Sara Mengoni Psicologa
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Tag Archivio per: psicologa

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Iperattività nel bambino: quando preoccuparsi e cosa osservare

iperattività del bambino

Iperattività nel bambino: quando preoccuparsi e cosa osservare

L’iperattività nel bambino è un tema che preoccupa molti genitori. Non sempre, però, un bambino molto attivo o vivace presenta un vero problema clinico. In alcuni casi si tratta di energia, temperamento e bisogno di movimento; in altri, invece, alcuni segnali meritano maggiore attenzione.

Capire quando preoccuparsi per l’iperattività nel bambino significa osservare non solo quanto si muove, ma soprattutto quanto questo comportamento interferisce con la vita quotidiana, con il gioco, con la scuola e con le relazioni.

Iperattività nel bambino: quando preoccuparsi davvero

È normale che un bambino corra, si agiti, faccia rumore e fatichi a stare fermo a lungo. Il punto non è la vivacità in sé, ma la sua intensità, frequenza e persistenza nel tempo.

Può essere utile approfondire se il bambino:

  • è quasi sempre in movimento;
  • fatica molto a rimanere seduto anche per brevi momenti;
  • passa rapidamente da un’attività all’altra senza riuscire a mantenerla;
  • interrompe continuamente gli altri;
  • agisce impulsivamente senza valutare le conseguenze;
  • mostra difficoltà significative a scuola o nelle relazioni.

Quando questi segnali durano nel tempo e compromettono il funzionamento quotidiano, è importante non liquidarli come “solo vivacità”.

Bambino vivace o bambino iperattivo?

Un bambino vivace può essere energico, rumoroso e impulsivo, ma in genere riesce comunque a concentrarsi su ciò che gli interessa, a giocare con una certa continuità e a trarre piacere dall’attività che sta svolgendo.

Nel caso dell’iperattività nel bambino, invece, il movimento può diventare disorganizzato e poco controllabile. Il gioco si frammenta, l’attenzione si disperde, il bambino inizia molte cose ma fatica a portarle avanti. Più che usare l’attività, sembra esserne travolto.

Quali fattori possono esserci dietro

L’iperattività può avere origini diverse e non va interpretata in modo superficiale. In alcuni casi può essere collegata a un quadro di ADHD, in altri può essere influenzata da stress, difficoltà emotive, fatica nella regolazione degli impulsi, tensioni familiari o ambienti molto disorganizzati.

Per questo motivo è importante evitare etichette affrettate. Dietro un comportamento agitato può esserci un bambino che fatica a contenere le emozioni, a tollerare l’attesa o a sentirsi sufficientemente al sicuro.

Cosa possono fare i genitori

Di fronte all’iperattività nel bambino, i genitori possono osservare con attenzione alcuni aspetti fondamentali:

  • in quali momenti il comportamento aumenta;
  • se compare in tutti i contesti o solo in alcuni;
  • quanto incide sul gioco, sulla scuola e sulle relazioni;
  • come il bambino reagisce ai limiti e alle frustrazioni;
  • se sono presenti eventi stressanti o cambiamenti importanti.

Può essere utile offrire una quotidianità più prevedibile, routine più chiare, regole semplici e un contenimento emotivo costante. Anche il modo in cui l’adulto reagisce fa molta differenza: punizioni confuse, urla continue o richieste contraddittorie spesso peggiorano la situazione.

Quando chiedere aiuto

È opportuno chiedere una valutazione quando l’agitazione, la disattenzione o l’impulsività sono persistenti, si presentano in più contesti e interferiscono in modo significativo con la vita del bambino.

Una valutazione non serve ad “attaccare un’etichetta”, ma a comprendere meglio il funzionamento del bambino e i suoi bisogni. In molti casi, aiutare i genitori a leggere il comportamento e a trovare modalità educative più efficaci è già un passaggio importante.

Se senti che la situazione sta diventando faticosa, può essere utile approfondire attraverso un percorso di consulenza genitoriale online o di sostegno psicologico per bambini e adolescenti.

Se senti che le richieste quotidiane diventano spesso una lotta, puoi iniziare da uno strumento pratico: il workbook “Mio figlio non mi ascolta mai”, pensato per aiutare i genitori a comprendere meglio i conflitti, i limiti e le reazioni emotive dei figli.

Gennaio 14, 2024/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2013/01/bambino-iperattivo.webp 312 805 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2024-01-14 18:20:212026-07-02 10:37:47Iperattività nel bambino: quando preoccuparsi e cosa osservare
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Come gestire la nascita di un fratellino

nascita fratellino

Come gestire la nascita di un fratellino

L’arrivo di un fratellino è un evento straordinario nella vita di una famiglia, un capitolo ricco di emozioni e trasformazioni. Questo momento segna un passo significativo nella dinamica familiare, portando con sé gioie, sfide e una serie di cambiamenti psicologici che coinvolgono ciascun membro.

