La teoria della mente: capire gli stati mentali degli altri
I bambini sin da piccoli sviluppano una particolare capacità di mentalizzare il comportamento, cioè attribuire stati mentali alle persone per prevenire e in un certo senso interpretare le loro azioni future. Questo particolare comportamento si chiama teoria della mente e può essere “tradotto” con “io penso che tu pensi…”. In pratica questo è il ragionamento del bambino: “se mamma pensa che io sto dormendo, allora posso giocare di nascosto”.
Tale modo di pensare compare intorno ai 2 anni, anche se in modo graduale. In precedenza il bambino comunica tramite il “pointing”, cioè indicare qualcosa che si desidera, come un giocattolo o un bicchiere d’acqua. Lentamente il bambino osserva le reazioni degli adulti, sviluppando nella sua mente una serie di pensieri ed emozioni che ne spiegano i comportamenti.
Cos’è la teoria della mente e come si sviluppa
La teoria della mente, come detto, inizia a manifestarsi intorno ai 2 anni, quando il bambino è in grado di riconoscere solo le emozioni e i desideri suoi e degli altri. In questa fase domina la psicologia del desiderio. Ad esempio un bambino continuerà a chiedere la torta, benché la mamma gli abbia detto che per averla deve prima finire la pasta.
Verso i 3 anni si affaccia la psicologia della vera credenza. In questa fase il bambino comprende la vera credenza, collegata ad un fatto realmente accaduto, ma non capisce che ciò che succede non sempre corrisponde a ciò che lui crede.
Supponiamo che Marco rompa la macchinina di Luca. Marco piange e dice al papà che Luca è cattivo. Il papà gli spiega che Luca non l’ha fatto apposta, ma Marco continuerà a credere che Luca è cattivo perché gli ha rotto la macchinina.
A 4 anni subentra poi la psicologia della falsa credenza. Il bambino capisce che la credenza di una persona può essere diversa dalla sua.
Il test della falsa credenza: Sally e Anne
Nel 1983 fu elaborato il cosiddetto test della falsa credenza, dove protagoniste sono due bambine, Sally e Anne. Ai bambini viene illustrata con una vignetta in sequenza, o con un video, la storia di Sally e Anne. Sally ha un cestino, dentro al quale mette una biglia coperta con un panno, mentre Anne ha una scatola.
Nel gioco di finzione Sally esce dalla stanza, mentre Anne prende la biglia nel cestino e la mette nella sua scatola. Sally poco dopo torna e vuole giocare con la biglia. A quel punto l’esaminatore chiede ai piccoli spettatori dove guarderà Sally per trovare la sua biglia e giocare.
I bambini con meno di 4 anni tendono a rispondere, erroneamente, che Sally cercherà la palla nella scatola. Non sono ancora in grado di comprendere che ciò che hanno osservato, cioè lo spostamento della biglia dal cestino alla scatola, è diverso dalla credenza di Sally, che ha lasciato la biglia nella cesta e quindi la cercherà lì.
Cosa possono fare i genitori?
I genitori devono aiutare i bambini a sviluppare la capacità di mentalizzazione e l’empatia verso il prossimo. È consigliabile usare un linguaggio farcito di parole legate agli stati emotivi e mentali, come “credo”, “voglio”, “penso”, “sento” ecc. Sarebbe opportuno anche condividere momenti della giornata, aggiungendo parole che spiegano il proprio stato emotivo, ad esempio “mamma è felice perché oggi è una bella giornata”, oppure “papà è stanco perché oggi ha lavorato tanto”.
Se il bambino dovesse sbagliare qualcosa, o se sbagliano i genitori, è importante dare una spiegazione poiché non sempre la realtà corrisponde a ciò che si credeva o si voleva.




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