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iperattività del bambino

Iperattività nel bambino quando preoccuparsi

Il disturbo d’iperattività con deficit di attenzione (noto anche come ADHD, dall’inglese Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder) è un disturbo dello sviluppo che colpisce comunemente i bambini, ma può persistere anche nell’età adulta. Questo disturbo si caratterizza principalmente per tre tipi di sintomi principali:

  1. Iperattività: Comprende un’eccessiva agitazione motoria, incapacità di rimanere seduti in modo tranquillo quando richiesto, inquietudine costante e comportamenti impulsivi. I bambini con ADHD possono sembrare sempre in movimento e possono avere difficoltà a rimanere tranquilli o a giocare in modo ordinato.
  2. Disattenzione: Questo sintomo riguarda la difficoltà a concentrarsi su compiti o attività, spesso causando errori inattenti. I bambini con ADHD possono avere difficoltà a seguire le istruzioni, a completare i compiti scolastici o a organizzare il proprio lavoro.
  3. Impulsività: Comprende la tendenza a agire senza pensarci adeguatamente prima. I bambini con ADHD possono avere difficoltà a controllare i propri impulsi, ad esempio interrompendo gli altri durante una conversazione o comportandosi in modo impulsivo senza riflettere sulle conseguenze.

Per poter essere diagnosticato come disturbo dell’iperattività con deficit di attenzione, questi sintomi devono persistere per almeno sei mesi e causare un’interferenza significativa nella vita quotidiana del bambino, come a scuola, a casa o nelle relazioni sociali.

Il disturbo può variare in gravità da lieve a grave e può essere associato ad altri disturbi come l’ansia, la depressione o i disturbi dell’apprendimento.

Che differenza c’è tra un bambino vivace e un bambino iperattivo?

Ciò che può permettere di distinguere vivacità e iperattività è il rapporto tra il movimento e le funzioni psichiche del gioco.

Un bambino vivace, pur ricavando un forte piacere fisico nel muoversi, riesce a fermare la sua attenzione sul gioco, quando esso lo richiede, magari per un tempo limitato. Usa il gioco traendone appagamento e confort. Gioca in modo chiassoso ma, fondamentalmente, intrattiene un rapporto attivo con le funzioni del gioco. Domina la sua attività, non ne è dominato.

Un bambino invece il cui corpo è preda di un movimento incessante ed incoercibile non può focalizzare la sua attenzione su un’attività, di qualsiasi genere essa sia. L’aspetto più evidente nei bambini iperattivi è la frammentazione dell’attività di gioco. Il bambino inizia un gioco per poi interromperlo e passare, spesso e volentieri bruscamente ad altro, lasciando incompiuta la trama narrativa dell’ esperienza ludica che ne risulta confusiva e caratterizzata da caos e assenza del naturale godimento.

È importante distinguere tra l’iperattività clinica, che è un sintomo del disturbo dell’iperattività con deficit di attenzione (ADHD), e la vivacità normale o il comportamento tipico dei bambini.

Ecco alcune differenze chiave tra l’iperattività e la vivacità normale dei bambini:

Frequenza e intensità: L’iperattività è caratterizzata da una frequenza e intensità molto più elevate rispetto alla vivacità normale. I bambini vivaci possono essere energici, giocosi e attivi, ma l’iperattività comporta comportamenti costantemente eccessivi, impulsivi e difficili da controllare.

Durata e persistenza: L’iperattività è solitamente presente in modo costante e persistente per almeno sei mesi, mentre i momenti di vivacità normale nei bambini sono occasionali e tendono a variare. L’ADHD è un disturbo cronico che influisce sulla vita quotidiana del bambino.

Interferenza con la funzionalità: L’iperattività può causare una significativa interferenza nella vita quotidiana del bambino, come difficoltà a seguire le istruzioni a scuola, a compiere compiti, a mantenere relazioni sociali a causa di comportamenti impulsivi, ecc. La vivacità normale dei bambini non comporta solitamente tali problemi.

L’iperattività infantile può nascondere realtà molto delicate. Potrebbe sembrare strano, ma in genere tentiamo di correggere determinati comportamenti senza prima capire quali siano i fattori scatenanti o sottostanti. Alcuni bambini risentono dello stress, altri vivono in ambienti destrutturati e altri ancora presentano problemi di attaccamento.