In particolare, questo evento può portare a una serie di reazioni da parte del primogenito, specie se fino a quel momento era figlio unico. Alcuni problemi comuni che possono manifestarsi includono:

Gelosia: l bambino maggiore potrebbe sperimentare gelosia nei confronti del neonato, poiché si trova improvvisamente a condividere l’attenzione e l’affetto dei genitori. I bambini, specie quelli più piccoli, possono sentirsi soppiantati e desiderare il ritorno alla normalità prima della nascita.

Rifiuto o disinteresse: in alcuni casi, il bambino maggiore potrebbe mostrare un rifiuto o un disinteresse nei confronti del nuovo arrivato, specialmente se si sente trascurato o se teme di perdere il suo posto nella famiglia.

Ritorno a comportamenti infantili: alcuni bambini potrebbero manifestare comportamenti regressivi, come il ritorno a comportamenti tipici di un’età più giovane (es. richiesta del pannolino, uso del biberon).

Rabbia o irritabilità: La frustrazione di dover condividere l’attenzione dei genitori potrebbe portare a episodi di rabbia o irritabilità nel bambino maggiore.

Senso di perdita: Il bambino maggiore potrebbe sperimentare un senso di perdita in relazione alla sua precedente posizione di figlio unico, specialmente se si sente trascurato.

Sentimenti di colpa: Alcuni bambini potrebbero sviluppare sentimenti di colpa, pensando che la nascita del fratellino sia stata causata dal loro comportamento o che abbiano fatto qualcosa di sbagliato.

Richiesta di attenzione: il bambino maggiore potrebbe cercare di attirare l’attenzione attraverso comportamenti positivi o negativi, cercando di riconquistare l’affetto dei genitori.

Ansia da separazione: la nascita del fratellino potrebbe aumentare l’ansia da separazione nel bambino maggiore, specialmente se i genitori sono impegnati con il neonato.

Cosa fare per aiutare il bambino maggiore ad attraversare questo delicato cambiamento

Per affrontare questi problemi, è fondamentale essere consapevoli dei sentimenti del bambino maggiore e cercare di rispondere alle sue esigenze emotive. Prima di tutto è importante capire che il riadattamento ai nuovi equilibri familiari per un bambino richiede tempo, quindi deve essere chiaro che il bambino se ha delle reazioni per come dire forti o da bambino più piccolo è perché sta provando sofferenza ed insicurezza. È importante dargli la possibilità di poter sperimentare tutte le emozioni anche quelle più faticose, come la rabbia e la frustrazione, senza negarle o farlo sentire giudicato e in colpa, ma aiutandolo ad accettarle come normali in questo processo di cambiamento. Incentivarlo ad esprimere i suoi sentimenti e rispondere alle sue domande in modo aperto e onesto, spiegando che è normale sentirsi un po’ insicuri o confusi. È importante rassicurarlo sul fatto che se anche il genitore, ed in particolare la mamma, potrà essere più concentrato soprattutto inizialmente sui bisogni del bambino più piccolo, l’amore e la considerazione per lui non cambiano e che il legame con lui è unico e non può essere sostituito da nessun altro.

Sarà inoltre utile trascorrere del tempo di qualità unicamente con il bambino maggiore per sostenere e rafforzare la relazione tra il singolo genitore e il bambino affinché quest’ultimo possa procedere nella direzione di una crescita sana e una solida autostima.

 

Dicembre 6, 2023/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2023/12/nascita-fratellino.webp 312 880 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2023-12-06 10:11:572024-01-27 10:14:42Come gestire la nascita di un fratellino
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Come aiutare tuo figlio a vivere bene il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media

passaggio scuola

Come aiutare tuo figlio a vivere bene il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media

I ragazzi in età scolare che stanno per passare dalla scuola elementare alla scuola media spesso vivono preoccupazioni e paure simili a quelle che hanno sperimentato alle elementari. Questo passaggio li porta a dover fare nuove amicizie, ad affrontare un ambiente scolastico diverso con più insegnanti e materie, e a sentirsi meno intimi e più anonimi rispetto alle elementari.

Il primo consiglio è di non minimizzare le paure dei ragazzi, anche se possono sembrare infantili o eccessive. Allo stesso tempo, non bisogna esagerare l’importanza di questo passaggio, evitando di sovraccaricarlo di aspettative ed emozioni.

