Le challenge o le sfide social sono diventate vere e proprie manie e ogni bambino o adolescente, almeno una volta nella vita, vi ha probabilmente partecipato. Ma di cosa si tratta? Sono per l’appunto sfide dove le persone sono chiamate a partecipare da amici e parenti e a loro volta ne devono nominare altri.
Detta così può sembrare una cosa innocua, anche divertente, e in effetti alcune sfide sono piuttosto simpatiche e hanno degli scopi benefici. Il problema è che sui social tutto viene estremizzato e c’è stato chi ha portato queste sfide ad un livello eccessivo, addirittura pericoloso e in alcuni casi mortale.
Perché bambini e adolescenti sono attratti dalle challenge?
Sono diversi i motivi che spingono adolescenti e bambini a partecipare alle sfide social, anche quelle pericolose. Magari lo fanno per provare il brivido della trasgressione, per essere accettati e sentirsi parte di un gruppo o, perché no, anche per allacciare nuove relazione sul web, che molti scambiano purtroppo per il mondo reale.
Le sfide rischiose per certi versi sono anche più appetibili, poiché vengono messe in atto per dimostrare a se stessi e agli altri di essere forti, oppure per ricevere approvazione non solo dai propri amici, ma soprattutto dal mondo virtuale dove basta un “mi piace” per sentirsi appagati.
Del resto la ricerca di approvazione è un comportamento piuttosto diffuso tra gli adolescenti, a maggior ragione nel mondo social o nell’online dove tutto è amplificato.
I genitori come possono aiutare i loro figli?
I genitori dinanzi alle challenge generalmente reagiscono in due modi: le sottovalutano o le ritengono situazioni pericolose sempre e comunque. Come sempre la risposta giusta sta nel mezzo.
Non bisogna sottovalutare le challenge, poiché non sono fake news o notizie gonfiate dai giornali. Alcune sfide social hanno portato addirittura alla morte di giovani e bambini, stritolati in un “gioco” che è diventato più grande di loro. Monitorare i propri figli e i loro comportamenti è quindi il primo passo da fare per evitare che possano essere risucchiati nell’abisso di qualche challenge potenzialmente pericolosa o mortale.
Allo stesso tempo non bisogna demonizzare la tecnologia, poiché utilizzata in modo corretto può rappresentare un valido aiuto per i propri figli. Questo significa informarsi e conoscere anche le varie sfide, così da distinguere quelle innocue da quelle dannose. Alla base di tutto ci deve sempre essere una comunicazione costante e costruttiva tra genitori e figli.
Altra cosa importante è insegnare ai propri figli, sin da quando sono piccoli, a ragionare con la propria testa. I ragazzi, soprattutto quando sono in gruppo, tendono a farsi trascinare e fanno cose che non farebbero mai da soli. Per essere accettati sono quindi portati a fare gesti pericolosi che mettono a rischio la loro incolumità o quella di altri. Bambini e adolescenti devono esercitare il loro pensiero critico anche online, quando magari è più complicato provare empatia per una persona che si trova dietro ad uno schermo.
Infine i figli sin da bambini devono essere “educati” alla paura, che in questo caso funge da deterrente positivo poiché spinge a fare la cosa più saggia facendo leva sull’umano istinto di autoconservazione o di sopravvivenza.

