari. La ricerca dell’indipendenza e l’esplorazione dell’identità personale sono spesso fonti di tensione emotiva.

Negli adolescenti, la frustrazione può portare a comportamenti ribelli, ritiro sociale o problemi di autostima. Hanno una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie emozioni, ma possono ancora faticare a trovare modi adeguati per esprimere e gestire questo vissuto emotivo.

Quando la fatica emotiva diventa frequente o difficile da comprendere, può essere utile approfondire il tema del sostegno psicologico per bambini e adolescenti.

Quando la frustrazione è problematica

La frustrazione diventa problematica quando impedisce il normale funzionamento o ostacola lo sviluppo. Nella prima infanzia, questo può significare un frequente ricorso a capricci o comportamenti aggressivi. Negli adolescenti, invece, può manifestarsi in modo più sottile, attraverso isolamento, ansia o vissuti depressivi. In entrambe le fasi, una risposta eccessiva o prolungata a questo stato emotivo può essere un segnale di difficoltà più profonde.

L’aspetto positivo della frustrazione

Nonostante le sfide che comporta, la frustrazione può avere anche una funzione positiva e costruttiva. Insegna ai bambini e agli adolescenti a confrontarsi con i limiti, a sviluppare resilienza e a cercare soluzioni creative ai problemi. Questo vissuto emotivo può diventare un potente motore per l’apprendimento e la crescita personale, spingendo i giovani a superare gli ostacoli e ad adattarsi a nuove situazioni.

Una gestione adeguata di questa emozione può favorire una crescita significativa e contribuire al benessere emotivo.

I genitori, riconoscendo e supportando i figli attraverso queste esperienze, possono aiutarli ad attraversare con maggiore sicurezza le sfide emotive e a svilupparsi come individui resilienti e adattabili. La gestione della frustrazione, quindi, diventa un importante indicatore dello sviluppo psicologico di un individuo. Il modo in cui bambini e adolescenti rispondono e si adattano a questo vissuto fornisce una finestra sulla loro capacità di affrontare le difficoltà, sviluppare resilienza e costruire relazioni soddisfacenti con gli altri. In questo contesto, la frustrazione non è solo una sfida da superare, ma anche un’opportunità per crescere e apprendere.

La gestione di questa emozione nel contesto dello sviluppo infantile è un tema delicato e complesso, che richiede un equilibrio preciso. La letteratura psicologica sottolinea che la frustrazione, se vissuta in modo adeguato, può essere un fattore cruciale per il sano sviluppo del bambino. Tuttavia, è altrettanto importante che questo stato emotivo non diventi eccessivo, perché potrebbe avere effetti negativi.

Frustrazione adeguata

Importanza dello sviluppo di capacità di adattamento

Una frustrazione moderata è essenziale nel processo di apprendimento e sviluppo di un bambino. Incontrare ostacoli e sfide in età precoce aiuta il bambino a sviluppare competenze di adattamento, come la resilienza, la pazienza e la perseveranza. Queste abilità sono fondamentali per affrontare le difficoltà future in modo più efficace.

Stimolazione dell’apprendimento e della crescita

Quando un bambino sperimenta una difficoltà gestibile, viene spinto a cercare nuove strategie per superare gli ostacoli. Questo processo non solo migliora la sua capacità di risolvere i problemi, ma stimola anche la curiosità e il desiderio di esplorare e imparare.

Promozione dell’autonomia

La frustrazione, in dosi adeguate, incoraggia l’autonomia e l’indipendenza. Invece di affidarsi sempre agli adulti per trovare soluzioni, i bambini imparano a fare affidamento sulle proprie risorse, sviluppando un senso di competenza e autostima.

Frustrazione eccessiva

Rischi per la salute mentale

Una frustrazione eccessiva, al contrario, può essere dannosa per il benessere emotivo e psicologico del bambino. Può portare a stress, ansia e sentimenti di impotenza, specialmente se il bambino si sente costantemente incapace di superare gli ostacoli.

Impatto sul comportamento

Una tensione emotiva troppo intensa o frequente può portare a comportamenti problematici, come aggressività, ritiro sociale o bassa autostima. Questi comportamenti sono spesso segnali di una difficoltà mal gestita o di un ambiente eccessivamente stressante.

Ostacoli allo sviluppo

Inoltre, una difficoltà emotiva eccessiva può interferire con l’apprendimento e lo sviluppo cognitivo. I bambini che si sentono costantemente frustrati possono diventare meno propensi a prendere iniziative o a esplorare nuove situazioni, limitando così le loro opportunità di apprendimento e crescita.