Il passaggio alla scuola media coincide spesso con l’ingresso nell’adolescenza, e i ragazzi sono entusiasti ma anche carichi di incertezze. Le principali preoccupazioni riguardano l’adattamento ai nuovi compagni, il cambiamento nel metodo didattico, la rotazione degli insegnanti e un sistema di valutazione più rigoroso.

È fondamentale che i genitori evitino di creare ansia anticipatoria nei loro figli, come dicendo loro di dover studiare di più o mettersi sotto. Devono ascoltare le paure dei ragazzi e spiegare loro che avranno tempo per adattarsi alla nuova scuola e imparare nuove materie, con il sostegno degli insegnanti.

La scuola non deve essere vista come una prigione, ma come una risorsa per la crescita. I genitori devono incoraggiare l’autonomia e la responsabilità nei loro figli, aiutandoli a gestire il tempo tra lo studio e il tempo libero. Inoltre, è importante sottolineare l’importanza di prestare attenzione in classe perché il lavoro a scuola rappresenta solo metà del compito.

La scelta della scuola media è un momento delicato, e i ragazzi spesso vogliono seguire i loro amici. I genitori devono essere comprensivi e spiegare che è normale avere queste paure. Anche se le decisioni dei genitori possono essere percepite come imposizioni, è importante far capire ai ragazzi che ci sono opportunità di fare nuove amicizie e sperimentare nuove attività nella nuova scuola.

La fase di passaggio può portare a sintomi fisici dovuti all’eccessiva preoccupazione, come ansia, insonnia, mal di testa, nausea e stanchezza. È importante prestare attenzione a questi segnali e supportare i ragazzi attraverso questo periodo.

Se i ragazzi hanno avuto problemi relazionali o di bullismo alle elementari, il passaggio alla scuola media può essere visto come una liberazione ma anche come un momento di paura. I genitori devono rassicurare i loro figli e incoraggiarli a integrarsi nel nuovo gruppo classe.

In conclusione, è essenziale che i genitori siano disponibili al dialogo e permettano ai loro figli di esprimere le loro insicurezze e paure. Con il sostegno della famiglia, i ragazzi possono affrontare con più fiducia questa fase di transizione e crescita.

Ottobre 7, 2023/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/01/passaggio-scuola.webp 312 880 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2023-10-07 21:46:582024-04-02 07:08:44Come aiutare tuo figlio a vivere bene il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media
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Mio figlio si taglia! Cosa devo fare?

autolesionismo mio figlio si taglia

L’autolesionismo, ossia il comportamento di ferirsi intenzionalmente, è purtroppo abbastanza comune tra i giovani e può manifestarsi già a partire dai 12-13 anni. Esistono diverse forme di autolesionismo, anche tra i bambini, ma si presentano in modi diversi rispetto agli adolescenti. Solitamente, i ragazzi utilizzano oggetti affilati come lamette per graffiarsi o tagliarsi (cutting), oppure si infliggono ferite in vari modi. Alcuni potrebbero persino bruciarsi con accendini o colpirsi, battendo i pugni contro superfici solide come pareti, muri o vetri. Queste ferite sono spesso nascoste sotto abiti o accessori.

I genitori potrebbero non riuscire a riconoscere facilmente questo comportamento e, pertanto, è importante imparare a individuare i segnali precoci al fine di intervenire preventivamente.

Quando un genitore scopre che il proprio figlio si sta autolesionando, può avere un vero e proprio shock. In un primo momento possono provare incredulità verso il proprio figlio o figlia e chiedersi come mai non se ne siano potuti accorgere prima.

Sorgono naturalmente molte domande, tra cui “Perché sta facendo questo?” e soprattutto “Cosa posso fare?”. Alcuni genitori potrebbero persino provare un senso di colpa per non aver rilevato il disagio del figlio in precedenza.

La reazione istintiva potrebbe essere quella di rimproverare o gridare al figlio, ma è fondamentale evitare questa reazione poiché potrebbe peggiorare la situazione.

I giovani che si autolesionano sono emotivamente fragili e spesso si sentono in colpa nei confronti dei genitori. Altri potrebbero provare rabbia perché i genitori non riescono a capirli, quindi è essenziale evitare di pronunciare frasi che possano causare ulteriore dolore o scatenare reazioni impulsive.

Affrontare questa situazione richiede principalmente di cercare di comprendere il motivo sottostante al comportamento autolesionista. Per molti di loro, l’autolesionismo è un modo per gestire l’intenso dolore interno causato da emozioni forti, delusioni, rabbia e sofferenza che diventano insostenibili. Anche se questo comportamento può fornire un momento di sollievo temporaneo, esiste il rischio di cadere in un ciclo vizioso in cui l’autolesionismo diventa quasi un bisogno.

