Sara Mengoni Psicologa
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Mail
  • Welcome
  • Chi sono
  • Consulenza psicologica online per genitori
  • Età evolutiva
    • Bambini
    • Adolescenti
    • Genitori
  • Blog
  • Contatti
  • Fare clic per aprire il campo di ricerca Fare clic per aprire il campo di ricerca Cerca
  • Menu Menu
News

Social media e adolescenti: quali sono i rischi e come affrontarli

Social media e adolescenti

Social media e adolescenti: un binomio che può essere definito distruttivo? Forse distruttivo è un termine troppo estremo, ma sicuramente è un rapporto che va attentamente monitorato e attenzionato. Durante e dopo la pandemia c’è stato un vero e proprio boom dei social, dove molti adolescenti “vivono” confondendoli spesso con la vita reale. La dipendenza dai social è un rischio reale, quindi è opportuno comprendere come comportarsi per proteggere i propri figli dai rischi associati.

Social media e adolescenti: quali sono i pericoli?

Come detto la pandemia ha favorito la dipendenza dai social network, che consiste nel desiderio irrefrenabile di collegarsi e “scrollare” i social anche a discapito dello studio o di altre cose importanti, come le relazioni interpersonali.

Per certi versi i social hanno un meccanismo “diabolico”: gli algoritmi sono progettati per mostrare di continuo contenuti, foto e video che rientrano negli interessi dell’utente. E così basta un semplice “Mi piace” o un commento positivo per gratificare l’adolescente, che si sente amato o apprezzato, ma solo virtualmente.

La dipendenza da social porta ad altri effetti negativi, come l’alienazione dalla realtà o il “vamping”, cioè la pratica di navigare sui social di notte con evidenti conseguenze sulla qualità del sonno e sulla capacità di concentrazione.

É opportuno sottolineare che la dipendenza da social non sempre ha un’origine psicologica, ma ha una spiegazione “chimica”. Una notifica o un’interazione positiva scatena la dopamina, un neurotrasmettitore che viene rilasciato quando il cervello si aspetta una ricompensa o quando si riceve una gratificazione.

Tale dipendenza può portare a situazioni estremamente pericolose, come la depressione. Come riportato da uno studio pubblicato su “Italian Journal of Pediatrics”, nel periodo pandemico sono aumentati gli accessi al pronto soccorso di adolescenti per ideazione suicidaria, depressione e disturbi dell’alimentazione.

In tale contesto è opportuno intervenire con pratiche sane poiché la dipendenza dai social potrebbe diventare davvero difficile da gestire, soprattutto se si aspetta troppo tempo.

Come contrastare la dipendenza dai social?

Bisogna preoccuparsi se i figli passano molto tempo sui social? Non necessariamente, ma comunque è consigliabile monitorare la situazione e adottare delle contromisure.

Per combattere la dipendenza dai social bisogna “tornare al passato” e spingere i figli adolescenti a fare attività fisica all’aria aperta, piuttosto che starsene ore e ore chiusi in una stanza davanti ai social.

Non bisogna comunque demonizzare sempre e comunque i social che anzi, se usati correttamente, possono essere d’aiuto per la crescita dei figli adolescenti. L’APA (American Psychological Association) ha stilato un decalogo da seguire:

  1. incoraggiare opportunità sociali che favoriscono il sostegno sociale;
  2. usare le piattaforme in base alle capacità di sviluppo dei giovani;
  3. monitorare l’uso dei social nella prima adolescenza, per poi lasciare gradualmente autonomi i figli;
  4. ridurre la fruizione di contenuti che promuovono comportamenti violenti o illegali;
  5. minimizzare l’esposizione a situazioni di odio online o cyberbullismo;
  6. monitorare il comportamento dei figli e verificare se ci sono atteggiamenti anomali;
  7. limitare l’uso dei social media affinché non interferiscano nella qualità del sonno e nell’attività fisica;
  8. evitare il confronto sociale, soprattutto se si tratta di contenuti legati all’aspetto fisico;
  9. dare informazioni e regole precise sull’uso corretto dei social;
  10. investire nelle ricerche sugli effetti dei social media sullo sviluppo degli adolescenti.
Aprile 30, 2024/0 Commenti/da fracirfer
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/04/Social-media-e-adolescenti.jpg 1080 1080 fracirfer https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg fracirfer2024-04-30 05:55:342024-04-30 05:55:34Social media e adolescenti: quali sono i rischi e come affrontarli
News

Le urla dei genitori fanno male ai bambini: come gestire i rimproveri?

