Disturbi alimentari nei bambini: come gestirli e da cosa dipendono

disturbi alimentari nei bambini

I bambini che non vogliono mangiare non sono certo una novità e, nella maggior parte dei casi, possono essere considerati semplici capricci. Tuttavia problemi come la bulimia o l’anoressia erano disturbi dell’alimentazione legati all’età adolescenziale e riguardava principalmente le ragazzine. Oggi invece sono sempre più frequenti i casi di disturbi alimentari nei bambini ed è importante capire quando si tratta per l’appunto di capricci e quando, invece, si tratta di veri e propri problemi che richiedono un intervento tempestivo.

Disturbi alimentari nei bambini piccoli

Per prima cosa è importante individuare le 4 tipologie più diffuse di disturbi alimentari nei bambini:

  • comportamento selettivo. I bambini decidono di mangiare solo determinati cibi, in base al colore o alla consistenza, e questo è tra i disturbi più diffusi;
  • disturbo di alimentazione selettiva. Questo disturbo non è molto differente da quello precedente, ma la selezione è ancora più rigida e ampia e, a lungo andare, può provocare problemi nella crescita e carenze nutrizionali causate da uno scarso apporto di vitamine;
  • disfagia funzionale. Anche questo disturbo si palesa in modo piuttosto frequente e si verifica quando il bambino ha subito un trauma legato al cibo. Se ad esempio ha rischiato di soffocare con il cibo, o ha visto qualche persona che stava per soffocare mentre mangiava, potrebbe sviluppare una sorta di paura verso il cibo, percepito come qualcosa di pericoloso e ostile;
  • disturbo da rifiuto pervasivo di cibo. Questo è un disturbo piuttosto raro, ma più pericoloso, poiché il bambino si rifiuta non solo di mangiare, ma anche di bere. La disidratazione e il sottopeso possono avere conseguenze molto gravi come il ricovero in ospedale e terapie lunghe e difficili.

Quali sono le cause?

Sono semplici capricci o c’è un motivo di fondo che scatena questi disturbi alimentari? Spesso tali disturbi sono indotti e si possono individuare due tipi di cause: psicologiche e fisiche.

Il rifiuto del cibo di natura psicologica nella maggior parte dei casi dipende da uno stato di disagio, come un lutto, un trauma o cambiamenti importanti, come l’arrivo di un fratellino. Facendo un discorso più generale, si presta sempre meno attenzione alla qualità del cibo. La frenesia della vita moderna porta i genitori a far mangiare ai bambini cibo spazzatura di scarsa qualità. Tuttavia è importante ricordare che il cibo non è solo nutrizione, ma anche relazione.

E poi ci sono motivazioni di natura fisica e la selezione del cibo può dipendere da problemi fisici come la celiachia o il reflusso gastroesofageo, o addirittura può manifestare un disturbo dello spettro autistico.

Cosa devono fare i genitori?

Come affrontare la situazione? I genitori possono cadere vittime della frustrazione, ma devono imparare a gestire la rabbia. Sgridare severamente il bambino perché non vuole mangiare non è una soluzione. Allo stesso modo bisogna evitare ricatti o metodi coercitivi, con frasi del tipo “se mangi ti compro il giocattolo o ti porto alle giostrine”. In ogni caso i genitori non devono arrendersi al primo no ma, con perseveranza e tenacia, devono insistere ma senza costrizioni.

Da tenere a mente che i bambini osservano e imparano dall’ambiente dove vivono, quindi è consigliabile proporre a tavola cibo diverso e variegato per abituarli ad un’alimentazione ricca. Bisogna evitare che i bambini “pizzichino” troppi cibi e merendine nel corso della giornata. Se nonostante tutti gli accorgimenti i problemi persistono, allora la cosa migliore è rivolgersi quanto prima ad un professionista.

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