È fondamentale non rispondere con aggressività o troppa remissività. I giovani che si autolesionano hanno bisogno di sostegno e comprensione. È importante instaurare un dialogo aperto, permettere al figlio di esprimersi e ascoltare la sua storia, comprese le ragioni sottostanti al suo comportamento.

Mostrare comprensione anziché delusione aiuterà il giovane a sentirsi meno in colpa. È essenziale evitare di considerarli “pazzi”, poiché stanno cercando di comunicare il loro disagio interno attraverso il corpo, anche se in modo patologico.

È importante prendere in considerazione altri fattori che potrebbero contribuire all’autolesionismo, come il bullismo a scuola o problemi nelle relazioni con i compagni. In questi casi, è opportuno dialogare con la scuola e coinvolgere i docenti per comprendere la situazione e cercare soluzioni.

Evitate di fare domande ripetute del tipo “Perché lo fai?” o “Perché non me ne hai parlato prima?”. Questo potrebbe spingere il giovane a chiudersi ulteriormente. Devono sentirsi compresi e non colpevolizzati.

Evitate di controllare costantemente se il comportamento si ripete e mostrate semplicemente la vostra presenza, senza opprimere. Il vostro sostegno e la vostra comprensione possono essere fondamentali per aiutare il vostro figlio a gestire i problemi in modo più adattivo e favorevole al suo benessere.

Quando un figlio si autolesiona, è fondamentale considerare seriamente la consulenza di uno psicologo che possa aiutare in primis il giovane e poi la famiglia a comprendere le cause sottostanti al comportamento autolesionista e a fornire strumenti e sostegno per affrontare in modo appropriato questa delicata situazione emotiva, favorendo il recupero e il benessere psicologico del figlio.

autolesionismo mio figlio si taglia

Ottobre 4, 2023/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2023/10/mio-figlio-si-taglia.webp 312 800 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2023-10-04 21:40:532024-04-10 13:23:14Mio figlio si taglia! Cosa devo fare?
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Autolesionismo in adolescenza

autolesionismo in adolescenza

L’autolesionismo, noto anche come autolesionismo non suicida (NSSI, dall’inglese Non-Suicidal Self-Injury), è un comportamento autodistruttivo in cui una persona infligge deliberatamente danni fisici a se stessa senza l’intenzione di provocare la morte. Questo comportamento può assumere varie forme, tra cui tagli, graffi, bruciature, picchiettamenti o colpi contro oggetti duri, e di solito è un modo per affrontare il disagio emotivo o fisico.

Le persone che si autolesionano spesso lo fanno come mezzo per alleviare temporaneamente il dolore emotivo, l’ansia, la frustrazione o la rabbia che provano. Tuttavia, è importante notare che l’autolesionismo è un comportamento maladattivo e pericoloso che non risolve in modo adeguato i problemi sottostanti e può avere gravi conseguenze fisiche e psicologiche.

L’autolesionismo può verificarsi in qualsiasi età, ma è spesso più comune tra gli adolescenti

Ci sono diverse ragioni per cui l’autolesionismo sembra essere più prevalente in questa fase della vita:

  1. Crescita e cambiamento: L’adolescenza è una fase di profonda crescita e cambiamento, sia fisico che emotivo. Gli adolescenti affrontano una serie di sfide e pressioni, tra cui la ricerca di identità, la pressione sociale, la scuola e le questioni familiari. Questi cambiamenti e le sfide possono causare stress e ansia, che alcuni adolescenti possono cercare di gestire attraverso l’autolesionismo.
  2. Emozioni intense: Durante l’adolescenza, le emozioni possono essere particolarmente intense e tumultuose. Gli adolescenti possono avere difficoltà a gestire queste emozioni in modo sano e potrebbero ricorrere all’autolesionismo come una via di sfogo.
  3. Comunicazione: Gli adolescenti possono avere difficoltà a esprimere i propri sentimenti e le proprie preoccupazioni agli adulti o ai pari. L’autolesionismo può servire come un modo di comunicare il proprio dolore o disagio, anche quando non riescono a metterlo in parole.
  4. Coping: Molti adolescenti stanno ancora imparando come affrontare lo stress e le emozioni difficili. L’autolesionismo può sembrare un modo immediato e diretto di far fronte a tali emozioni.
  5. Pressione sociale: In alcuni casi, l’autolesionismo può essere influenzato da coetanei o dalla cultura giovanile. Gli adolescenti possono essere esposti all’autolesionismo attraverso i social media o attraverso il comportamento dei loro amici, e ciò può spingere alcuni a provare l’autolesionismo per adattarsi o sentirsi accettati.
  6. Esplorazione di confini: L’adolescenza è anche una fase in cui gli individui stanno cercando di comprendere i propri limiti e la propria capacità di sopportare il dolore. L’autolesionismo può essere un modo di esplorare tali confini.

