Sara Mengoni Psicologa
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Genitori e bambini: affrontare la rabbia in modo positivo

genitori e bambini rabbia

Genitori e bambini: affrontare la rabbia in modo positivo

 

Quando un bambino manifesta rabbia, è importante che i genitori accolgano questa emozione senza giudizio. La rabbia è una risposta normale allo stress, alla frustrazione o all’irritazione. I genitori dovrebbero riconoscere che il bambino ha il diritto di sentirsi arrabbiato e che non c’è nulla di sbagliato in questo.

Accogliere l’emozione significa ascoltare attentamente il bambino, senza interromperlo o minimizzare i suoi sentimenti. I genitori dovrebbero mostrare empatia e comprensione, dicendo cose come “capisco…sei arrabbiato perché si è rotto il tuo gioco preferito, lo sarei anch’io…”, “In questo momento sei arrabbiato perché non possiamo fare quello che vorresti…”, “Ora sei arrabbiato ma sai, non è il modo corretto per manifestare quello che provi, appena ti sarai calmato ne potremo parlare…”; “ti senti arrabbiato e va bene, ma tirare calci o urlare, invece no”.

Questo aiuta il bambino a sentirsi compreso e accettato, il che è il primo passo per gestire la rabbia in modo costruttivo.

È importante poi aiutare il bambino a descrivere l’emozione che sta provando anche con immagini come “sento una cosa dentro, come… un pallone che si gonfia si gonfia e poi esplode”; “sento caldo caldo alla faccia come se ci fosse un fuoco nella testa”.

Spiegare al bambino che tutti, compresi gli adulti, sperimentano la rabbia. È importante far capire che è una reazione comune alle delusioni o ai desideri non soddisfatti. Ad esempio, potresti dire: “Anche io sarei arrabbiato se non potessi andare al parco giochi.”

I bambini devono sapere che è accettabile provare rabbia. Tuttavia, è importante insegnare loro come esprimerla in modo appropriato. Assicurati che capiscano che l’emozione in sé non è sbagliata, ma che alcune modalità di espressione potrebbero non essere adeguate.

Durante il picco, il genitore può aiutare il bambino ad incanalare la rabbia in modo costruttivo: é importante che il bambino non distrugga oggetti e non faccia male nè a se stesso nè ad altri perchè questo lo farebbe spaventare della sua stessa emozione che percepirebbe come distruttiva andando a minare la sua autostima.

I genitori possono affiancare il bambino aiutandolo con tecniche di rilassamento, come la respirazione profonda, o anche l’uso di un “cuscino della rabbia” che sarà stto scelto in precedenza come oggetto su cui scaricare le emozioni in modo sicuro. Anche il disegno o l’attività fisica, come una corsa o dei saltelli, possono essere utili per liberare la tensione.

In un momento successivo i genitori devono cercare di capire le cause della rabbia. Possono fare domande aperte come “Cosa ti ha fatto arrabbiare?” o “Cosa ti preoccupa?”. Questo aiuta il bambino a esprimere i suoi sentimenti e a identificare le situazioni o i trigger che scatenano la sua rabbia.

Identificare le cause della rabbia è importante perché consente ai genitori di affrontare il problema alla radice. Potrebbero scoprire che il bambino è arrabbiato a causa di un conflitto con un amico, di una delusione scolastica o di una frustrazione personale. Una volta identificate le cause, i genitori possono affrontarle in modo più mirato.

La gestione della rabbia è una competenza che deve essere insegnata e praticata nel tempo. I genitori possono aiutare il bambino a sviluppare abilità di gestione delle emozioni attraverso l’allenamento costante.

Una strategia efficace per dirigere la rabbia è l’insegnamento delle abilità di comunicazione. I genitori possono insegnare al bambino a esprimere i suoi sentimenti in modo assertivo e non aggressivo. Ad esempio, invece di urlare o colpire, il bambino potrebbe imparare a dire “Mi sento arrabbiato perché…” e poi esporre il motivo della sua rabbia.

I genitori possono anche incoraggiare il bambino a cercare soluzioni ai problemi che causano la rabbia. Ad esempio, se il bambino è arrabbiato a causa di un conflitto con un amico, i genitori possono suggerire di parlare con l’amico per risolvere la situazione in modo pacifico.

Inoltre, i genitori possono incoraggiare il bambino a esercitarsi nell’affrontare situazioni che scatenano la rabbia in modo costruttivo. Ad esempio, possono fare dei giochi di ruolo in cui il bambino pratica la gestione della rabbia in situazioni simulate. Questo aiuta il bambino a acquisire fiducia nelle proprie abilità di gestione delle emozioni.

Accogliere l’emozione senza giudizio, identificare le cause, dirigere l’emozione in modo costruttivo e allenare il bambino sono passi fondamentali per aiutare i bambini a gestire la loro rabbia in modo sano. I genitori che adottano questo approccio possono contribuire a sviluppare abilità di gestione delle emozioni nei loro figli, preparandoli per una vita più equilibrata e felice.

genitori e bambini rabbia

Gennaio 27, 2024/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/01/genitori-e-bambini-rabbia.webp 312 678 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2024-01-27 10:31:042024-04-10 13:13:40Genitori e bambini: affrontare la rabbia in modo positivo
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Iperattività nel bambino: quando preoccuparsi e cosa osservare

iperattività del bambino

Iperattività nel bambino: quando preoccuparsi e cosa osservare

L’iperattività nel bambino è un tema che preoccupa molti genitori. Non sempre, però, un bambino molto attivo o vivace presenta un vero problema clinico. In alcuni casi si tratta di energia, temperamento e bisogno di movimento; in altri, invece, alcuni segnali meritano maggiore attenzione.

Capire quando preoccuparsi per l’iperattività nel bambino significa osservare non solo quanto si muove, ma soprattutto quanto questo comportamento interferisce con la vita quotidiana, con il gioco, con la scuola e con le relazioni.

Iperattività nel bambino: quando preoccuparsi davvero

È normale che un bambino corra, si agiti, faccia rumore e fatichi a stare fermo a lungo. Il punto non è la vivacità in sé, ma la sua intensità, frequenza e persistenza nel tempo.

