Il ruolo delle emozioni nella relazione genitore-figlio
I bambini osservano e imitano i genitori: questa non è una frase fatta o un modo di dire, ma è la realtà, soprattutto quando si tratta di emozioni. Per prima cosa è importante capire il contesto in cui il bambino vive, poiché le emozioni possono essere interpretate positivamente o negativamente a seconda della cultura. Una cosa è certa: il modo in cui un bambino impara a conoscere le emozioni, tramite lo specchio dei genitori, influenzerà come si comporterà e interagirà con gli altri. Le emozioni dei bambini sono dunque legate alla cultura, al rapporto con chi si prende cura di loro e a quell’approccio che la psicologia definisce filofosia meta-emotiva che analizziamo nel successivo paragrafo.
Cos’è la filosofia meta-emotiva?
La filosofia meta-emotiva analizza le idee e i sentimenti che le persone hanno sulle loro emozioni e su quelle degli altri. Nello specifico si concentra sulla relazione tra le emozioni dei genitori e dei loro figli.
I comportamenti dei genitori influenzano il modo in cui i figli esprimono, comprendono e regolano le loro emozioni. Se ad esempio i genitori ritengono che la paura sia un sentimento da evitare, probabilmente anche i figli la penseranno allo stesso modo.
Come “educare” i figli alle emozioni?
Alcuni genitori utilizzano intenzionalmente la socializzazione emotiva per aiutare i loro figli ad esprimere, capire e gestire le emozioni, seguendo le norme sociali e culturali. Questi genitori sono veri e propri “allenatori di emozioni”, in quanto vedono le emozioni come opportunità di insegnamento. Aiutano i bambini a verbalizzare le loro emozioni, sia positive che negative, senza ignorarle o sminuirle. Questa filosofia meta-emotiva, nota come Philosophy Emotion Coaching, incoraggia i bambini a sviluppare una buona competenza emotiva e abilità sociali.
Al contrario alcuni genitori seguono la cosiddetta “Dismissing Meta-emotion Philosophy”, di fatto minimizzando o ignorando le emozioni negative dei bambini. I genitori non sono in grado di assistere il bambino quando fa esperienza negative, quindi cercano di distrarlo affinché le superi quanto prima. L’insofferenza dei genitori può portare addirittura a rimproveri o punizioni nei confronti dei figli quando manifestano emozioni poco gradite, come la rabbia o la tristezza.
Le emozioni negative sono viste come pericolose, quindi piuttosto che affrontarle i genitori preferiscono “insabbiarle” o aggirarle. Questo però non è un approccio sano nei confronti dei bambini, che percepiscono le loro emozioni in modo ambiguo con effetti negativi sul loro sviluppo socio-emotivo.
Quanto sono importanti i genitori sulla gestione delle emozioni dei figli?
Diversi studi hanno evidenziato che i bambini con genitori che hanno adottato un’educazione improntata all’accettazione delle emozioni dei figli, sia positive che negative, hanno una maggiore empatia, affrontano le problematiche anziché evitarle e chiedono aiuti nei momenti di difficoltà. Inoltre questi bambini hanno dimostrato una maggiore capacità di regolazione delle emozioni, in base al contesto e tenendo presente la prospettiva dell’altro.
È quindi evidente quanto siano fondamentali i genitori nella gestione delle emozioni dei figli. Tuttavia gli adulti non devono essere abbandonati al loro ruolo genitoriale, ma anche loro hanno bisogno di una figura professionale che funga da guida, in grado di spiegare loro quali sono le strategie e i comportamenti più adeguati da seguire.
I genitori che sono stati educati a “bypassare” le emozioni negative, lo insegneranno a loro volta ai figli. Una figura esperta può invece rompere questa catena e aiutare tanto i genitori quanto i figli a gestire adeguatamente le loro emozioni.












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