È essenziale riconoscere i segnali dell’autolesionismo nei giovani. Alcuni segni comuni includono:

  1. Tagli, graffi o ustioni non spiegati: Ferite fisiche frequenti senza una spiegazione convincente.
  2. Isolamento sociale: Ritiro dai rapporti sociali o cambiamenti significativi nell’interazione con gli amici e la famiglia.
  3. Abbigliamento a maniche lunghe o pantaloni lunghi anche in situazioni in cui è inappropriato: Può essere un tentativo di nascondere le cicatrici o le ferite autoinflitte.
  4. Problemi emotivi: Segni di depressione, ansia o disagio emotivo.

È un comportamento pericoloso che può portare a gravi conseguenze fisiche e psicologiche

Gli adolescenti che si autolesionano hanno bisogno di sostegno, comprensione e aiuto professionale per imparare strategie più sane per gestire le proprie emozioni e affrontare le sfide della vita. L’intervento precoce da parte di genitori, insegnanti e professionisti della salute mentale è fondamentale per aiutare gli adolescenti a superare l’autolesionismo.

È importante notare che l’autolesionismo non è una soluzione efficace per affrontare i problemi emotivi o le sfide dell’adolescenza.

È importante affrontare il tema dell’autolesionismo con empatia e comprensione, cercando di capire le ragioni dietro questo comportamento anziché giudicarlo.

Le cause dell’autolesionismo in adolescenza possono essere complesse e variano da persona a persona

Alcuni dei motivi comuni dietro l’autolesionismo comprendono:

  1. Regolazione emotiva: Gli adolescenti potrebbero utilizzare l’autolesionismo come mezzo per gestire emozioni intense, come la rabbia, la tristezza, l’ansia o la frustrazione. Sentire fisicamente il dolore può distogliere temporaneamente l’attenzione da queste emozioni.
  2. Autopunizione: Alcuni adolescenti si infliggono danni fisici come forma di auto-punizione per reali o presunte colpe o errori. Questo può essere collegato a bassa autostima o a problemi di autostima.
  3. Comunicazione del dolore: L’autolesionismo può essere un modo per comunicare agli altri il proprio dolore emotivo, anche quando è difficile esprimerlo verbalmente.
  4. Controllo: l’autolesionismo può rappresentare una forma di controllo su se stessi e sulla propria vita in situazioni in cui si sentono impotenti o sopraffatti.
  5. Coping con traumi passati: Alcuni adolescenti che hanno vissuto traumi o abusi possono utilizzare l’autolesionismo come mezzo per gestire i ricordi dolorosi o come forma di auto-soppressione.
  6. Imitazione o pressione dei pari: In alcuni casi, i giovani possono iniziare a praticare l’autolesionismo a seguito di influenze da parte dei loro coetanei o come risultato di pressioni sociali.

L’autolesionismo è un segnale di allarme che indica che l’adolescente sta affrontando delle difficoltà emotive o psicologiche

È fondamentale che gli adulti, come genitori, insegnanti ed educatori reagiscano in modo adeguato e offrano supporto.

  1. Comunicazione aperta: Creare uno spazio sicuro e non giudicante in cui l’adolescente possa parlare dei propri sentimenti e delle ragioni dietro l’autolesionismo.
  2. Ricerca di supporto professionale: Consultare uno psicologo, uno psichiatra o un terapeuta specializzato nell’aiutare gli adolescenti a gestire le loro emozioni e a sviluppare strategie di coping più sane.
  3. Coinvolgimento familiare: Coinvolgere la famiglia nell’approccio terapeutico, se appropriato, può essere utile per affrontare le dinamiche familiari che possono contribuire al problema.
  4. Evitare il giudizio: Evitare di giudicare o punire l’adolescente per l’autolesionismo, poiché questo può peggiorare la situazione.
  5. Promuovere alternative sane: Aiutare l’adolescente a sviluppare modi più sani per gestire le emozioni, come la meditazione, l’esercizio fisico o l’arte terapia.
  6. Monitoraggio e sostegno continuo: L’autolesionismo in adolescenza può richiedere tempo per essere superato, quindi è importante fornire un sostegno costante e continuare a monitorare l’adolescente nel corso del trattamento.

