Le 12 funzioni della genitorialità: quali sono e come interpretarle a livello psicologico

Non c’è un manuale per fare il genitore ma, in un certo senso, possiamo dire che è un “lavoro” che si impara sul campo. La genitorialità si è molto evoluta e ramificata negli ultimi tempi, soprattutto grazie agli studi approfonditi che si sono fatti in psicologia. Con il termine genitorialità si fa generalmente riferimento al ruolo inedito di genitore, inteso come madre o padre che si prende cura del figlio.

In realtà ci sono tante altre dinamiche che si attivano nel genitore, che da oggetto di cura si trasforma in un soggetto che si prende cura. Del resto chi diventa genitore intraprende un nuovo percorso della sua vita, che porta una serie di cambiamenti, ansie e problematiche che incidono profondamente sul suo “io”.

Le 12 funzioni della genitorialità

Quando parliamo di genitorialità non facciamo riferimento unicamente all’essere genitori, ma anche a quella costruzione di uno spazio psicodinamico autonomo che fa parte dello sviluppo della persona e che si attiva proprio con la nascita di un figlio. Le 12 funzioni principali della genitorialità sono le seguenti:

  1. Funzione protettiva. Questa è la funzione più naturale del caregiver, che per l’appunto protegge, accudisce e si prende cura del bambino.
  2. Funzione affettiva. La capacità di entrare subito in risonanza affettiva con l’altro tramite una sintonizzazione affettiva, che include tutte le emozioni che circondano il bambino.
  3. Funzione regolativa. La capacità del caregiver di fornire al bambino quelle strategie necessarie per regolare i propri stati emotivi e organizzare le risposte comportamentali più adeguate che ne conseguono. In realtà il bambino possiede sin dalla nascita la capacità di regolare i suoi stati emotivi, ma gli strumenti per gestirla gli vengono dati dal caregiver.
  4. Funzione normativa. È una conseguenza della funzione regolativa e rappresenta la capacità del genitore di imporre dei limiti e di fornire al bambino una struttura di riferimento per comprendere norme e regole sociali.
  5. Funzione predittiva. Indica la capacità del genitore di prevedere dai comportamenti del bambino quando raggiungerà la prossima tappa evolutiva della sua crescita.
  6. Funzione rappresentativa. Comprende tutte le interazioni sociali con il bambino, che si evolvono e cambiano a seconda della sua crescita.
  7. Funzione significante (o funzione alfa della madre). Si tratta di un contenitore all’interno del quale il bambino racchiude idee e pensieri per cominciare a pensare tramite il processo di proiezione e identificazione.
  8. Funzione fantasmatica. Sono quelle fantasie che il bambino costruisce per comprendere meglio la realtà e formare la sua identità. Quelle stesse fantasie inizialmente corrispondono ai fantasmi familiari dei genitori che fanno parte del romanzo familiare.
  9. Funzione proiettiva. Molto semplicisticamente possiamo dire che si tratta della proiezione dei genitori verso i figli tramite i cosiddetti “scenari narcisistici della genitorialità”.
  10. Funzione triadica. La capacità di creare empatia e un’alleanza tra genitori e figli, che lavorano di squadra per raggiungere l’obiettivo condiviso.
  11. Funzione differenziale. Fa riferimento alla dualità della genitorialità, che si esprime con la modalità materna e paterna. Benché abbiano caratteristiche piuttosto diverse, sono entrambe fondamentali per un gioco relazionale sano.
  12. Funzione transgenerazionale. Indica l’inserimento del figlio nella storia della famiglia, che comprende la sua nascita e racchiude le relazioni con le due famiglie di origine.

La genitorialità è un terreno molto complesso che racchiude aspetti individuali e relazionali. Un percorso complesso, poiché crescere un figlio significa intraprendere un percorso del tutto nuovo e inesplorato. Per questo motivo esistono terapeuti e psicologi che tramite appositi percorsi di sostegno e di educazione alla genitorialità permettono ai genitori di costruire un rapporto solido da un punto di vista emotivo, affettivo, relazionale e comunicativo. Questo è importante nelle fasi di crescita del bambino, ma anche in occasione di eventi traumatici come separazioni, divorzi, oppure durante l’adolescenza o in presenza di comportamenti problematici.

Foto: Pixabay

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