Può essere utile approfondire se il bambino:

  • è quasi sempre in movimento;
  • fatica molto a rimanere seduto anche per brevi momenti;
  • passa rapidamente da un’attività all’altra senza riuscire a mantenerla;
  • interrompe continuamente gli altri;
  • agisce impulsivamente senza valutare le conseguenze;
  • mostra difficoltà significative a scuola o nelle relazioni.

Quando questi segnali durano nel tempo e compromettono il funzionamento quotidiano, è importante non liquidarli come “solo vivacità”.

Bambino vivace o bambino iperattivo?

Un bambino vivace può essere energico, rumoroso e impulsivo, ma in genere riesce comunque a concentrarsi su ciò che gli interessa, a giocare con una certa continuità e a trarre piacere dall’attività che sta svolgendo.

Nel caso dell’iperattività nel bambino, invece, il movimento può diventare disorganizzato e poco controllabile. Il gioco si frammenta, l’attenzione si disperde, il bambino inizia molte cose ma fatica a portarle avanti. Più che usare l’attività, sembra esserne travolto.

Quali fattori possono esserci dietro

L’iperattività può avere origini diverse e non va interpretata in modo superficiale. In alcuni casi può essere collegata a un quadro di ADHD, in altri può essere influenzata da stress, difficoltà emotive, fatica nella regolazione degli impulsi, tensioni familiari o ambienti molto disorganizzati.

Per questo motivo è importante evitare etichette affrettate. Dietro un comportamento agitato può esserci un bambino che fatica a contenere le emozioni, a tollerare l’attesa o a sentirsi sufficientemente al sicuro.

Cosa possono fare i genitori

Di fronte all’iperattività nel bambino, i genitori possono osservare con attenzione alcuni aspetti fondamentali:

  • in quali momenti il comportamento aumenta;
  • se compare in tutti i contesti o solo in alcuni;
  • quanto incide sul gioco, sulla scuola e sulle relazioni;
  • come il bambino reagisce ai limiti e alle frustrazioni;
  • se sono presenti eventi stressanti o cambiamenti importanti.

Può essere utile offrire una quotidianità più prevedibile, routine più chiare, regole semplici e un contenimento emotivo costante. Anche il modo in cui l’adulto reagisce fa molta differenza: punizioni confuse, urla continue o richieste contraddittorie spesso peggiorano la situazione.

Quando chiedere aiuto

È opportuno chiedere una valutazione quando l’agitazione, la disattenzione o l’impulsività sono persistenti, si presentano in più contesti e interferiscono in modo significativo con la vita del bambino.

Una valutazione non serve ad “attaccare un’etichetta”, ma a comprendere meglio il funzionamento del bambino e i suoi bisogni. In molti casi, aiutare i genitori a leggere il comportamento e a trovare modalità educative più efficaci è già un passaggio importante.

Se senti che la situazione sta diventando faticosa, può essere utile approfondire attraverso un percorso di consulenza genitoriale online o di sostegno psicologico per bambini e adolescenti.

Se senti che le richieste quotidiane diventano spesso una lotta, puoi iniziare da uno strumento pratico: il workbook “Mio figlio non mi ascolta mai”, pensato per aiutare i genitori a comprendere meglio i conflitti, i limiti e le reazioni emotive dei figli.

Gennaio 14, 2024/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2013/01/bambino-iperattivo.webp 312 805 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2024-01-14 18:20:212026-07-02 10:37:47Iperattività nel bambino: quando preoccuparsi e cosa osservare
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La frustrazione nello sviluppo psicologico: dalla prima infanzia all’adolescenza

frustrazione bambino

La frustrazione nello sviluppo psicologico: dalla prima infanzia all’adolescenza

La frustrazione, un concetto ampiamente esplorato nella letteratura psicologica e in quella specifica della psicologia dello sviluppo, è stata oggetto di numerosi studi e teorie. Questo fenomeno è fondamentale per comprendere come gli individui si adattano alle sfide e agli ostacoli nel corso della loro vita.

In psicologia, questo stato emotivo è spesso descritto come una risposta che si verifica quando un individuo incontra impedimenti nel raggiungimento di un obiettivo. Le radici di questa comprensione possono essere rintracciate nelle teorie del comportamentismo, dove la frustrazione era vista come una conseguenza dell’interruzione di un comportamento appreso o desiderato. Successivamente, le teorie cognitiviste hanno ampliato questa prospettiva, esaminando come le percezioni, i pensieri e le aspettative influenzino l’esperienza di questa emozione.

La teoria della frustrazione-aggressione, inizialmente proposta dagli psicologi della Scuola di Yale negli anni ’30, suggerisce che questo vissuto emotivo possa portare spesso all’aggressione. Questa teoria è stata successivamente modificata per includere una varietà di risposte, oltre all’aggressione, come il ritiro o la soluzione creativa dei problemi.

Nella psicologia dello sviluppo

Nel contesto dello sviluppo, la frustrazione è vista come un elemento chiave nel processo di crescita e apprendimento. La letteratura in questo campo si concentra su come la gestione di questa emozione evolve dall’infanzia all’adolescenza e oltre.

Nelle prime fasi della vita, questo vissuto emotivo è spesso legato all’apprendimento di nuove abilità e all’esplorazione dell’ambiente. I teorici dello sviluppo, come Jean Piaget, hanno sottolineato l’importanza della frustrazione nel promuovere l’adattamento e l’assimilazione cognitiva.

Durante l’adolescenza, questa esperienza emotiva è frequentemente associata alla lotta per l’indipendenza, alla formazione dell’identità e alla gestione delle relazioni sociali complesse. La teoria psicosociale di Erik Erikson evidenzia il ruolo della frustrazione nelle crisi di sviluppo tipiche di questa fase della vita.

La frustrazione nei bambini

Nei primi anni di vita, i bambini iniziano a sperimentare la frustrazione in situazioni quotidiane. Questa può emergere quando incontrano limiti nelle loro capacità fisiche, intellettuali o emotive. Ad esempio, un bambino può vivere questa reazione emotiva quando non riesce a completare un puzzle o quando gli viene negato un giocattolo. Questi momenti sono fondamentali per lo sviluppo della capacità di affrontare le sfide.