L’autolesionismo in adolescenza è un problema serio che richiede una risposta empatica e professionale. La consulenza da parte di un professionista della salute mentale è spesso essenziale per aiutare l’adolescente a comprendere e affrontare le ragioni dietro questo comportamento e per sviluppare strategie più sane per affrontare le emozioni difficili.

autolesionismo in adolescenza

Ottobre 1, 2023/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2014/05/autolesionismo-adolescenza.webp 312 602 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2023-10-01 18:55:312024-02-28 06:47:47Autolesionismo in adolescenza
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Vacanze, tempo libero e noia

vacanze e noia

Vacanze, tempo libero e noia

La noia è una sensazione comune che colpisce bambini, ragazzi e persino adulti. In un’epoca dominata dalla tecnologia e dall’iperconnessione, sembra sempre più difficile trovare un equilibrio tra l’utilizzo di dispositivi digitali e l’esperienza di momenti di noia che possono portare a nuove scoperte e stimolare la creatività.

Per i bambini e i ragazzi, il tempo libero è spesso pianificato e organizzato dagli adulti, sia durante l’anno scolastico che durante le vacanze. Le attività extrascolastiche, gli orari e i corsi strutturati tendono a limitare la spontaneità e l’autonomia nella gestione del tempo libero. Di conseguenza, quando si trovano senza impegni o animatori, molti giovani si sentono persi e chiedono “Che cosa posso fare?”.

La risposta comune a questa domanda è spesso l’utilizzo della tecnologia. I dispositivi digitali e i giochi elettronici sono diventati una fonte di intrattenimento immediato e coinvolgente. Tuttavia, è importante riconoscere che la noia può svolgere un ruolo positivo nella vita dei bambini e dei ragazzi.

E’ importante che la noia venga colta dagli adulti di riferimento non come una cosa da evitare e combattere a tutti i costi. Il tempo non strutturato è da cogliere come un’opportunità offerta ai ragazzi per sviluppare la propria creatività e imparare a gestire il tempo in modo indipendente.

Quando non si è costantemente stimolati da fonti esterne, siamo spinti ad esplorare nuovi interessi, creare nuovi giochi e mettere alla prova le nostre capacità. La noia ci costringe a trovare modi originali per intrattenerci e può portare alla scoperta di attività che realmente ci appassionano.

Certo, non si può pretendere che un bambino o un ragazzo gestisca sempre il proprio tempo libero autonomamente, soprattutto quando la noia è protratta e viene avvertina da genitori ed adulti come un blocco del pensiero e dell’attività mentale del giovane.

I genitori in questo caso, hanno un ruolo importante nel fornire stimoli e opportunità adatte all’età dei figli. Offrire spazi e attività che rispecchino gli interessi individuali dei giovani può aiutarli a sperimentare nuove passioni e sviluppare competenze. Ad esempio, se un bambino mostra interesse per la pittura, i genitori possono organizzare lezioni di arte o fornire materiali per dipingere a casa.

Per quanto riguarda gli adolescenti, la noia è da ritenersi una condizione esistenziale caratteristica di questo periodo della crescita e che è spesso difficile da essere tollerata e gestita. In questo periodo è inoltre caratteristico da parte loro il desiderio di trascorrere il tempo libero con gli amici diventa sempre più forte. Durante le vacanze, i ragazzi vogliono sperimentare l’autonomia e l’indipendenza, cercando nuove esperienze al di fuori dell’ambito familiare.

È importante per i genitori trovare un equilibrio tra l’encouragement dell’autonomia dei propri figli e l’esigenza di garantire la loro sicurezza e benessere in quanto i ragazzi nel gruppo a volte spinti dalla noia posso spingersi a compiere atti di coraggio che possono mettere a rischio la loro sicurezza.

Le vacanze possono offrire molte opportunità per i ragazzi di mettersi alla prova e sviluppare nuove competenze sociali. Lasciare che i ragazzi partecipino alla pianificazione delle attività, come organizzare una gita con gli amici o prendere parte a un campo estivo, può promuovere un senso di responsabilità e di appartenenza. Allo stesso tempo, è fondamentale che i genitori stabiliscano limiti chiari e mantengano un dialogo aperto sulla sicurezza e il rispetto delle regole.