Ruolo dei genitori e degli educatori

Il ruolo degli adulti è fondamentale nel calibrare il livello di frustrazione che un bambino sperimenta. È importante che genitori ed educatori forniscano supporto emotivo, incoraggino la perseveranza, ma allo stesso tempo siano pronti a intervenire quando questa emozione diventa troppo grande da gestire per il bambino. Gli adulti dovrebbero insegnare strategie di coping efficaci e modellare comportamenti positivi nella gestione delle difficoltà.

In questi casi, un percorso di consulenza genitoriale online può aiutare i genitori a leggere meglio le reazioni del figlio e a trovare modalità educative più efficaci.

Validazione e Supporto Emotivo

È fondamentale per i genitori riconoscere e validare i sentimenti di frustrazione dei loro figli, fornendo un ambiente sicuro in cui possano esprimere le loro emozioni.

Insegnamento delle Strategie di Gestione

Ii genitori possono insegnare ai figli a contenere le emozioni sgradevoli legate alla frustrazione, a tollerare l’attesa di qualcosa insegnando loro a regolare il proprio stato emotivo e i propri impulsi.

Modellamento del Comportamento

Attraverso il proprio comportamento, i genitori possono mostrare come gestire la frustrazione in modo efficace e maturo, fornendo un modello positivo.

Creazione di Opportunità di Apprendimento

I genitori possono aiutare i loro figli a trasformare le esperienze di frustrazione in opportunità di apprendimento, incoraggiando la riflessione e l’esplorazione di diverse soluzioni.

È bene tenere presente quindi ce una frustrazione adeguata e ben gestita è un elemento vitale nel processo educativo e nello sviluppo infantile. Aiuta a forgiare individui resilienti e adattabili, capaci di affrontare le sfide della vita. Tuttavia, è cruciale monitorare e modulare l’intensità di questa frustrazione per evitare impatti negativi sul benessere e sullo sviluppo del bambino.

Se senti che tuo figlio vive spesso la frustrazione con rabbia, chiusura o grande fatica emotiva, puoi contattarmi per una prima telefonata conoscitiva.

Se vuoi iniziare da uno strumento pratico, puoi leggere anche il workbook “Mio figlio non mi ascolta mai”, pensato per aiutare i genitori a comprendere meglio le richieste quotidiane, i conflitti e le reazioni emotive dei figli.

frustrazione bambino

Dicembre 19, 2023/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/01/frustrazione-bambino.webp 312 880 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2023-12-19 21:41:342026-07-02 09:05:46La frustrazione nello sviluppo psicologico: dalla prima infanzia all’adolescenza
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Come gestire la nascita di un fratellino

nascita fratellino

Come gestire la nascita di un fratellino

L’arrivo di un fratellino è un evento straordinario nella vita di una famiglia, un capitolo ricco di emozioni e trasformazioni. Questo momento segna un passo significativo nella dinamica familiare, portando con sé gioie, sfide e una serie di cambiamenti psicologici che coinvolgono ciascun membro.

In particolare, questo evento può portare a una serie di reazioni da parte del primogenito, specie se fino a quel momento era figlio unico. Alcuni problemi comuni che possono manifestarsi includono:

Gelosia: l bambino maggiore potrebbe sperimentare gelosia nei confronti del neonato, poiché si trova improvvisamente a condividere l’attenzione e l’affetto dei genitori. I bambini, specie quelli più piccoli, possono sentirsi soppiantati e desiderare il ritorno alla normalità prima della nascita.

Rifiuto o disinteresse: in alcuni casi, il bambino maggiore potrebbe mostrare un rifiuto o un disinteresse nei confronti del nuovo arrivato, specialmente se si sente trascurato o se teme di perdere il suo posto nella famiglia.

Ritorno a comportamenti infantili: alcuni bambini potrebbero manifestare comportamenti regressivi, come il ritorno a comportamenti tipici di un’età più giovane (es. richiesta del pannolino, uso del biberon).

Rabbia o irritabilità: La frustrazione di dover condividere l’attenzione dei genitori potrebbe portare a episodi di rabbia o irritabilità nel bambino maggiore.

Senso di perdita: Il bambino maggiore potrebbe sperimentare un senso di perdita in relazione alla sua precedente posizione di figlio unico, specialmente se si sente trascurato.

Sentimenti di colpa: Alcuni bambini potrebbero sviluppare sentimenti di colpa, pensando che la nascita del fratellino sia stata causata dal loro comportamento o che abbiano fatto qualcosa di sbagliato.

Richiesta di attenzione: il bambino maggiore potrebbe cercare di attirare l’attenzione attraverso comportamenti positivi o negativi, cercando di riconquistare l’affetto dei genitori.

Ansia da separazione: la nascita del fratellino potrebbe aumentare l’ansia da separazione nel bambino maggiore, specialmente se i genitori sono impegnati con il neonato.