Questa emozione, in questa età, può manifestarsi attraverso pianti, capricci o comportamenti aggressivi. È un periodo in cui i bambini stanno ancora imparando a regolare le loro emozioni e a comprendere il mondo intorno a loro. La loro risposta alla frustrazione è spesso diretta e immediata, poiché non hanno ancora sviluppato le competenze cognitive ed emotive per gestirla in modo più maturo.

La frustrazione negli adolescenti

L’adolescenza è un periodo di grandi cambiamenti fisici, emotivi e sociali. Gli adolescenti sperimentano questa emozione in modo più complesso rispetto ai bambini. Questa può derivare da sfide accademiche, relazioni con i coetanei, cambiamenti corporei o conflitti familiari. La ricerca dell’indipendenza e l’esplorazione dell’identità personale sono spesso fonti di tensione emotiva.

Negli adolescenti, la frustrazione può portare a comportamenti ribelli, ritiro sociale o problemi di autostima. Hanno una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie emozioni, ma possono ancora faticare a trovare modi adeguati per esprimere e gestire questo vissuto emotivo.

Quando la fatica emotiva diventa frequente o difficile da comprendere, può essere utile approfondire il tema del sostegno psicologico per bambini e adolescenti.

Quando la frustrazione è problematica

La frustrazione diventa problematica quando impedisce il normale funzionamento o ostacola lo sviluppo. Nella prima infanzia, questo può significare un frequente ricorso a capricci o comportamenti aggressivi. Negli adolescenti, invece, può manifestarsi in modo più sottile, attraverso isolamento, ansia o vissuti depressivi. In entrambe le fasi, una risposta eccessiva o prolungata a questo stato emotivo può essere un segnale di difficoltà più profonde.

L’aspetto positivo della frustrazione

Nonostante le sfide che comporta, la frustrazione può avere anche una funzione positiva e costruttiva. Insegna ai bambini e agli adolescenti a confrontarsi con i limiti, a sviluppare resilienza e a cercare soluzioni creative ai problemi. Questo vissuto emotivo può diventare un potente motore per l’apprendimento e la crescita personale, spingendo i giovani a superare gli ostacoli e ad adattarsi a nuove situazioni.

Una gestione adeguata di questa emozione può favorire una crescita significativa e contribuire al benessere emotivo.

I genitori, riconoscendo e supportando i figli attraverso queste esperienze, possono aiutarli ad attraversare con maggiore sicurezza le sfide emotive e a svilupparsi come individui resilienti e adattabili. La gestione della frustrazione, quindi, diventa un importante indicatore dello sviluppo psicologico di un individuo. Il modo in cui bambini e adolescenti rispondono e si adattano a questo vissuto fornisce una finestra sulla loro capacità di affrontare le difficoltà, sviluppare resilienza e costruire relazioni soddisfacenti con gli altri. In questo contesto, la frustrazione non è solo una sfida da superare, ma anche un’opportunità per crescere e apprendere.

La gestione di questa emozione nel contesto dello sviluppo infantile è un tema delicato e complesso, che richiede un equilibrio preciso. La letteratura psicologica sottolinea che la frustrazione, se vissuta in modo adeguato, può essere un fattore cruciale per il sano sviluppo del bambino. Tuttavia, è altrettanto importante che questo stato emotivo non diventi eccessivo, perché potrebbe avere effetti negativi.

Frustrazione adeguata

Importanza dello sviluppo di capacità di adattamento

Una frustrazione moderata è essenziale nel processo di apprendimento e sviluppo di un bambino. Incontrare ostacoli e sfide in età precoce aiuta il bambino a sviluppare competenze di adattamento, come la resilienza, la pazienza e la perseveranza. Queste abilità sono fondamentali per affrontare le difficoltà future in modo più efficace.

Stimolazione dell’apprendimento e della crescita

Quando un bambino sperimenta una difficoltà gestibile, viene spinto a cercare nuove strategie per superare gli ostacoli. Questo processo non solo migliora la sua capacità di risolvere i problemi, ma stimola anche la curiosità e il desiderio di esplorare e imparare.

Promozione dell’autonomia

La frustrazione, in dosi adeguate, incoraggia l’autonomia e l’indipendenza. Invece di affidarsi sempre agli adulti per trovare soluzioni, i bambini imparano a fare affidamento sulle proprie risorse, sviluppando un senso di competenza e autostima.

Frustrazione eccessiva

Rischi per la salute mentale

Una frustrazione eccessiva, al contrario, può essere dannosa per il benessere emotivo e psicologico del bambino. Può portare a stress, ansia e sentimenti di impotenza, specialmente se il bambino si sente costantemente incapace di superare gli ostacoli.

Impatto sul comportamento

Una tensione emotiva troppo intensa o frequente può portare a comportamenti problematici, come aggressività, ritiro sociale o bassa autostima. Questi comportamenti sono spesso segnali di una difficoltà mal gestita o di un ambiente eccessivamente stressante.

Ostacoli allo sviluppo

Inoltre, una difficoltà emotiva eccessiva può interferire con l’apprendimento e lo sviluppo cognitivo. I bambini che si sentono costantemente frustrati possono diventare meno propensi a prendere iniziative o a esplorare nuove situazioni, limitando così le loro opportunità di apprendimento e crescita.

Ruolo dei genitori e degli educatori

Il ruolo degli adulti è fondamentale nel calibrare il livello di frustrazione che un bambino sperimenta. È importante che genitori ed educatori forniscano supporto emotivo, incoraggino la perseveranza, ma allo stesso tempo siano pronti a intervenire quando questa emozione diventa troppo grande da gestire per il bambino. Gli adulti dovrebbero insegnare strategie di coping efficaci e modellare comportamenti positivi nella gestione delle difficoltà.

In questi casi, un percorso di consulenza genitoriale online può aiutare i genitori a leggere meglio le reazioni del figlio e a trovare modalità educative più efficaci.

Validazione e Supporto Emotivo

È fondamentale per i genitori riconoscere e validare i sentimenti di frustrazione dei loro figli, fornendo un ambiente sicuro in cui possano esprimere le loro emozioni.

Insegnamento delle Strategie di Gestione

Ii genitori possono insegnare ai figli a contenere le emozioni sgradevoli legate alla frustrazione, a tollerare l’attesa di qualcosa insegnando loro a regolare il proprio stato emotivo e i propri impulsi.