In conclusione, la noia può essere vista come un’opportunità per stimolare la creatività e l’autonomia nei bambini e nei ragazzi. È importante che i genitori offrano stimoli adeguati e incoraggino le passioni individuali dei loro figli, mentre per gli adolescenti è fondamentale trovare un equilibrio tra l’indipendenza e la sicurezza durante le vacanze. Imparare a gestire la noia può portare a una maggiore soddisfazione personale e alla scoperta di interessi e talenti nascosti

vacanze e noia

Luglio 11, 2023/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2012/08/noia.webp 312 880 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2023-07-11 18:16:352024-02-11 21:35:06Vacanze, tempo libero e noia
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Navigare il cambiamento del rapporto tra genitori e figli durante la preadolescenza

Navigare il cambiamento del rapporto tra genitori e figli durante la preadolescenza

Navigare il cambiamento del rapporto tra genitori e figli durante la preadolescenza

La preadolescenza è una fase di transizione che segna un significativo cambiamento nel rapporto tra genitori e figli. I bambini che una volta dipendevano in gran parte dai loro genitori per tutto, iniziano a cercare indipendenza e a sviluppare una maggiore individualità.

Questa evoluzione nel rapporto può presentare sfide, ma anche opportunità di crescita e di rafforzamento dei legami familiari.

Durante la preadolescenza, i ragazzi e le ragazze iniziano a cercare una maggiore autonomia e a sviluppare la propria identità. Vogliono essere visti come individui unici e cercano di definire se stessi al di fuori del ruolo di “figlio” o “figlia”. Ciò può portare a un aumento dei conflitti tra genitori e figli, poiché i ragazzi e le ragazze possono essere più ribelli, assertivi e inclini a sfidare l’autorità.

È importante per i genitori comprendere che questa fase di cambiamento è normale e necessaria per lo sviluppo sano dei loro figli. È essenziale cercare di mantenere un equilibrio tra l’imposizione di limiti e regole, e l’apertura alla negoziazione e al dialogo. I genitori dovrebbero fornire opportunità per l’autonomia e per prendere decisioni ragionevoli, al tempo stesso mantenendo un ruolo guida e offrendo un sostegno emotivo. La comunicazione aperta e sincera diventa ancora più cruciale durante la preadolescenza. I genitori dovrebbero creare un ambiente sicuro in cui i loro figli si sentano a loro agio nel condividere le proprie esperienze, preoccupazioni e desideri. Ascoltare attentamente, senza giudicare, e rispondere in modo empatico aiuterà a mantenere una connessione forte e significativa. È anche importante ricordare che i preadolescenti stanno affrontando numerosi cambiamenti fisici, emotivi e sociali contemporaneamente. Possono sperimentare un’ampia gamma di emozioni, dall’euforia alla tristezza, dalla confusione all’entusiasmo.

I genitori devono essere pazienti, comprensivi e rispettosi delle sfide che i loro figli affrontano, offrendo supporto e incoraggiamento quando necessario.

Durante la preadolescenza, è fondamentale che i genitori siano consapevoli dei propri modelli di comportamento e delle proprie aspettative. Dovrebbero riflettere sulle proprie aspettative di ruolo e sui loro desideri per i propri figli, assicurandosi che siano realistici e adattati alle esigenze individuali dei ragazzi e delle ragazze.

Consentire ai preadolescenti di esplorare e di fare esperienze in un ambiente sicuro contribuirà a costruire la fiducia reciproca e ad instaurare una comunicazione aperta.

Giugno 14, 2023/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2013/12/Navigare-il-cambiamento-del-rapporto-tra-genitori-e-figli-durante-la-preadolescenza.webp 312 880 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2023-06-14 18:48:062024-03-06 09:48:35Navigare il cambiamento del rapporto tra genitori e figli durante la preadolescenza
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L’intervento psicologico nella giovane età: perchè conviene

intervento psicologico in giovane età

L’intervento psicologico nella giovane età: perchè conviene

Curare le difficoltà psicologiche nell’infanzia e nell’adolescenza può essere vantaggioso per diversi motivi. Ecco alcune ragioni per cui è importante affrontare e trattare queste difficoltà fin dalla giovane età:

Sviluppo sano: L’infanzia è una fase cruciale nello sviluppo di un individuo. Le difficoltà psicologiche non trattate possono influire negativamente sullo sviluppo emotivo, cognitivo e sociale del bambino. Curare le difficoltà precocemente può contribuire a un sano sviluppo globale.

Riduzione del rischio di problemi futuri: Molti disturbi psicologici che si manifestano nell’età adulta hanno radici nell’infanzia. Ad esempio, l’ansia, la depressione e i disturbi alimentari possono iniziare durante l’infanzia e persistere fino all’età adulta se non vengono trattati. Prendersi cura delle difficoltà psicologiche sin da piccoli può ridurre il rischio di problemi futuri.