Urla dei genitori

Per un genitore può sembrare giusto, anche necessario, sgridare il proprio bambino quando sta facendo qualcosa di vietato, sbagliato o pericoloso. In realtà non è così, anzi, le urla dei genitori possono provocare conseguenze in alcuni casi addirittura catastrofiche sulla crescita del bambino e sulla sua autostima.

Ma quindi come rimproverare i bambini nel modo giusto? Lo analizziamo nei seguenti paragrafi e scoprirai che puoi rimproverare i tuoi figli quando fanno qualcosa di sbagliato senza necessariamente alzare la voce e ottenere comunque i risultati che desideri.

Che effetto hanno le urla dei genitori nei bambini?

Facciamo un piccolo preambolo: sgridare i bambini non sempre è negativo e in alcuni casi è effettivamente necessario. Se ad esempio il bambino sta facendo qualcosa di pericoloso che può mettere a repentaglio la sua incolumità o quella di altri, allora è opportuno sgridarlo. Il bimbo infatti assocerà il rimprovero, chiaramente un’esperienza negativa, ad un’azione pericolosa e sbagliata che quindi non va ripetuta.

In generale però, laddove possibile, sarebbe preferibile evitare di sbraitare e avere atteggiamenti aggressivi verso il bambino. Si rischia altrimenti di danneggiare l’autostima del bambino e di compromettere il suo sviluppo emotivo.

Il bambino resta spaventato dal comportamento del genitore, che viene visto come un nemico e non come una persona di cui potersi fidare. Bisogna inoltre considerare che i figli tendono ad imitare i comportamenti dei genitori. Quindi, se mamma e papà urlano sempre e sono aggressivi, anche i figli tenderanno a imitare i loro comportamenti diventando bambini nervosi e pronti ad alzare la voce per ottenere ciò che vogliono.

Tra l’altro quando si urla ai bambini difficilmente si ottiene ciò che si desidera, anzi, di solito continuano ad urlare ancora più forte. Questo succede perché le urla dei genitori sono come le sculacciate che innescano nel cervello del piccolo un senso di disagio e di pericolo.

Come rimproverare i bambini?

Bisogna partire per prima cosa dal concetto che i genitori sono adulti consapevoli e capaci più o meno di gestire le loro emozioni, mentre i bambini… sono bambini! E’ sempre bene spiegare con parole adatte all’età la motivazione di quella correzione, mettendo in evidenza come per il genitore sia importante in primis che il bambino non si metta in pericolo, e sottolineare sempre che quello che viene detto è per il suo bene.

Invece che urlare contro di loro si potrebbe usare l’arma dell’umorismo, spiegando ad esempio con una storiella divertente o una canzoncina simpatica per spiegare perchè quel  comportamento non è adeguato É una buona idea evidenziare quello che il bimbo ha fatto di buono prima di spiegargli cosa ha fatto di sbagliato, usando una sorta di compensazione.

Si può essere autorevoli anche mantenendo un tono di voce calmo, ma fermo. Va poi spiegato al bambino che urlare e comportarsi da monello non lo aiuterà certo ad ottenere quello che desidera. Inoltre, se urla, diventa complicato capire cosa vuole dire.

Talvolta però mantenere la calma è davvero impossibile e può scappare un rimprovero a voce alta. In tal caso basta fare un sospiro, per poi spiegare al bambino con tono calmo e pacato cosa ha fatto di sbagliato. Educare i bambini a volte è una sfida, ma sicuramente le grida dei genitori non sono un modello di comunicazione costruttivo. Lo sono invece l’ascolto attivo, la gestione delle emozioni e l’uso di strategie di disciplina positiva.

Aprile 23, 2024/0 Commenti/da fracirfer
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/04/Urla-dei-genitori.jpg 1080 1080 fracirfer https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg fracirfer2024-04-23 08:29:072024-04-23 08:29:07Le urla dei genitori fanno male ai bambini: come gestire i rimproveri?
News

Bugie dei bambini: come interpretarle e come affrontarle

Bugie dei bambini

Bisogna preoccuparsi delle bugie dei bambini? Come vanno interpretate? E perché i bambini mentono? Tutte domande che si pongono i genitori alle prese con una fase della crescita bella ma anche delicata come l’infanzia. Generalmente i bambini mentono per ottenere piccoli e immediati vantaggi. Ad esempio possono dire di aver finito i compiti, quando non l’hanno fatto, per poter andare a giocare ai videogiochi o guardare la tv.