Modellamento del Comportamento

Attraverso il proprio comportamento, i genitori possono mostrare come gestire la frustrazione in modo efficace e maturo, fornendo un modello positivo.

Creazione di Opportunità di Apprendimento

I genitori possono aiutare i loro figli a trasformare le esperienze di frustrazione in opportunità di apprendimento, incoraggiando la riflessione e l’esplorazione di diverse soluzioni.

È bene tenere presente quindi ce una frustrazione adeguata e ben gestita è un elemento vitale nel processo educativo e nello sviluppo infantile. Aiuta a forgiare individui resilienti e adattabili, capaci di affrontare le sfide della vita. Tuttavia, è cruciale monitorare e modulare l’intensità di questa frustrazione per evitare impatti negativi sul benessere e sullo sviluppo del bambino.

Se senti che tuo figlio vive spesso la frustrazione con rabbia, chiusura o grande fatica emotiva, puoi contattarmi per una prima telefonata conoscitiva.

Se vuoi iniziare da uno strumento pratico, puoi leggere anche il workbook “Mio figlio non mi ascolta mai”, pensato per aiutare i genitori a comprendere meglio le richieste quotidiane, i conflitti e le reazioni emotive dei figli.

frustrazione bambino

Dicembre 19, 2023/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/01/frustrazione-bambino.webp 312 880 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2023-12-19 21:41:342026-07-02 09:05:46La frustrazione nello sviluppo psicologico: dalla prima infanzia all’adolescenza
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Come gestire la nascita di un fratellino

nascita fratellino

Come gestire la nascita di un fratellino

L’arrivo di un fratellino è un evento straordinario nella vita di una famiglia, un capitolo ricco di emozioni e trasformazioni. Questo momento segna un passo significativo nella dinamica familiare, portando con sé gioie, sfide e una serie di cambiamenti psicologici che coinvolgono ciascun membro.

In particolare, questo evento può portare a una serie di reazioni da parte del primogenito, specie se fino a quel momento era figlio unico. Alcuni problemi comuni che possono manifestarsi includono:

Gelosia: l bambino maggiore potrebbe sperimentare gelosia nei confronti del neonato, poiché si trova improvvisamente a condividere l’attenzione e l’affetto dei genitori. I bambini, specie quelli più piccoli, possono sentirsi soppiantati e desiderare il ritorno alla normalità prima della nascita.

Rifiuto o disinteresse: in alcuni casi, il bambino maggiore potrebbe mostrare un rifiuto o un disinteresse nei confronti del nuovo arrivato, specialmente se si sente trascurato o se teme di perdere il suo posto nella famiglia.

Ritorno a comportamenti infantili: alcuni bambini potrebbero manifestare comportamenti regressivi, come il ritorno a comportamenti tipici di un’età più giovane (es. richiesta del pannolino, uso del biberon).

Rabbia o irritabilità: La frustrazione di dover condividere l’attenzione dei genitori potrebbe portare a episodi di rabbia o irritabilità nel bambino maggiore.

Senso di perdita: Il bambino maggiore potrebbe sperimentare un senso di perdita in relazione alla sua precedente posizione di figlio unico, specialmente se si sente trascurato.

Sentimenti di colpa: Alcuni bambini potrebbero sviluppare sentimenti di colpa, pensando che la nascita del fratellino sia stata causata dal loro comportamento o che abbiano fatto qualcosa di sbagliato.

Richiesta di attenzione: il bambino maggiore potrebbe cercare di attirare l’attenzione attraverso comportamenti positivi o negativi, cercando di riconquistare l’affetto dei genitori.

Ansia da separazione: la nascita del fratellino potrebbe aumentare l’ansia da separazione nel bambino maggiore, specialmente se i genitori sono impegnati con il neonato.

Cosa fare per aiutare il bambino maggiore ad attraversare questo delicato cambiamento

Per affrontare questi problemi, è fondamentale essere consapevoli dei sentimenti del bambino maggiore e cercare di rispondere alle sue esigenze emotive. Prima di tutto è importante capire che il riadattamento ai nuovi equilibri familiari per un bambino richiede tempo, quindi deve essere chiaro che il bambino se ha delle reazioni per come dire forti o da bambino più piccolo è perché sta provando sofferenza ed insicurezza. È importante dargli la possibilità di poter sperimentare tutte le emozioni anche quelle più faticose, come la rabbia e la frustrazione, senza negarle o farlo sentire giudicato e in colpa, ma aiutandolo ad accettarle come normali in questo processo di cambiamento. Incentivarlo ad esprimere i suoi sentimenti e rispondere alle sue domande in modo aperto e onesto, spiegando che è normale sentirsi un po’ insicuri o confusi. È importante rassicurarlo sul fatto che se anche il genitore, ed in particolare la mamma, potrà essere più concentrato soprattutto inizialmente sui bisogni del bambino più piccolo, l’amore e la considerazione per lui non cambiano e che il legame con lui è unico e non può essere sostituito da nessun altro.

Sarà inoltre utile trascorrere del tempo di qualità unicamente con il bambino maggiore per sostenere e rafforzare la relazione tra il singolo genitore e il bambino affinché quest’ultimo possa procedere nella direzione di una crescita sana e una solida autostima.

 

Dicembre 6, 2023/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2023/12/nascita-fratellino.webp 312 880 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2023-12-06 10:11:572024-01-27 10:14:42Come gestire la nascita di un fratellino
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Come aiutare tuo figlio a vivere bene il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media

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Come aiutare tuo figlio a vivere bene il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media

I ragazzi in età scolare che stanno per passare dalla scuola elementare alla scuola media spesso vivono preoccupazioni e paure simili a quelle che hanno sperimentato alle elementari. Questo passaggio li porta a dover fare nuove amicizie, ad affrontare un ambiente scolastico diverso con più insegnanti e materie, e a sentirsi meno intimi e più anonimi rispetto alle elementari.

Il primo consiglio è di non minimizzare le paure dei ragazzi, anche se possono sembrare infantili o eccessive. Allo stesso tempo, non bisogna esagerare l’importanza di questo passaggio, evitando di sovraccaricarlo di aspettative ed emozioni.