Gli autori della psicologia dello sviluppo, come Jean Piaget, Erik Erikson e Melanie Klein, hanno contribuito a formulare diverse teorie che possono essere utilizzate per spiegare l’iperattività nei bambini dal punto di vista psicoanalitico. Di seguito, alcune spiegazioni psicoanalitiche con riferimenti agli autori:

Fase dello sviluppo e insicurezza di Erik Erikson

Secondo Erik Erikson, il processo di sviluppo attraversa diverse fasi, ciascuna delle quali presenta una serie di sfide psicosociali. Nei primi anni di vita, durante la fase di fiducia vs. sfiducia, i bambini sviluppano un senso di fiducia nel mondo e negli altri. L’iperattività potrebbe essere vista come una risposta a un senso di insicurezza o sfiducia sviluppato durante questa fase. I bambini iperattivi potrebbero utilizzare l’iperattività come un modo per cercare di controllare l’ambiente o come una forma di difesa contro la paura e l’insicurezza.

Stadi dello sviluppo cognitivo di Jean Piaget

Secondo Jean Piaget, lo sviluppo cognitivo dei bambini passa attraverso diverse fasi, ognuna delle quali comporta una crescente capacità di comprendere il mondo circostante. L’iperattività potrebbe essere vista come una manifestazione di un’immaturità cognitiva, dove il bambino non è ancora in grado di regolare il proprio comportamento in modo adeguato. Ad esempio, un bambino potrebbe non essere in grado di valutare completamente le conseguenze delle sue azioni e quindi agire impulsivamente.

Teoria delle relazioni oggettuali di Melanie Klein

Melanie Klein ha sviluppato una teoria psicoanalitica focalizzata sulle prime relazioni del bambino con gli oggetti e sugli aspetti inconsci delle relazioni interpersonali. L’iperattività potrebbe essere vista come una modalità attraverso la quale il bambino cerca di elaborare ansie o tensioni legate alle sue prime esperienze relazionali. Ad esempio, un bambino potrebbe reagire con l’iperattività a sentimenti di abbandono o negazione da parte degli oggetti di significato nella sua vita.

Teoria del conflitto intrapsichico di Sigmund Freud

Secondo la teoria psicoanalitica di Sigmund Freud, i disturbi comportamentali, compresi quelli legati all’iperattività, possono essere visti come il risultato di conflitti intrapsichici non risolti. Ad esempio, un bambino iperattivo potrebbe manifestare una forma di difesa contro ansie profonde o sentimenti repressi attraverso l’iperattività.

Dal punto di vista psicodinamico è fondamentale inoltre analizzare la dinamica familiare per cercare di comprendere il comportamento dei bambini. L’iperattività potrebbe essere influenzata da dinamiche familiari disfunzionali, come la mancanza di limiti o la presenza di conflitti non risolti tra i genitori. Il comportamento iperattivo del bambino potrebbe essere una modalità di attirare l’attenzione o di gestire le tensioni familiari.

Ruolo della psicoanalisi e della relazione terapeutica

La psicoanalisi può aiutare a esplorare i desideri inconsci e i bisogni del bambino iperattivo. Ad esempio, potrebbe emergere che il bambino ha bisogno di sentirsi accettato o di affrontare una situazione di perdita o abbandono, e l’iperattività potrebbe essere una manifestazione di questi bisogni non soddisfatti.

In una terapia psicoanalitica con un bambino iperattivo, il terapeuta può svolgere un ruolo importante nel fornire un ambiente sicuro in cui il bambino può esplorare i propri sentimenti, paure e desideri. Attraverso la relazione terapeutica, il bambino viene messo nella condizione di comprendere meglio se stesso e trovare modi più adattivi per esprimere le proprie emozioni.

L’importanza della prevenzione del disturbo di iperattività

Se i disturbi dell’iperattività, come il disturbo dell’iperattività con deficit di attenzione (ADHD), non vengono adeguatamente curati o gestiti durante la crescita di un bambino, possono verificarsi diverse conseguenze che possono influenzare negativamente la vita del bambino in diversi aspetti. In particolare con la crescita si può andare incontro a:

Difficoltà accademiche: I bambini con ADHD possono avere difficoltà a concentrarsi a scuola, a completare i compiti e a organizzare il loro lavoro. Se non ricevono supporto, possono ottenere risultati scolastici inferiori rispetto al loro potenziale.

Problemi sociali: L’iperattività e l’impulsività possono causare problemi nelle relazioni con i coetanei. I bambini con ADHD potrebbero avere difficoltà a rispettare le regole sociali e a mantenere amicizie stabili.