Tuttavia i bambini possono mentire per tanti motivi, magari per non deludere le aspettative dei genitori o per coprire altri amichetti. Nei seguenti paragrafi analizziamo perché i bambini mentono e come devono comportarsi i genitori.

Perché i bambini mentono?

In età prescolare non si può parlare di vere e proprie bugie, quanto piuttosto di storie inventate e dettate dalla fantasia del piccolo che in questa fase della crescita è molto florida. Bisogna interrogarsi maggiormente sulle bugie dei bambini di 7 anni, altra fase di passaggio piuttosto delicata poiché inizia la scuola.

Come detto i bambini in questa fase mentono soprattutto per ottenere vantaggi, ma lo fanno anche per non perdere la stima e l’affetto dei genitori. Questo può succedere quando si ripongono aspettative eccessive nei figli. Se temono di deludere i genitori mentono, omettendo ad esempio un brutto voto a scuola o un litigio con un amichetto.

Ci sono poi le cosiddette bugie protettive di altri, finalizzate cioè a proteggere e coprire amici, compagni o anche adulti. E ancora ci sono le bugie compiacenti: il bambino per non deludere la nonna dice che la sua torta è molto buona, anche se ha un pessimo sapore. Questo tipo di situazione, se continuativa, può diventare pericolosa poiché si rischia di confondere un rapporto buono con un rapporto falso, con conseguenze piuttosto serie quando il bimbo cresce.

Cosa devono fare i genitori davanti alle bugie dei bambini?

Come gestire le bugie dei bambini? Per prima cosa i genitori devono contestualizzare la bugia, per capire come e perché è stata detta. É inutile aggredire, colpevolizzare o sgridare il bambino, questo lo farà chiudere ancora di più a riccio.

Nonostante la delusione bisogna mantenere un rapporto aperto ed empatico, facendo capire al piccolo che può trovare in mamma e papà degli alleati ai quali raccontare sempre la verità. Quando la bugia viene scoperta non bisogna esagerare con le punizioni, ma favorire un dialogo aperto e un confronto autentico con i bambini già in tenera età. Con questo atteggiamento si danno dei valori ai figli sin da bambini, che da adolescenti hanno un rapporto migliore coi genitori e che non dovrebbero mentire.

Come detto i bambini possono mentire per le eccessive aspettative riposte in loro dai genitori, che quindi non devono pretendere troppo da loro. Addossare troppe responsabilità ai bambini può farli sentire inadeguati e frustrati e, se non sanno come gestire una situazione, ricorrono alla bugia come ancora di salvataggio.

Anche i genitori di tanto in tanto dicono bugie, definite “a fin di bene”. Possono sembrare bugie innocenti e innocue ma, pur riconoscendone la buona fede, in questo modo i genitori non sono di buon esempio per i bambini. Sarebbe quindi preferibile dire sempre la verità ai bambini, magari ovattandola e omettendo le parti più spiacevoli, così da essere un ottimo esempio per i propri figli.

Aprile 16, 2024/0 Commenti/da fracirfer
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/04/Bugie-dei-bambini.jpg 1080 1080 fracirfer https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg fracirfer2024-04-16 09:07:062024-04-16 09:07:06Bugie dei bambini: come interpretarle e come affrontarle
News

Videogiochi per bambini: fanno bene o fanno male?

Videogiochi per bambini

I videogiochi per bambini fanno bene o fanno male? Una domanda lecita che si pongono molti genitori, preoccupati del fatto che i loro figli passino ore intere incollati alle console dei videogiochi e che possano sviluppare una sorta di dipendenza. In questo articolo analizziamo tutti gli aspetti legati ai videogiochi, che non vanno comunque demonizzati ma che in un certo senso vanno gestiti.

I videogiochi per bambini fanno bene o male?

Videogiochi e bambini sono un binomio inscindibile, soprattutto dopo l’esplosione del gaming che consente di giocare online con amici reali o virtuali che abitano anche a centinaia di chilometri di distanza.