Miglioramento delle capacità di adattamento: Affrontare le difficoltà psicologiche in giovane età può aiutare i bambini a sviluppare capacità di adattamento e meccanismi di coping più efficaci. Queste abilità saranno preziose nel gestire lo stress e le sfide che incontreranno nel corso della vita.

Miglioramento delle relazioni: Le difficoltà psicologiche possono influire negativamente sulle relazioni con gli altri. Trattare questi problemi in età precoce può aiutare i bambini a sviluppare relazioni più sane e significative con i coetanei, la famiglia e gli adulti di riferimento.

Successo scolastico: Le difficoltà psicologiche possono interferire con le prestazioni scolastiche e l’apprendimento. Affrontare queste difficoltà può contribuire a migliorare l’attenzione, la concentrazione e la motivazione degli studenti, favorendo il successo scolastico.

Riduzione dell’impatto a lungo termine: Se le difficoltà psicologiche non vengono affrontate durante l’infanzia, possono persistere fino all’età adulta e avere un impatto significativo sulla qualità della vita. Trattarle precocemente può ridurre l’impatto a lungo termine e favorire una migliore salute mentale e benessere complessivo.

È importante sottolineare che ogni bambino è un individuo unico e le modalità di cura devono essere personalizzate in base alle esigenze specifiche. Coinvolgere professionisti qualificati come psicologi o psicoterapeuti può essere una scelta preziosa per garantire un supporto adeguato e mirato alle difficoltà psicologiche dei bambini.

intervento psicologico in giovane età

Giugno 9, 2023/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2014/02/intervento-psicologico-in-giovane-eta.webp 312 576 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2023-06-09 18:49:482024-02-08 10:18:52L’intervento psicologico nella giovane età: perchè conviene
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Educazione emotiva VS Bullismo

educazione emotiva bullismo

Il termine Bullismo ha origine dal termine Bullying, coniato dallo psicologo Dan Olweus, e sta ad indicare quelle prepotenze e attacchi aggressivi diretti verso una vittima particolare, incapace di difendersi in quanto in stato di inferiorità, per età, fisico, aspetti psicologici. Il bullo è perciò colui che sfrutta questa debolezza per ottenere una gratificazione concreta e di status.

Se pur con modalità diverse, il bullo e la vittima sono accomunati dalla mancanza di alfabetizzazione rispetto alle competenze socio-relazionali ed emozionali-affettive.

Il disturbo di personalità del bullo è infatti l’anaffettività, ovvero l’incapacità di empatia, che si traduce in cinismo, sadismo e che a volte può agire non direttamente, ma attraverso l’intimidazione, l’attacco alla dignità dell’altro, anche invitando altri ad agire al posto suo.

Il disturbo di personalità della vittima è la mancanza di autostima. Si dimostra di fatto più fragile e insicura tanto che fa più fatica a costruirsi una rete di amicizie, trovandosi così isolata e ai margini del gruppo. Spesso l’autostima è così bassa che è la vittima stessa a cercare il gruppo: meglio essere vittima che non essere visti.

Queste caratteristiche vengono colte dal bullo come adatte a farne il suo bersaglio. Esistono anche vittime provocatrici, che combinano in sé aspetti di ansia ed insicurezza ed aspetti di aggressività e si comportano in modo da provocare irritazione e tensione intorno a sé istigando a reazioni negative verso sé stesse.

Di fronte al dilagare di tale fenomeno è fondamentale oggigiorno che ci si adoperi per  una reale e concreta educazione affettiva-emotiva dei figli

In particolare è di fondamentale importanza:

  1. mentalizzare (tenere a mente) e verbalizzare(dare voce e parole) i loro stati affettivi
  2. aiutarli a canalizzare e gestire tali stati affettivi ed emotivi affinché possano integrarli in sé e via via imparare a farlo autonomamente
  3. avere una capacità di filtro protettivo e di commentare in modo emozionale fatti e notizie tratte dal vivo o in tv, di fronte a cui i bambini spesso posso reagire con indifferenza protettiva o con eccessiva eccitazione e conseguenti disturbi dell’attenzione  e nella gestione delle pulsioni.

Tutto questo, insieme ad un adeguato sostegno all’autostima, in una clima educativo e familiare improntato al rispetto dell’altro, consente al bambino uno sviluppo emozionale equilibrato ed integrato con lo sviluppo della mente razionale.

educazione emotiva bullismo

Novembre 11, 2018/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/01/educazione-emotiva-bullismo.webp 312 768 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2018-11-11 10:22:282024-02-06 15:20:54Educazione emotiva VS Bullismo

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Dott.ssa Sara Mengoni
Psicologia dell’età evolutiva
Psicologia Scolastica
Psicoterapia

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