Basso autocontrollo: La mancanza di autocontrollo è una delle caratteristiche principali dell’ADHD. Senza un trattamento adeguato, i bambini possono avere difficoltà a gestire i propri impulsi e a prendere decisioni ponderate, il che può influenzare negativamente il loro comportamento in situazioni sociali e familiari.

Problemi emotivi: L’ADHD può aumentare il rischio di sviluppare disturbi emotivi come l’ansia e la depressione. La frustrazione derivante da difficoltà accademiche o sociali può contribuire a questi problemi.

Comportamenti a rischio: L’impulsività e l’iperattività possono rendere i bambini con ADHD più inclini a comportamenti a rischio, come l’uso di sostanze stupefacenti o comportamenti delinquenziali.

Bassa autostima: Le difficoltà continue a scuola, nelle relazioni e nel controllo dei comportamenti possono influire negativamente sulla percezione di sé dei bambini, portando a una bassa autostima e a una mancanza di fiducia nelle proprie capacità.

Problemi occupazionali e di carriera: Se l’ADHD persiste nell’età adulta senza trattamento, può continuare a causare difficoltà nelle prestazioni lavorative, nell’organizzazione e nella gestione del tempo, influenzando così le opportunità di carriera.

L’ADHD può essere associato ad altri disturbi psicologici, come disturbi dell’umore, disturbi d’ansia e disturbi dell’apprendimento. La mancanza di trattamento può aumentare il rischio di sviluppare queste condizioni in comorbidità.

passaggio scuola

Come aiutare tuo figlio a vivere bene il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media

I ragazzi in età scolare che stanno per passare dalla scuola elementare alla scuola media spesso vivono preoccupazioni e paure simili a quelle che hanno sperimentato alle elementari. Questo passaggio li porta a dover fare nuove amicizie, ad affrontare un ambiente scolastico diverso con più insegnanti e materie, e a sentirsi meno intimi e più anonimi rispetto alle elementari.

Il primo consiglio è di non minimizzare le paure dei ragazzi, anche se possono sembrare infantili o eccessive. Allo stesso tempo, non bisogna esagerare l’importanza di questo passaggio, evitando di sovraccaricarlo di aspettative ed emozioni.

Il passaggio alla scuola media coincide spesso con l’ingresso nell’adolescenza, e i ragazzi sono entusiasti ma anche carichi di incertezze. Le principali preoccupazioni riguardano l’adattamento ai nuovi compagni, il cambiamento nel metodo didattico, la rotazione degli insegnanti e un sistema di valutazione più rigoroso.

È fondamentale che i genitori evitino di creare ansia anticipatoria nei loro figli, come dicendo loro di dover studiare di più o mettersi sotto. Devono ascoltare le paure dei ragazzi e spiegare loro che avranno tempo per adattarsi alla nuova scuola e imparare nuove materie, con il sostegno degli insegnanti.

La scuola non deve essere vista come una prigione, ma come una risorsa per la crescita. I genitori devono incoraggiare l’autonomia e la responsabilità nei loro figli, aiutandoli a gestire il tempo tra lo studio e il tempo libero. Inoltre, è importante sottolineare l’importanza di prestare attenzione in classe perché il lavoro a scuola rappresenta solo metà del compito.

La scelta della scuola media è un momento delicato, e i ragazzi spesso vogliono seguire i loro amici. I genitori devono essere comprensivi e spiegare che è normale avere queste paure. Anche se le decisioni dei genitori possono essere percepite come imposizioni, è importante far capire ai ragazzi che ci sono opportunità di fare nuove amicizie e sperimentare nuove attività nella nuova scuola.

La fase di passaggio può portare a sintomi fisici dovuti all’eccessiva preoccupazione, come ansia, insonnia, mal di testa, nausea e stanchezza. È importante prestare attenzione a questi segnali e supportare i ragazzi attraverso questo periodo.

Se i ragazzi hanno avuto problemi relazionali o di bullismo alle elementari, il passaggio alla scuola media può essere visto come una liberazione ma anche come un momento di paura. I genitori devono rassicurare i loro figli e incoraggiarli a integrarsi nel nuovo gruppo classe.

In conclusione, è essenziale che i genitori siano disponibili al dialogo e permettano ai loro figli di esprimere le loro insicurezze e paure. Con il sostegno della famiglia, i ragazzi possono affrontare con più fiducia questa fase di transizione e crescita.

autolesionismo mio figlio si taglia

L’autolesionismo, ossia il comportamento di ferirsi intenzionalmente, è purtroppo abbastanza comune tra i giovani e può manifestarsi già a partire dai 12-13 anni. Esistono diverse forme di autolesionismo, anche tra i bambini, ma si presentano in modi diversi rispetto agli adolescenti. Solitamente, i ragazzi utilizzano oggetti affilati come lamette per graffiarsi o tagliarsi (cutting), oppure si infliggono ferite in vari modi. Alcuni potrebbero persino bruciarsi con accendini o colpirsi, battendo i pugni contro superfici solide come pareti, muri o vetri. Queste ferite sono spesso nascoste sotto abiti o accessori.