Il passaggio alla scuola media coincide spesso con l’ingresso nell’adolescenza, e i ragazzi sono entusiasti ma anche carichi di incertezze. Le principali preoccupazioni riguardano l’adattamento ai nuovi compagni, il cambiamento nel metodo didattico, la rotazione degli insegnanti e un sistema di valutazione più rigoroso.

È fondamentale che i genitori evitino di creare ansia anticipatoria nei loro figli, come dicendo loro di dover studiare di più o mettersi sotto. Devono ascoltare le paure dei ragazzi e spiegare loro che avranno tempo per adattarsi alla nuova scuola e imparare nuove materie, con il sostegno degli insegnanti.

La scuola non deve essere vista come una prigione, ma come una risorsa per la crescita. I genitori devono incoraggiare l’autonomia e la responsabilità nei loro figli, aiutandoli a gestire il tempo tra lo studio e il tempo libero. Inoltre, è importante sottolineare l’importanza di prestare attenzione in classe perché il lavoro a scuola rappresenta solo metà del compito.

La scelta della scuola media è un momento delicato, e i ragazzi spesso vogliono seguire i loro amici. I genitori devono essere comprensivi e spiegare che è normale avere queste paure. Anche se le decisioni dei genitori possono essere percepite come imposizioni, è importante far capire ai ragazzi che ci sono opportunità di fare nuove amicizie e sperimentare nuove attività nella nuova scuola.

La fase di passaggio può portare a sintomi fisici dovuti all’eccessiva preoccupazione, come ansia, insonnia, mal di testa, nausea e stanchezza. È importante prestare attenzione a questi segnali e supportare i ragazzi attraverso questo periodo.

Se i ragazzi hanno avuto problemi relazionali o di bullismo alle elementari, il passaggio alla scuola media può essere visto come una liberazione ma anche come un momento di paura. I genitori devono rassicurare i loro figli e incoraggiarli a integrarsi nel nuovo gruppo classe.

In conclusione, è essenziale che i genitori siano disponibili al dialogo e permettano ai loro figli di esprimere le loro insicurezze e paure. Con il sostegno della famiglia, i ragazzi possono affrontare con più fiducia questa fase di transizione e crescita.

Ottobre 7, 2023/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/01/passaggio-scuola.webp 312 880 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2023-10-07 21:46:582024-04-02 07:08:44Come aiutare tuo figlio a vivere bene il passaggio dalla scuola elementare alla scuola media
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Mio figlio si taglia! Cosa devo fare?

autolesionismo mio figlio si taglia

L’autolesionismo, ossia il comportamento di ferirsi intenzionalmente, è purtroppo abbastanza comune tra i giovani e può manifestarsi già a partire dai 12-13 anni. Esistono diverse forme di autolesionismo, anche tra i bambini, ma si presentano in modi diversi rispetto agli adolescenti. Solitamente, i ragazzi utilizzano oggetti affilati come lamette per graffiarsi o tagliarsi (cutting), oppure si infliggono ferite in vari modi. Alcuni potrebbero persino bruciarsi con accendini o colpirsi, battendo i pugni contro superfici solide come pareti, muri o vetri. Queste ferite sono spesso nascoste sotto abiti o accessori.

I genitori potrebbero non riuscire a riconoscere facilmente questo comportamento e, pertanto, è importante imparare a individuare i segnali precoci al fine di intervenire preventivamente.

Quando un genitore scopre che il proprio figlio si sta autolesionando, può avere un vero e proprio shock. In un primo momento possono provare incredulità verso il proprio figlio o figlia e chiedersi come mai non se ne siano potuti accorgere prima.

Sorgono naturalmente molte domande, tra cui “Perché sta facendo questo?” e soprattutto “Cosa posso fare?”. Alcuni genitori potrebbero persino provare un senso di colpa per non aver rilevato il disagio del figlio in precedenza.

La reazione istintiva potrebbe essere quella di rimproverare o gridare al figlio, ma è fondamentale evitare questa reazione poiché potrebbe peggiorare la situazione.

I giovani che si autolesionano sono emotivamente fragili e spesso si sentono in colpa nei confronti dei genitori. Altri potrebbero provare rabbia perché i genitori non riescono a capirli, quindi è essenziale evitare di pronunciare frasi che possano causare ulteriore dolore o scatenare reazioni impulsive.

Affrontare questa situazione richiede principalmente di cercare di comprendere il motivo sottostante al comportamento autolesionista. Per molti di loro, l’autolesionismo è un modo per gestire l’intenso dolore interno causato da emozioni forti, delusioni, rabbia e sofferenza che diventano insostenibili. Anche se questo comportamento può fornire un momento di sollievo temporaneo, esiste il rischio di cadere in un ciclo vizioso in cui l’autolesionismo diventa quasi un bisogno.

È fondamentale non rispondere con aggressività o troppa remissività. I giovani che si autolesionano hanno bisogno di sostegno e comprensione. È importante instaurare un dialogo aperto, permettere al figlio di esprimersi e ascoltare la sua storia, comprese le ragioni sottostanti al suo comportamento.

Mostrare comprensione anziché delusione aiuterà il giovane a sentirsi meno in colpa. È essenziale evitare di considerarli “pazzi”, poiché stanno cercando di comunicare il loro disagio interno attraverso il corpo, anche se in modo patologico.

È importante prendere in considerazione altri fattori che potrebbero contribuire all’autolesionismo, come il bullismo a scuola o problemi nelle relazioni con i compagni. In questi casi, è opportuno dialogare con la scuola e coinvolgere i docenti per comprendere la situazione e cercare soluzioni.

Evitate di fare domande ripetute del tipo “Perché lo fai?” o “Perché non me ne hai parlato prima?”. Questo potrebbe spingere il giovane a chiudersi ulteriormente. Devono sentirsi compresi e non colpevolizzati.

Evitate di controllare costantemente se il comportamento si ripete e mostrate semplicemente la vostra presenza, senza opprimere. Il vostro sostegno e la vostra comprensione possono essere fondamentali per aiutare il vostro figlio a gestire i problemi in modo più adattivo e favorevole al suo benessere.

