Ritiro sociale in adolescenza: cos’è e come affrontarlo

Ritiro sociale in adolescenza

È normale che il proprio figlio adolescente se ne stia sempre chiuso nella sua stanza, impedendo l’accesso ai genitori e tagliando quasi ogni contatto col mondo esterno? In linea di massima la risposta potrebbe essere anche sì, ma su questo aspetto è opportuno che i genitori tengano le antenne dritte. Questa situazione, se si protrae per almeno 6 mesi, può configurare una problematica piuttosto seria come il ritiro sociale in adolescenza.

Quali sono i sintomi del ritiro sociale in adolescenza?

Quando gli adolescenti non hanno più alcun contatto col mondo esterno per un periodo prolungato, sostituendo le interazioni sociali con giochi online e social, allora è il caso di monitorare questa situazione con grande attenzione.

Generalmente vivere la notte e dormire il giorno è uno dei sintomi del ritiro sociale. L’adolescente non riesce a distinguere tra il giorno e la notte, ma generalmente preferisce uscire dalla sua stanza nelle ore notturne poiché sa che non incontrerà nessuno.

L’inversione dei ritmi sonno-veglia provoca altre problematiche come apatia e letargia costante, che inevitabilmente incidono sull’andamento scolastico e sulla capacità di concentrazione. I ragazzi rifiutano il presente, la scuola e le relazioni sociali, di conseguenza non pensano assolutamente al futuro.

Le cause?

Da cosa dipende il ritiro sociale in adolescenza? Da tanti motivi, a partire dai significativi cambiamenti del proprio corpo che non sempre vengono vissuti con serenità dall’adolescente. I canoni di bellezza moderni hanno purtroppo imposto fisici perfetti e senza un filo di grasso, per non parlare della necessità di apparire vincenti e popolari, altro modello imposto dalla società attuale.

In tale contesto l’adolescente rischia di sentirsi inadeguato e, se non si vede allo specchio bello, forte e vincente si vergogna e preferisce rinchiudersi nella sua stanza, così da non incorrere nel bullismo, nella paura di fallire o di essere preso in giro.

Altre cause sono di natura mentale e strettamente legate a disturbi d’ansia e depressione. L’adolescenza è un’età molto delicata, in cui si lascia per sempre il mondo dei bambini per entrare nel mondo dei grandi, o almeno nell’anticamera. In questo passaggio il ragazzino si trova ad affrontare nuove sfide che creano ansia e preoccupazione. Piuttosto che mettersi in gioco, col rischio di fallire, i ragazzi preferiscono dunque ritirarsi. Gli adolescenti provano anche un senso di vergogna verso i genitori, perché temono di deluderli, perciò preferiscono evitarli proprio per non dover affrontare quella sensazione di inadeguatezza.

Cosa possono fare i genitori?

I genitori devono essere sempre presenti e tenere sotto controllo i comportamenti degli adolescenti, intervenendo tempestivamente se alcuni atteggiamenti sfiorano il patologico.

Individuare una patologia come il ritiro sociale in adolescenza è piuttosto complesso, anche perché i sintomi possono essere blandi o poco preoccupanti. Difficilmente questi ragazzi hanno eccessi di rabbia, quindi è facile cadere nell’errore di pensare che siano semplicemente introversi o che il loro comportamento sia legato ad una fase della crescita.

Quando però rifiutano di uscire con gli amici, andare a mangiare una pizza o partecipare a feste di compleanno, attività che solitamente danno gioia ed entusiasmo, è il caso di intervenire.

I genitori devono essere costantemente in contatto con la scuola, che deve segnalare eventuali comportamenti preoccupanti. Inoltre è fondamentale contattare tempestivamente uno specialista, che può avere inizialmente contatti con il ragazzino per instaurare con lui un rapporto di fiducia per poi avviare una terapia più incisiva.

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