I genitori potrebbero non riuscire a riconoscere facilmente questo comportamento e, pertanto, è importante imparare a individuare i segnali precoci al fine di intervenire preventivamente.

Quando un genitore scopre che il proprio figlio si sta autolesionando, può avere un vero e proprio shock. In un primo momento possono provare incredulità verso il proprio figlio o figlia e chiedersi come mai non se ne siano potuti accorgere prima.

Sorgono naturalmente molte domande, tra cui “Perché sta facendo questo?” e soprattutto “Cosa posso fare?”. Alcuni genitori potrebbero persino provare un senso di colpa per non aver rilevato il disagio del figlio in precedenza.

La reazione istintiva potrebbe essere quella di rimproverare o gridare al figlio, ma è fondamentale evitare questa reazione poiché potrebbe peggiorare la situazione.

I giovani che si autolesionano sono emotivamente fragili e spesso si sentono in colpa nei confronti dei genitori. Altri potrebbero provare rabbia perché i genitori non riescono a capirli, quindi è essenziale evitare di pronunciare frasi che possano causare ulteriore dolore o scatenare reazioni impulsive.

Affrontare questa situazione richiede principalmente di cercare di comprendere il motivo sottostante al comportamento autolesionista. Per molti di loro, l’autolesionismo è un modo per gestire l’intenso dolore interno causato da emozioni forti, delusioni, rabbia e sofferenza che diventano insostenibili. Anche se questo comportamento può fornire un momento di sollievo temporaneo, esiste il rischio di cadere in un ciclo vizioso in cui l’autolesionismo diventa quasi un bisogno.

È fondamentale non rispondere con aggressività o troppa remissività. I giovani che si autolesionano hanno bisogno di sostegno e comprensione. È importante instaurare un dialogo aperto, permettere al figlio di esprimersi e ascoltare la sua storia, comprese le ragioni sottostanti al suo comportamento.

Mostrare comprensione anziché delusione aiuterà il giovane a sentirsi meno in colpa. È essenziale evitare di considerarli “pazzi”, poiché stanno cercando di comunicare il loro disagio interno attraverso il corpo, anche se in modo patologico.

È importante prendere in considerazione altri fattori che potrebbero contribuire all’autolesionismo, come il bullismo a scuola o problemi nelle relazioni con i compagni. In questi casi, è opportuno dialogare con la scuola e coinvolgere i docenti per comprendere la situazione e cercare soluzioni.

Evitate di fare domande ripetute del tipo “Perché lo fai?” o “Perché non me ne hai parlato prima?”. Questo potrebbe spingere il giovane a chiudersi ulteriormente. Devono sentirsi compresi e non colpevolizzati.

Evitate di controllare costantemente se il comportamento si ripete e mostrate semplicemente la vostra presenza, senza opprimere. Il vostro sostegno e la vostra comprensione possono essere fondamentali per aiutare il vostro figlio a gestire i problemi in modo più adattivo e favorevole al suo benessere.

Quando un figlio si autolesiona, è fondamentale considerare seriamente la consulenza di uno psicologo che possa aiutare in primis il giovane e poi la famiglia a comprendere le cause sottostanti al comportamento autolesionista e a fornire strumenti e sostegno per affrontare in modo appropriato questa delicata situazione emotiva, favorendo il recupero e il benessere psicologico del figlio.

autolesionismo mio figlio si taglia

autolesionismo in adolescenza

L’autolesionismo, noto anche come autolesionismo non suicida (NSSI, dall’inglese Non-Suicidal Self-Injury), è un comportamento autodistruttivo in cui una persona infligge deliberatamente danni fisici a se stessa senza l’intenzione di provocare la morte. Questo comportamento può assumere varie forme, tra cui tagli, graffi, bruciature, picchiettamenti o colpi contro oggetti duri, e di solito è un modo per affrontare il disagio emotivo o fisico.