Quando un figlio si autolesiona, è fondamentale considerare seriamente la consulenza di uno psicologo che possa aiutare in primis il giovane e poi la famiglia a comprendere le cause sottostanti al comportamento autolesionista e a fornire strumenti e sostegno per affrontare in modo appropriato questa delicata situazione emotiva, favorendo il recupero e il benessere psicologico del figlio.

autolesionismo mio figlio si taglia

Ottobre 4, 2023/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2023/10/mio-figlio-si-taglia.webp 312 800 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2023-10-04 21:40:532024-04-10 13:23:14Mio figlio si taglia! Cosa devo fare?
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Autolesionismo in adolescenza

autolesionismo in adolescenza

L’autolesionismo, noto anche come autolesionismo non suicida (NSSI, dall’inglese Non-Suicidal Self-Injury), è un comportamento autodistruttivo in cui una persona infligge deliberatamente danni fisici a se stessa senza l’intenzione di provocare la morte. Questo comportamento può assumere varie forme, tra cui tagli, graffi, bruciature, picchiettamenti o colpi contro oggetti duri, e di solito è un modo per affrontare il disagio emotivo o fisico.

Le persone che si autolesionano spesso lo fanno come mezzo per alleviare temporaneamente il dolore emotivo, l’ansia, la frustrazione o la rabbia che provano. Tuttavia, è importante notare che l’autolesionismo è un comportamento maladattivo e pericoloso che non risolve in modo adeguato i problemi sottostanti e può avere gravi conseguenze fisiche e psicologiche.

L’autolesionismo può verificarsi in qualsiasi età, ma è spesso più comune tra gli adolescenti

Ci sono diverse ragioni per cui l’autolesionismo sembra essere più prevalente in questa fase della vita:

  1. Crescita e cambiamento: L’adolescenza è una fase di profonda crescita e cambiamento, sia fisico che emotivo. Gli adolescenti affrontano una serie di sfide e pressioni, tra cui la ricerca di identità, la pressione sociale, la scuola e le questioni familiari. Questi cambiamenti e le sfide possono causare stress e ansia, che alcuni adolescenti possono cercare di gestire attraverso l’autolesionismo.
  2. Emozioni intense: Durante l’adolescenza, le emozioni possono essere particolarmente intense e tumultuose. Gli adolescenti possono avere difficoltà a gestire queste emozioni in modo sano e potrebbero ricorrere all’autolesionismo come una via di sfogo.
  3. Comunicazione: Gli adolescenti possono avere difficoltà a esprimere i propri sentimenti e le proprie preoccupazioni agli adulti o ai pari. L’autolesionismo può servire come un modo di comunicare il proprio dolore o disagio, anche quando non riescono a metterlo in parole.
  4. Coping: Molti adolescenti stanno ancora imparando come affrontare lo stress e le emozioni difficili. L’autolesionismo può sembrare un modo immediato e diretto di far fronte a tali emozioni.
  5. Pressione sociale: In alcuni casi, l’autolesionismo può essere influenzato da coetanei o dalla cultura giovanile. Gli adolescenti possono essere esposti all’autolesionismo attraverso i social media o attraverso il comportamento dei loro amici, e ciò può spingere alcuni a provare l’autolesionismo per adattarsi o sentirsi accettati.
  6. Esplorazione di confini: L’adolescenza è anche una fase in cui gli individui stanno cercando di comprendere i propri limiti e la propria capacità di sopportare il dolore. L’autolesionismo può essere un modo di esplorare tali confini.

È essenziale riconoscere i segnali dell’autolesionismo nei giovani. Alcuni segni comuni includono:

  1. Tagli, graffi o ustioni non spiegati: Ferite fisiche frequenti senza una spiegazione convincente.
  2. Isolamento sociale: Ritiro dai rapporti sociali o cambiamenti significativi nell’interazione con gli amici e la famiglia.
  3. Abbigliamento a maniche lunghe o pantaloni lunghi anche in situazioni in cui è inappropriato: Può essere un tentativo di nascondere le cicatrici o le ferite autoinflitte.
  4. Problemi emotivi: Segni di depressione, ansia o disagio emotivo.

È un comportamento pericoloso che può portare a gravi conseguenze fisiche e psicologiche

Gli adolescenti che si autolesionano hanno bisogno di sostegno, comprensione e aiuto professionale per imparare strategie più sane per gestire le proprie emozioni e affrontare le sfide della vita. L’intervento precoce da parte di genitori, insegnanti e professionisti della salute mentale è fondamentale per aiutare gli adolescenti a superare l’autolesionismo.

È importante notare che l’autolesionismo non è una soluzione efficace per affrontare i problemi emotivi o le sfide dell’adolescenza.

È importante affrontare il tema dell’autolesionismo con empatia e comprensione, cercando di capire le ragioni dietro questo comportamento anziché giudicarlo.

Le cause dell’autolesionismo in adolescenza possono essere complesse e variano da persona a persona

Alcuni dei motivi comuni dietro l’autolesionismo comprendono:

  1. Regolazione emotiva: Gli adolescenti potrebbero utilizzare l’autolesionismo come mezzo per gestire emozioni intense, come la rabbia, la tristezza, l’ansia o la frustrazione. Sentire fisicamente il dolore può distogliere temporaneamente l’attenzione da queste emozioni.
  2. Autopunizione: Alcuni adolescenti si infliggono danni fisici come forma di auto-punizione per reali o presunte colpe o errori. Questo può essere collegato a bassa autostima o a problemi di autostima.
  3. Comunicazione del dolore: L’autolesionismo può essere un modo per comunicare agli altri il proprio dolore emotivo, anche quando è difficile esprimerlo verbalmente.
  4. Controllo: l’autolesionismo può rappresentare una forma di controllo su se stessi e sulla propria vita in situazioni in cui si sentono impotenti o sopraffatti.
  5. Coping con traumi passati: Alcuni adolescenti che hanno vissuto traumi o abusi possono utilizzare l’autolesionismo come mezzo per gestire i ricordi dolorosi o come forma di auto-soppressione.
  6. Imitazione o pressione dei pari: In alcuni casi, i giovani possono iniziare a praticare l’autolesionismo a seguito di influenze da parte dei loro coetanei o come risultato di pressioni sociali.