Sfatiamo subito un tabù: i videogame non fanno male, almeno se gestiti correttamente. I videogiochi infatti aiutano a sviluppare determinate abilità, come la capacità di problem solving, la reattività e la capacità di concentrazione. Se i bambini vanno bene a scuola, fanno sempre tutti i compiti, svolgono delle attività sportive e hanno delle sane relazioni con gli amici, non c’è da preoccuparsi se passano qualche ora davanti ai videogiochi.

Quand’è allora che la dipendenza dai videogiochi nei bambini diventa un problema? Quando i videogiochi diventano l’unico momento di svago nei bambini, quando non hanno relazioni con altri amici, quando si isolano e quando hanno strani sbalzi di umore. La realtà virtuale potrebbe compensare la mancanza di affetto e di relazioni o favorire comportamenti aggressivi derivanti comunque da una fragilità pregressa. In sostanza la dipendenza da videogiochi non sarebbe la causa del problema, ma una conseguenza.

Quando i genitori devono preoccuparsi?

Ci sono dei campanelli d’allarme da non sottovalutare che aiutano a capire quando gli effetti dei videogiochi sui bambini cominciano a diventare nocivi. Se i figli diventano apatici, irrequieti, stranamente aggressivi e hanno frequenti e repentini cambiamenti di umore, allora è il caso di preoccuparsi.

L’eccessiva stanchezza causata dalle ore passate davanti ai videogiochi anche di notte, modificare le proprie abitudini alimentari e igieniche, litigare spesso con i genitori, trascurare la scuola, gli amici e le attività scolastiche e avere improvvise esplosioni di rabbia sono altre situazioni che non vanno assolutamente sottovalutate. Non è tanto il tempo trascorso davanti ai videogame che deve preoccupare, quanto una serie di comportamenti anomali del bambino che non hanno una motivazione precisa.

Cosa devono fare i genitori?

Per evitare che i bambini diventino dipendenti dai videogiochi, i genitori devono adottare una serie di comportamenti virtuosi, preferibilmente preventivi. Questo significa che bisogna agire prima che si manifestino alcuni dei problemi che abbiamo appena elencato.

Per prima cosa i bambini da piccoli non vanno “parcheggiati” davanti ai videogiochi solo per farli stare buoni. É naturale che, quando crescono, sviluppino una forte dipendenza anche dai videogame che spesso si sostituiscono all’affetto di mamma e papà. I genitori dovrebbero conoscere meglio il mondo dei loro figli, parlando dei loro videogiochi preferiti e magari giocando di tanto in tanto con loro anche per far sentire maggiormente la loro presenza.

Bisogna avere con i figli un dialogo aperto ed empatico e stabilire delle regole, come ad esempio un tempo massimo per giocare. I genitori devono comunque fare la loro parte, organizzando attività all’aria aperta con i propri figli, o semplicemente trascorrendo del tempo con loro, magari anche con giochi da tavolo o attività con tutta la famiglia. Interrompere i giochi bruscamente o sottrarre le console ai figli non è una buona idea, poiché scatena in loro violente reazioni e inoltre non è così che si ottiene il loro rispetto.

Bisogna aiutare i propri figli a mantenere un contatto con la realtà, monitorare i loro comportamenti per cogliere ogni segnale d’allarme e avere un dialogo aperto per supportarli e aiutarli quando ne hanno bisogno.

Aprile 7, 2024/0 Commenti/da fracirfer
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/04/Videogiochi-per-bambini.jpg 1080 1080 fracirfer https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg fracirfer2024-04-07 19:48:392024-04-07 19:48:39Videogiochi per bambini: fanno bene o fanno male?
News

Gratificazione ritardata nei bambini: cos’è, come gestirla e quali sono i benefici

Gratificazione ritardata nei bambini

La gratificazione ritardata è un meccanismo del cervello che ci spinge a rimandare i piaceri, facendo prima i doveri. Ad esempio molte persone a tavola mangiano prima i cibi poco graditi, per poi gustarsi i cibi preferiti come una sorta di ricompensa. Tale meccanismo esiste anche nei bambini ma, considerando la loro difficoltà nel gestire gli impulsi, vanno educati. La gratificazione ritardata nei bambini è un meccanismo molto delicato, che va gestito con oculatezza poiché ha ripercussioni evidenti anche da adulti sull’autocontrollo e sulla fiducia in loro stessi. Sulla gratificazione ritardata dei bambini sono stati effettuati molti esperimenti e uno dei più famosi è quello dello psicologo Walter Mischel nel 1972, ribattezzato l’esperimento marshmallow.