Le persone che si autolesionano spesso lo fanno come mezzo per alleviare temporaneamente il dolore emotivo, l’ansia, la frustrazione o la rabbia che provano. Tuttavia, è importante notare che l’autolesionismo è un comportamento maladattivo e pericoloso che non risolve in modo adeguato i problemi sottostanti e può avere gravi conseguenze fisiche e psicologiche.

L’autolesionismo può verificarsi in qualsiasi età, ma è spesso più comune tra gli adolescenti

Ci sono diverse ragioni per cui l’autolesionismo sembra essere più prevalente in questa fase della vita:

  1. Crescita e cambiamento: L’adolescenza è una fase di profonda crescita e cambiamento, sia fisico che emotivo. Gli adolescenti affrontano una serie di sfide e pressioni, tra cui la ricerca di identità, la pressione sociale, la scuola e le questioni familiari. Questi cambiamenti e le sfide possono causare stress e ansia, che alcuni adolescenti possono cercare di gestire attraverso l’autolesionismo.
  2. Emozioni intense: Durante l’adolescenza, le emozioni possono essere particolarmente intense e tumultuose. Gli adolescenti possono avere difficoltà a gestire queste emozioni in modo sano e potrebbero ricorrere all’autolesionismo come una via di sfogo.
  3. Comunicazione: Gli adolescenti possono avere difficoltà a esprimere i propri sentimenti e le proprie preoccupazioni agli adulti o ai pari. L’autolesionismo può servire come un modo di comunicare il proprio dolore o disagio, anche quando non riescono a metterlo in parole.
  4. Coping: Molti adolescenti stanno ancora imparando come affrontare lo stress e le emozioni difficili. L’autolesionismo può sembrare un modo immediato e diretto di far fronte a tali emozioni.
  5. Pressione sociale: In alcuni casi, l’autolesionismo può essere influenzato da coetanei o dalla cultura giovanile. Gli adolescenti possono essere esposti all’autolesionismo attraverso i social media o attraverso il comportamento dei loro amici, e ciò può spingere alcuni a provare l’autolesionismo per adattarsi o sentirsi accettati.
  6. Esplorazione di confini: L’adolescenza è anche una fase in cui gli individui stanno cercando di comprendere i propri limiti e la propria capacità di sopportare il dolore. L’autolesionismo può essere un modo di esplorare tali confini.

È essenziale riconoscere i segnali dell’autolesionismo nei giovani. Alcuni segni comuni includono:

  1. Tagli, graffi o ustioni non spiegati: Ferite fisiche frequenti senza una spiegazione convincente.
  2. Isolamento sociale: Ritiro dai rapporti sociali o cambiamenti significativi nell’interazione con gli amici e la famiglia.
  3. Abbigliamento a maniche lunghe o pantaloni lunghi anche in situazioni in cui è inappropriato: Può essere un tentativo di nascondere le cicatrici o le ferite autoinflitte.
  4. Problemi emotivi: Segni di depressione, ansia o disagio emotivo.

È un comportamento pericoloso che può portare a gravi conseguenze fisiche e psicologiche

Gli adolescenti che si autolesionano hanno bisogno di sostegno, comprensione e aiuto professionale per imparare strategie più sane per gestire le proprie emozioni e affrontare le sfide della vita. L’intervento precoce da parte di genitori, insegnanti e professionisti della salute mentale è fondamentale per aiutare gli adolescenti a superare l’autolesionismo.

È importante notare che l’autolesionismo non è una soluzione efficace per affrontare i problemi emotivi o le sfide dell’adolescenza.

È importante affrontare il tema dell’autolesionismo con empatia e comprensione, cercando di capire le ragioni dietro questo comportamento anziché giudicarlo.

Le cause dell’autolesionismo in adolescenza possono essere complesse e variano da persona a persona

Alcuni dei motivi comuni dietro l’autolesionismo comprendono:

  1. Regolazione emotiva: Gli adolescenti potrebbero utilizzare l’autolesionismo come mezzo per gestire emozioni intense, come la rabbia, la tristezza, l’ansia o la frustrazione. Sentire fisicamente il dolore può distogliere temporaneamente l’attenzione da queste emozioni.
  2. Autopunizione: Alcuni adolescenti si infliggono danni fisici come forma di auto-punizione per reali o presunte colpe o errori. Questo può essere collegato a bassa autostima o a problemi di autostima.
  3. Comunicazione del dolore: L’autolesionismo può essere un modo per comunicare agli altri il proprio dolore emotivo, anche quando è difficile esprimerlo verbalmente.
  4. Controllo: l’autolesionismo può rappresentare una forma di controllo su se stessi e sulla propria vita in situazioni in cui si sentono impotenti o sopraffatti.
  5. Coping con traumi passati: Alcuni adolescenti che hanno vissuto traumi o abusi possono utilizzare l’autolesionismo come mezzo per gestire i ricordi dolorosi o come forma di auto-soppressione.
  6. Imitazione o pressione dei pari: In alcuni casi, i giovani possono iniziare a praticare l’autolesionismo a seguito di influenze da parte dei loro coetanei o come risultato di pressioni sociali.