L’autolesionismo è un segnale di allarme che indica che l’adolescente sta affrontando delle difficoltà emotive o psicologiche

È fondamentale che gli adulti, come genitori, insegnanti ed educatori reagiscano in modo adeguato e offrano supporto.

  1. Comunicazione aperta: Creare uno spazio sicuro e non giudicante in cui l’adolescente possa parlare dei propri sentimenti e delle ragioni dietro l’autolesionismo.
  2. Ricerca di supporto professionale: Consultare uno psicologo, uno psichiatra o un terapeuta specializzato nell’aiutare gli adolescenti a gestire le loro emozioni e a sviluppare strategie di coping più sane.
  3. Coinvolgimento familiare: Coinvolgere la famiglia nell’approccio terapeutico, se appropriato, può essere utile per affrontare le dinamiche familiari che possono contribuire al problema.
  4. Evitare il giudizio: Evitare di giudicare o punire l’adolescente per l’autolesionismo, poiché questo può peggiorare la situazione.
  5. Promuovere alternative sane: Aiutare l’adolescente a sviluppare modi più sani per gestire le emozioni, come la meditazione, l’esercizio fisico o l’arte terapia.
  6. Monitoraggio e sostegno continuo: L’autolesionismo in adolescenza può richiedere tempo per essere superato, quindi è importante fornire un sostegno costante e continuare a monitorare l’adolescente nel corso del trattamento.

L’autolesionismo in adolescenza è un problema serio che richiede una risposta empatica e professionale. La consulenza da parte di un professionista della salute mentale è spesso essenziale per aiutare l’adolescente a comprendere e affrontare le ragioni dietro questo comportamento e per sviluppare strategie più sane per affrontare le emozioni difficili.

autolesionismo in adolescenza

Ottobre 1, 2023/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2014/05/autolesionismo-adolescenza.webp 312 602 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2023-10-01 18:55:312024-02-28 06:47:47Autolesionismo in adolescenza
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Vacanze, tempo libero e noia

vacanze e noia

Vacanze, tempo libero e noia

La noia è una sensazione comune che colpisce bambini, ragazzi e persino adulti. In un’epoca dominata dalla tecnologia e dall’iperconnessione, sembra sempre più difficile trovare un equilibrio tra l’utilizzo di dispositivi digitali e l’esperienza di momenti di noia che possono portare a nuove scoperte e stimolare la creatività.

Per i bambini e i ragazzi, il tempo libero è spesso pianificato e organizzato dagli adulti, sia durante l’anno scolastico che durante le vacanze. Le attività extrascolastiche, gli orari e i corsi strutturati tendono a limitare la spontaneità e l’autonomia nella gestione del tempo libero. Di conseguenza, quando si trovano senza impegni o animatori, molti giovani si sentono persi e chiedono “Che cosa posso fare?”.

La risposta comune a questa domanda è spesso l’utilizzo della tecnologia. I dispositivi digitali e i giochi elettronici sono diventati una fonte di intrattenimento immediato e coinvolgente. Tuttavia, è importante riconoscere che la noia può svolgere un ruolo positivo nella vita dei bambini e dei ragazzi.

E’ importante che la noia venga colta dagli adulti di riferimento non come una cosa da evitare e combattere a tutti i costi. Il tempo non strutturato è da cogliere come un’opportunità offerta ai ragazzi per sviluppare la propria creatività e imparare a gestire il tempo in modo indipendente.

Quando non si è costantemente stimolati da fonti esterne, siamo spinti ad esplorare nuovi interessi, creare nuovi giochi e mettere alla prova le nostre capacità. La noia ci costringe a trovare modi originali per intrattenerci e può portare alla scoperta di attività che realmente ci appassionano.

Certo, non si può pretendere che un bambino o un ragazzo gestisca sempre il proprio tempo libero autonomamente, soprattutto quando la noia è protratta e viene avvertina da genitori ed adulti come un blocco del pensiero e dell’attività mentale del giovane.

I genitori in questo caso, hanno un ruolo importante nel fornire stimoli e opportunità adatte all’età dei figli. Offrire spazi e attività che rispecchino gli interessi individuali dei giovani può aiutarli a sperimentare nuove passioni e sviluppare competenze. Ad esempio, se un bambino mostra interesse per la pittura, i genitori possono organizzare lezioni di arte o fornire materiali per dipingere a casa.

Per quanto riguarda gli adolescenti, la noia è da ritenersi una condizione esistenziale caratteristica di questo periodo della crescita e che è spesso difficile da essere tollerata e gestita. In questo periodo è inoltre caratteristico da parte loro il desiderio di trascorrere il tempo libero con gli amici diventa sempre più forte. Durante le vacanze, i ragazzi vogliono sperimentare l’autonomia e l’indipendenza, cercando nuove esperienze al di fuori dell’ambito familiare.

È importante per i genitori trovare un equilibrio tra l’encouragement dell’autonomia dei propri figli e l’esigenza di garantire la loro sicurezza e benessere in quanto i ragazzi nel gruppo a volte spinti dalla noia posso spingersi a compiere atti di coraggio che possono mettere a rischio la loro sicurezza.

Le vacanze possono offrire molte opportunità per i ragazzi di mettersi alla prova e sviluppare nuove competenze sociali. Lasciare che i ragazzi partecipino alla pianificazione delle attività, come organizzare una gita con gli amici o prendere parte a un campo estivo, può promuovere un senso di responsabilità e di appartenenza. Allo stesso tempo, è fondamentale che i genitori stabiliscano limiti chiari e mantengano un dialogo aperto sulla sicurezza e il rispetto delle regole.