Cosa fare per aiutare il bambino maggiore ad attraversare questo delicato cambiamento

Per affrontare questi problemi, è fondamentale essere consapevoli dei sentimenti del bambino maggiore e cercare di rispondere alle sue esigenze emotive. Prima di tutto è importante capire che il riadattamento ai nuovi equilibri familiari per un bambino richiede tempo, quindi deve essere chiaro che il bambino se ha delle reazioni per come dire forti o da bambino più piccolo è perché sta provando sofferenza ed insicurezza. È importante dargli la possibilità di poter sperimentare tutte le emozioni anche quelle più faticose, come la rabbia e la frustrazione, senza negarle o farlo sentire giudicato e in colpa, ma aiutandolo ad accettarle come normali in questo processo di cambiamento. Incentivarlo ad esprimere i suoi sentimenti e rispondere alle sue domande in modo aperto e onesto, spiegando che è normale sentirsi un po’ insicuri o confusi. È importante rassicurarlo sul fatto che se anche il genitore, ed in particolare la mamma, potrà essere più concentrato soprattutto inizialmente sui bisogni del bambino più piccolo, l’amore e la considerazione per lui non cambiano e che il legame con lui è unico e non può essere sostituito da nessun altro.

Sarà inoltre utile trascorrere del tempo di qualità unicamente con il bambino maggiore per sostenere e rafforzare la relazione tra il singolo genitore e il bambino affinché quest’ultimo possa procedere nella direzione di una crescita sana e una solida autostima.

 

Dicembre 6, 2023/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2023/12/nascita-fratellino.webp 312 880 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2023-12-06 10:11:572024-01-27 10:14:42Come gestire la nascita di un fratellino
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Come aiutare tuo figlio a vivere bene il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media

passaggio scuola

Come aiutare tuo figlio a vivere bene il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media

I ragazzi in età scolare che stanno per passare dalla scuola elementare alla scuola media spesso vivono preoccupazioni e paure simili a quelle che hanno sperimentato alle elementari. Questo passaggio li porta a dover fare nuove amicizie, ad affrontare un ambiente scolastico diverso con più insegnanti e materie, e a sentirsi meno intimi e più anonimi rispetto alle elementari.

Il primo consiglio è di non minimizzare le paure dei ragazzi, anche se possono sembrare infantili o eccessive. Allo stesso tempo, non bisogna esagerare l’importanza di questo passaggio, evitando di sovraccaricarlo di aspettative ed emozioni.

Il passaggio alla scuola media coincide spesso con l’ingresso nell’adolescenza, e i ragazzi sono entusiasti ma anche carichi di incertezze. Le principali preoccupazioni riguardano l’adattamento ai nuovi compagni, il cambiamento nel metodo didattico, la rotazione degli insegnanti e un sistema di valutazione più rigoroso.

È fondamentale che i genitori evitino di creare ansia anticipatoria nei loro figli, come dicendo loro di dover studiare di più o mettersi sotto. Devono ascoltare le paure dei ragazzi e spiegare loro che avranno tempo per adattarsi alla nuova scuola e imparare nuove materie, con il sostegno degli insegnanti.

La scuola non deve essere vista come una prigione, ma come una risorsa per la crescita. I genitori devono incoraggiare l’autonomia e la responsabilità nei loro figli, aiutandoli a gestire il tempo tra lo studio e il tempo libero. Inoltre, è importante sottolineare l’importanza di prestare attenzione in classe perché il lavoro a scuola rappresenta solo metà del compito.

La scelta della scuola media è un momento delicato, e i ragazzi spesso vogliono seguire i loro amici. I genitori devono essere comprensivi e spiegare che è normale avere queste paure. Anche se le decisioni dei genitori possono essere percepite come imposizioni, è importante far capire ai ragazzi che ci sono opportunità di fare nuove amicizie e sperimentare nuove attività nella nuova scuola.

La fase di passaggio può portare a sintomi fisici dovuti all’eccessiva preoccupazione, come ansia, insonnia, mal di testa, nausea e stanchezza. È importante prestare attenzione a questi segnali e supportare i ragazzi attraverso questo periodo.

Se i ragazzi hanno avuto problemi relazionali o di bullismo alle elementari, il passaggio alla scuola media può essere visto come una liberazione ma anche come un momento di paura. I genitori devono rassicurare i loro figli e incoraggiarli a integrarsi nel nuovo gruppo classe.

In conclusione, è essenziale che i genitori siano disponibili al dialogo e permettano ai loro figli di esprimere le loro insicurezze e paure. Con il sostegno della famiglia, i ragazzi possono affrontare con più fiducia questa fase di transizione e crescita.