L’autolesionismo è un segnale di allarme che indica che l’adolescente sta affrontando delle difficoltà emotive o psicologiche

È fondamentale che gli adulti, come genitori, insegnanti ed educatori reagiscano in modo adeguato e offrano supporto.

  1. Comunicazione aperta: Creare uno spazio sicuro e non giudicante in cui l’adolescente possa parlare dei propri sentimenti e delle ragioni dietro l’autolesionismo.
  2. Ricerca di supporto professionale: Consultare uno psicologo, uno psichiatra o un terapeuta specializzato nell’aiutare gli adolescenti a gestire le loro emozioni e a sviluppare strategie di coping più sane.
  3. Coinvolgimento familiare: Coinvolgere la famiglia nell’approccio terapeutico, se appropriato, può essere utile per affrontare le dinamiche familiari che possono contribuire al problema.
  4. Evitare il giudizio: Evitare di giudicare o punire l’adolescente per l’autolesionismo, poiché questo può peggiorare la situazione.
  5. Promuovere alternative sane: Aiutare l’adolescente a sviluppare modi più sani per gestire le emozioni, come la meditazione, l’esercizio fisico o l’arte terapia.
  6. Monitoraggio e sostegno continuo: L’autolesionismo in adolescenza può richiedere tempo per essere superato, quindi è importante fornire un sostegno costante e continuare a monitorare l’adolescente nel corso del trattamento.

L’autolesionismo in adolescenza è un problema serio che richiede una risposta empatica e professionale. La consulenza da parte di un professionista della salute mentale è spesso essenziale per aiutare l’adolescente a comprendere e affrontare le ragioni dietro questo comportamento e per sviluppare strategie più sane per affrontare le emozioni difficili.

autolesionismo in adolescenza

importanza della stabilità per i bambini

L’importanza della stabilità per i bambini

Sappiamo tutti come la stabilità sia un bisogno fondamentale per i bambini, ma che cosa significa questo nel concreto della loro vita? Per una crescita sana dal punto di vista  fisico, emotivo ed intellettuale, si ha bisogno di stimoli e novità, ma anche di stabilità e di coerenza, di disporre di punti di riferimento reperibili sia nell’ambiente fisico che nelle persone.

L’essenza di questo bisogno consiste nel concreto nell’avere almeno una relazione affettiva stabile. Ovviamente più ce ne sono e meglio è. La stabilità affettiva, che nasce da legami di attaccamento è quella che trasmette un senso generalizzato di ottimismo e fiducia.

in un nucleo familiare stabile e sufficientemente organizzato i bambini possono prevedere gli eventi, coglierne il senso e hanno un’idea realistica delle conseguenze che comportano le loro azioni e quelle degli altri.

Questo presupposto consente al bambino di sviluppare aspettative positive nei confronti della realtà esterna e di nutrire fiducia negli altri, creando una buona base di partenza che a lungo termine ha i seguenti effetti:

  • aiuta il bambino ad osservare il mondo e ha prendere iniziative
  • incoraggia lo sviluppo del pensiero logico(si colgono sequenze di azioni e di reazioni significative)
  • facilita la socializzazione
  • promuove la formazione della coscienza critica nell’adolescenza
  • aiuta a reagire agli stress, a fronteggiare le frustrazioni, i dolori, le paure
  • favorisce il raggiungimento di un giusto equilibrio tra dipendenza ed indipendenza
  • promuove la formazione dell’identità
  • aiuta a superare più facilmente i conflitti
  • favorisce la certezza che si può trovare una via di uscita
  • favorisce lo sviluppo di relazioni affettive sane negli anni a venire

Sperimentare la stabilità per un bambino significa soprattutto che i genitori reagiscano in modo prevedibile. i bambini che hanno dei genitori che alternano rabbie improvvise con tormentosi sensi di colpa tendono ad essere più ansiosi.

Analogo discorso vale per la scuola. Infatti ogni cambiamento va compreso ed assimilato. Le abitudini e le routine sono infatti alla base del senso di sicurezza.

importanza della stabilità per i bambini