In conclusione, la noia può essere vista come un’opportunità per stimolare la creatività e l’autonomia nei bambini e nei ragazzi. È importante che i genitori offrano stimoli adeguati e incoraggino le passioni individuali dei loro figli, mentre per gli adolescenti è fondamentale trovare un equilibrio tra l’indipendenza e la sicurezza durante le vacanze. Imparare a gestire la noia può portare a una maggiore soddisfazione personale e alla scoperta di interessi e talenti nascosti

vacanze e noia

Luglio 11, 2023/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2012/08/noia.webp 312 880 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2023-07-11 18:16:352024-02-11 21:35:06Vacanze, tempo libero e noia
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Affrontare la separazione dei genitori

affrontare la separazione dei genitori

AFFRONTARE LA SEPARAZIONE DEI GENITORI

Affrontare la separazione dai genitori può essere un momento difficile per molti bambini. Ecco alcuni suggerimenti su come aiutare il tuo bambino a gestire questo processo in modo più tranquillo:

Creare una routine di separazione: stabilisci una routine prevedibile quando lasci il tuo bambino, in modo che sappia cosa aspettarsi. Ad esempio, potresti dare un bacio di addio, dirgli che tornerai dopo un determinato periodo di tempo e poi partire. Mantieni sempre la promessa di tornare, in modo che il tuo bambino impari a fidarsi del fatto che tornerai sempre.

Trasmettere sicurezza: assicurati di trasmettere sicurezza al tuo bambino. Parlagli con calma e con fiducia, mostrando che la separazione è temporanea e che tornerai. Evita di trasmettere ansia o preoccupazione, poiché il tuo bambino potrebbe percepirlo e diventare più ansioso a sua volta.

Oggetti di comfort: per molti bambini, avere un oggetto di comfort, come un peluche o una copertina speciale, può aiutare a sentirsi più sicuri quando sono separati dai genitori. Consentire al tuo bambino di portare con sé un oggetto familiare può fornirgli un senso di sicurezza e comfort durante la separazione.

Sviluppare gradualmente la separazione: se il tuo bambino ha difficoltà con la separazione, puoi introdurla gradualmente. Ad esempio, inizia lasciando il tuo bambino con una persona di fiducia per un breve periodo di tempo e poi aumenta gradualmente la durata delle separazioni. Questo aiuta il tuo bambino ad abituarsi gradualmente all’idea della separazione e ad acquisire fiducia nel gestirla.

Mantenere una comunicazione regolare: Quando sei separato dal tuo bambino, mantieni una comunicazione regolare, se possibile. Puoi fare videochiamate, inviare messaggi o lasciare dei messaggi vocali per far sapere al tuo bambino che stai pensando a lui/lei. Questo può rassicurare il tuo bambino e ridurre l’ansia legata alla separazione.

Coinvolgere il bambino nelle preparazione: coinvolgi il tuo bambino nel processo di preparazione per la separazione. Ad esempio, puoi farlo aiutare a preparare il suo zaino o la sua borsa per la giornata, coinvolgendolo nella scelta degli oggetti da portare con sé. Questo può dare al tuo bambino un senso di controllo sulla situazione e farlo sentire più coinvolto nel processo.

Ricorda che ogni bambino è un individuo unico e potrebbe reagire in modo diverso alla separazione. Sii paziente e comprensivo, offrendo supporto e conforto al tuo bambino durante questo periodo di transizione.

affrontare la separazione dei genitori

Giugno 19, 2023/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2014/08/affrontare-la-separazione-dei-genitori.webp 312 880 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2023-06-19 18:56:262024-02-21 10:51:55Affrontare la separazione dei genitori
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Navigare il cambiamento del rapporto tra genitori e figli durante la preadolescenza

Navigare il cambiamento del rapporto tra genitori e figli durante la preadolescenza

Navigare il cambiamento del rapporto tra genitori e figli durante la preadolescenza

La preadolescenza è una fase di transizione che segna un significativo cambiamento nel rapporto tra genitori e figli. I bambini che una volta dipendevano in gran parte dai loro genitori per tutto, iniziano a cercare indipendenza e a sviluppare una maggiore individualità.

Questa evoluzione nel rapporto può presentare sfide, ma anche opportunità di crescita e di rafforzamento dei legami familiari.

Durante la preadolescenza, i ragazzi e le ragazze iniziano a cercare una maggiore autonomia e a sviluppare la propria identità. Vogliono essere visti come individui unici e cercano di definire se stessi al di fuori del ruolo di “figlio” o “figlia”. Ciò può portare a un aumento dei conflitti tra genitori e figli, poiché i ragazzi e le ragazze possono essere più ribelli, assertivi e inclini a sfidare l’autorità.

È importante per i genitori comprendere che questa fase di cambiamento è normale e necessaria per lo sviluppo sano dei loro figli. È essenziale cercare di mantenere un equilibrio tra l’imposizione di limiti e regole, e l’apertura alla negoziazione e al dialogo. I genitori dovrebbero fornire opportunità per l’autonomia e per prendere decisioni ragionevoli, al tempo stesso mantenendo un ruolo guida e offrendo un sostegno emotivo. La comunicazione aperta e sincera diventa ancora più cruciale durante la preadolescenza. I genitori dovrebbero creare un ambiente sicuro in cui i loro figli si sentano a loro agio nel condividere le proprie esperienze, preoccupazioni e desideri. Ascoltare attentamente, senza giudicare, e rispondere in modo empatico aiuterà a mantenere una connessione forte e significativa. È anche importante ricordare che i preadolescenti stanno affrontando numerosi cambiamenti fisici, emotivi e sociali contemporaneamente. Possono sperimentare un’ampia gamma di emozioni, dall’euforia alla tristezza, dalla confusione all’entusiasmo.

I genitori devono essere pazienti, comprensivi e rispettosi delle sfide che i loro figli affrontano, offrendo supporto e incoraggiamento quando necessario.

Durante la preadolescenza, è fondamentale che i genitori siano consapevoli dei propri modelli di comportamento e delle proprie aspettative. Dovrebbero riflettere sulle proprie aspettative di ruolo e sui loro desideri per i propri figli, assicurandosi che siano realistici e adattati alle esigenze individuali dei ragazzi e delle ragazze.

Consentire ai preadolescenti di esplorare e di fare esperienze in un ambiente sicuro contribuirà a costruire la fiducia reciproca e ad instaurare una comunicazione aperta.

Giugno 14, 2023/0 Commenti/da admin
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2013/12/Navigare-il-cambiamento-del-rapporto-tra-genitori-e-figli-durante-la-preadolescenza.webp 312 880 admin https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg admin2023-06-14 18:48:062024-03-06 09:48:35Navigare il cambiamento del rapporto tra genitori e figli durante la preadolescenza
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Dott.ssa Sara Mengoni
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