Ottobre 7, 2023/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/01/passaggio-scuola.webp 312 880 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2023-10-07 21:46:582024-04-02 07:08:44Come aiutare tuo figlio a vivere bene il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media
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Mio figlio si taglia! Cosa devo fare?

autolesionismo mio figlio si taglia

L’autolesionismo, ossia il comportamento di ferirsi intenzionalmente, è purtroppo abbastanza comune tra i giovani e può manifestarsi già a partire dai 12-13 anni. Esistono diverse forme di autolesionismo, anche tra i bambini, ma si presentano in modi diversi rispetto agli adolescenti. Solitamente, i ragazzi utilizzano oggetti affilati come lamette per graffiarsi o tagliarsi (cutting), oppure si infliggono ferite in vari modi. Alcuni potrebbero persino bruciarsi con accendini o colpirsi, battendo i pugni contro superfici solide come pareti, muri o vetri. Queste ferite sono spesso nascoste sotto abiti o accessori.

I genitori potrebbero non riuscire a riconoscere facilmente questo comportamento e, pertanto, è importante imparare a individuare i segnali precoci al fine di intervenire preventivamente.

Quando un genitore scopre che il proprio figlio si sta autolesionando, può avere un vero e proprio shock. In un primo momento possono provare incredulità verso il proprio figlio o figlia e chiedersi come mai non se ne siano potuti accorgere prima.

Sorgono naturalmente molte domande, tra cui “Perché sta facendo questo?” e soprattutto “Cosa posso fare?”. Alcuni genitori potrebbero persino provare un senso di colpa per non aver rilevato il disagio del figlio in precedenza.

La reazione istintiva potrebbe essere quella di rimproverare o gridare al figlio, ma è fondamentale evitare questa reazione poiché potrebbe peggiorare la situazione.

I giovani che si autolesionano sono emotivamente fragili e spesso si sentono in colpa nei confronti dei genitori. Altri potrebbero provare rabbia perché i genitori non riescono a capirli, quindi è essenziale evitare di pronunciare frasi che possano causare ulteriore dolore o scatenare reazioni impulsive.

Affrontare questa situazione richiede principalmente di cercare di comprendere il motivo sottostante al comportamento autolesionista. Per molti di loro, l’autolesionismo è un modo per gestire l’intenso dolore interno causato da emozioni forti, delusioni, rabbia e sofferenza che diventano insostenibili. Anche se questo comportamento può fornire un momento di sollievo temporaneo, esiste il rischio di cadere in un ciclo vizioso in cui l’autolesionismo diventa quasi un bisogno.

È fondamentale non rispondere con aggressività o troppa remissività. I giovani che si autolesionano hanno bisogno di sostegno e comprensione. È importante instaurare un dialogo aperto, permettere al figlio di esprimersi e ascoltare la sua storia, comprese le ragioni sottostanti al suo comportamento.

Mostrare comprensione anziché delusione aiuterà il giovane a sentirsi meno in colpa. È essenziale evitare di considerarli “pazzi”, poiché stanno cercando di comunicare il loro disagio interno attraverso il corpo, anche se in modo patologico.

È importante prendere in considerazione altri fattori che potrebbero contribuire all’autolesionismo, come il bullismo a scuola o problemi nelle relazioni con i compagni. In questi casi, è opportuno dialogare con la scuola e coinvolgere i docenti per comprendere la situazione e cercare soluzioni.

Evitate di fare domande ripetute del tipo “Perché lo fai?” o “Perché non me ne hai parlato prima?”. Questo potrebbe spingere il giovane a chiudersi ulteriormente. Devono sentirsi compresi e non colpevolizzati.

Evitate di controllare costantemente se il comportamento si ripete e mostrate semplicemente la vostra presenza, senza opprimere. Il vostro sostegno e la vostra comprensione possono essere fondamentali per aiutare il vostro figlio a gestire i problemi in modo più adattivo e favorevole al suo benessere.

Quando un figlio si autolesiona, è fondamentale considerare seriamente la consulenza di uno psicologo che possa aiutare in primis il giovane e poi la famiglia a comprendere le cause sottostanti al comportamento autolesionista e a fornire strumenti e sostegno per affrontare in modo appropriato questa delicata situazione emotiva, favorendo il recupero e il benessere psicologico del figlio.

autolesionismo mio figlio si taglia

Ottobre 4, 2023/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2023/10/mio-figlio-si-taglia.webp 312 800 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2023-10-04 21:40:532024-04-10 13:23:14Mio figlio si taglia! Cosa devo fare?
Pagina 1 di 212

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La telefonata non è una consulenza psicologica, ma un primo contatto per comprendere la richiesta e valutare insieme il percorso più adatto.


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Dott.ssa Sara Mengoni
Psicologia dell’età evolutiva
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