La gratificazione ritardata nei bambini spiegata con l’esperimento marshmallow

L’esperimento di Mischel era molto semplice: ad un bambino di 4 anni veniva dato un marshmallow, dopodiché lo psicologo andava via per 15 minuti. Al bambino veniva spiegato che, se fosse riuscito a non mangiare il dolcino, gliene sarebbe stato dato un altro come premio. L’esperimento è stato condotto su un totale di 600 bambini.

Ebbene solo una piccola minoranza dei bambini aveva mangiato subito il dolcino, mentre una buona parte era riuscito a resistere per ottenere un premio maggiore in seguito, per l’appunto una gratificazione ritardata. Le strategie di autocontrollo erano delle più disparate: c’era chi si copriva gli occhi per non guardare o chi si girava per non avere sotto il naso per tutto il tempo il marshmallow.

Negli anni successivi quegli stessi bambini sono stati monitorati e i risultati sono stati molto interessanti. I bambini che erano riusciti a resistere alla tentazione di mangiare subito il dolcino, dimostrando un maggiore autocontrollo, hanno ottenuto migliori risultati a scuola, ma anche in ambito professionale e in altri aspetti della vita, come l’autostima e la fiducia in loro stessi.

Al contrario i bambini che non erano riusciti a controllare i loro desideri e avevano subito mangiato il dolcino, hanno avuto risultati scadenti a scuola e anche più incertezze nella vita. Va sottolineato che sulla capacità di autocontrollo dei bambini dipende molto anche il contesto sociale circostante. Se vivono in un ambiente con molti dubbi e incertezze, sono più inclini a cedere subito alle tentazioni, senza avere quindi grande capacità di autocontrollo.

Come migliorare l’autocontrollo dei bambini?

A questo punto sorge una domanda: è possibile allenare ed educare i bambini alla gratificazione ritardata? Sì certo e i genitori sono chiamati a fare la loro parte per insegnare ai loro figli ad autocontrollarsi e gestire i loro desideri.

Come? Con piccoli e semplici gesti. Ad esempio bisogna invitare i bambini a fare piccole faccende quotidiane, come rifare il letto, preparare la tavola o dare da mangiare ad un animale domestico. Basta mettere in pratica un semplice proverbio: “prima il dovere e poi il piacere”.

Inoltre non bisogna consentire ai bambini di accedere sempre e comunque ai dispositivi tecnologici, usati spesso come antidoto alla noia, ma piuttosto è consigliabile spingerli a fare giochi da tavolo o di movimento.

Si può insegnare ai bambini a collezionare punti con l’obiettivo di raggiungere un premio finale, così saranno più spronati a limitare i loro istinti e verranno responsabilizzati. Altro buon consiglio è quello di non aiutare i bambini ogni volta che sono in difficoltà, ma spronarli ad impegnarsi per trovare la soluzione. Piccoli consigli che aiutano i bambini a responsabilizzarsi già in tenera età e a diventare adulti disciplinati e con un’ottima capacità di autocontrollo.

Aprile 2, 2024/0 Commenti/da fracirfer
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/03/Gratificazione-ritardata-nei-bambini.jpg 1080 1080 fracirfer https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg fracirfer2024-04-02 07:30:252024-04-06 14:14:48Gratificazione ritardata nei bambini: cos’è, come gestirla e quali sono i benefici
News

Amore in adolescenza: cosa devono fare i genitori?

amore in adolescenza

L’amore in adolescenza è una tematica molto complessa che va affrontata con delicatezza dai genitori. I giovani in questa fase della loro vita sperimentano diversi cambiamenti emotivi, fisici e psicologici che possono influenzare la loro percezione ed esperienza dell’amore. Per la prima volta gli adolescenti spostano i loro sentimenti e affetti ai di fuori della famiglia, uno step necessario per definire la loro identità. I primi amori adolescenziali finiscono di solito molto presto e generano una serie di sentimenti contrastanti nei ragazzini, quindi in questa fase giocano un ruolo fondamentale i genitori.

Cosa si intende per innamoramento?

L’amore in adolescenza, più che amore vero e proprio, è innamoramento. Per innamoramento si intende una fase in cui l’adolescente si sente completo nel proprio partner che viene idealizzato e verso il quale proiettata le qualità o le mancanze che avverte dentro se stesso, ricreando così quel rapporto di completezza vissuto fino a poco tempo fa con i genitori durante l’infanzia.

La fase iniziale dell’innamoramento è accompagnata da una grande euforia, ma poi bisogna fare i conti con le delusioni d’amore in adolescenza che prima o poi arrivano. Tanto più è stretto il rapporto col partner, maggiore sarà la sofferenza quando la relazione si interrompe. In questa fase si sperimentano altri sentimenti nuovi, come la gelosia o la paura che possa esistere una terza persona capace di rubare quell’amore così bello che si sta vivendo.

La rottura della relazione rischia di mettere in discussione l’identità dell’adolescente, ma anche la sua capacità di relazionarsi con altre persone. Tuttavia quella tristezza così forte è un passaggio obbligato per costruire l’identità del ragazzino, ma va gestito con attenzione. Ed è proprio in questo step che giocano un ruolo fondamentale i genitori, che devono intervenire nel modo giusto per gestire questa fase tanto delicata quanto importante.

Amore in adolescenza: i comportamenti che devono adottare i genitori

Un amore non corrisposto in adolescenza rappresenta una sorta di “tragedia” per i ragazzi. Come devono rapportarsi i genitori con i figli? Per prima cosa non devono essere invadenti, ma aspettare che sia l’adolescente a decidere di parlare e di aprirsi.

Devono ascoltare e non minimizzare la loro sofferenza, del resto anche loro hanno avuto delle cotte e delle delusioni d’amore. Anzi, proprio perché i genitori in primis hanno vissuto sulla loro pelle quella sofferenza, devono spiegare ai figli di capire cosa stanno provando e poi esporre il loro punto di vista. Gli adolescenti apprezzeranno quella onestà e quella discrezione, poiché sanno di trovare nei genitori dei confidenti con i quali aprirsi.

I figli vanno trattati con rispetto, poiché stanno vivendo il loro primo vero dolore amoroso che non sanno come affrontare. Potrebbero fare domande che sembrano ingenue, ma i genitori non devono ridere e anzi devono rispettare la sofferenza dei loro figli.

Le mamme e i papà con gli anni hanno imparato che dalla fine di un amore si può guarire, ma i figli chiaramente ancora non lo sanno. Bisogna quindi dare il giusto sostegno ai propri figli, supportandoli in questa delicata fase e aiutandoli a diventare adulti rispettando i loro sentimenti.

Marzo 26, 2024/0 Commenti/da fracirfer
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/03/amore-in-adolescenza.jpg 1080 1080 fracirfer https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg fracirfer2024-03-26 07:25:072024-04-06 14:14:42Amore in adolescenza: cosa devono fare i genitori?
News

Come sostenere l’autonomia dei bambini in fase di crescita

Come sostenere l'autonomia dei bambini

Sostenere l’autonomia dei bambini durante la loro crescita è fondamentale per il loro sviluppo sia emotivo che cognitivo. In quanto genitori il nostro obiettivo è veder crescere felici i nostri figli, sviluppare al meglio le loro capacità e abilità e affrontare le sfide quotidiane con determinazione. Ma come sostenere l’autonomia dei bambini durante la fase di crescita?

Proprio le eccessive aspettative che riponiamo nei nostri figli spingono noi genitori ad essere fin troppi invadenti, privando i bambini della bellezza e dell’emozione della scoperta. I genitori devono invece essere una presenza costante ma discreta, lasciando i bambini liberi di crescere, di esplorare e anche di sbagliare. Sostenere l’autonomia dei nostri figli emerge come un obiettivo fondamentale per la loro crescita, ma bisogna procedere per gradi e seguire alcune direttive.

Come sostenere l’autonomia dei bambini? Gli step iniziali

L’educazione all’autonomia inizia già dai primi mesi di vita del bambino, anche se ovviamente bisogna tenere conto della sua età. Va però considerato che ogni bambino ha i suoi tempi: alcuni iniziano a camminare già a 10 mesi, mentre altri muovono i primi passi solo dopo il primo anno di vita. Alcuni bambini pronunciano le prime parole già nel primo anno di vita, mentre altri imparano a pronunciare frasi o parole addirittura a 2 o 3 anni.

Sicuramente sono importanti gli stimoli motori, verbali, cognitivi o affettivi, ma non bisogna mettere fretta ai bambini. Ognuno ha i suoi tempi, quindi i bambini devono essere lasciati liberi di crescere e di imparare senza fretta, senza che i genitori si sostituiscano a loro.

I genitori devono trasmettere nel bambino la massima fiducia, dimostrando di credere in lui. Questo è uno step fondamentale, poiché rafforza l’autostima e la fiducia in se stesso del piccolo, che crede maggiormente nelle sue capacità. In questo modo il bambino cresce sereno e sicuro e così quando diventerà adolescente o adulto partirà da una solida base di autostima. Imparare ad essere autonomi già da piccoli significa educare il proprio bambino a diventare un adulto indipendente, prendere decisioni liberamente e avere più fiducia in se stessi e negli altri.

Cosa devono fare i genitori?

“Mai aiutare un bambino mentre sta svolgendo un compito nel quale sente di poter avere successo” – questa è una delle frasi più famose di Maria Montessori, che i genitori dovrebbero ripetere nella loro mente come un mantra.

La fretta di rendere i bambini autonomi, la stanchezza o la mancanza di tempo o di spazio potrebbe indurre i genitori a sostituirsi ai figli, senza lasciare loro la libertà di esprimere ed esplorare le loro capacità e di acquisire maggiore autonomia.

Un genitore onnipresente, che impedisce il raggiungimento di una maggiore autonomia del figlio, ne limita la crescita emotiva e cognitiva. Il bambino crescerà con una scarsa fiducia in se stesso, avrà paura di prendersi responsabilità e tenderà sempre a delegare, diventando di fatto facilmente condizionabile.

Ecco quindi alcuni piccoli consigli per i genitori per aiutare il piccolo a raggiungere l’autonomia gradualmente, senza fretta e rispettando i suoi tempi:

  • dategli fiducia;
  • iniziate con le piccole cose;
  • non sostituitevi ai figli;
  • motivateli continuamente;
  • complimentatevi con loro quando raggiungono un obiettivo;
  • “educateli” agli errori e fate capire che sono uno step necessario della crescita;
  • non sgridatelo se sbaglia a fare qualcosa.
Marzo 19, 2024/0 Commenti/da fracirfer
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/03/Come-sostenere-lautonomia-dei-bambini.jpg 1080 1080 fracirfer https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg fracirfer2024-03-19 06:38:532024-04-06 14:14:36Come sostenere l’autonomia dei bambini in fase di crescita
News

Disturbi alimentari in adolescenza: quali sono e come affrontarli

Disturbi alimentari in adolescenza

I disturbi alimentari in adolescenza rappresentano un problema sempre più dibattuto e sono aumentati in modo preoccupante soprattutto dopo la pandemia. Generalmente sono il frutto di disagi sociali e psicologici, che si traducono appunto in problemi di alimentazione. Di solito si manifestano nelle ragazze tra i 12 e i 25 anni, ma possono colpire indistintamente anche uomini di qualsiasi età. Per i genitori diventa fondamentale saper intercettare tempestivamente i campanelli d’allarme e quindi intervenire al momento opportuno per evitare che il problema possa aggravarsi ulteriormente.

I 4 disturbi alimentari in adolescenza più diffusi

I disturbi alimentari tra gli adolescenti maggiormente diffusi sono 4:

  1. Anoressia. Questo disturbo si verifica generalmente in adolescenza e nel 95% dei casi colpisce le ragazze. Talvolta l’anoressia parte dal semplice desiderio di perdere peso ma, una volta iniziata la dieta, il soggetto continua col regime dietetico raggiungendo una magrezza eccessiva e preoccupante;
  2. Bulimia. Si tratta di un disturbo ancora più subdolo dell’anoressia, poiché non è accompagnato da un evidente calo del peso. Il soggetto ha un desiderio irrefrenabile di cibo, forse per compensare qualche mancanza, dopodiché si pente e si dedica alla perdita del peso con diete a intermittenza, frenetica attività fisica o vomito autoindotto;
  3. Binge eating. Questo disturbo non è tanto diverso dalla bulimia, infatti il soggetto è portato a mangiare un gran quantitativo di cibo pur senza avere fame. In questo caso però non vengono adottate misure di compensazione, così il soggetto tende a ingrassare in modo preoccupante;
  4. Obesità. Patologia cronica che porta ad un aumento evidente del peso, che può comportare problemi di salute molto seri. La fame smodata è causata spesso da disagi emotivi e relazionali, come solitudine, senso di vuoto o tendenza a sacrificarsi per accontentare gli altri.

Quali sono i campanelli d’allarme ai quali prestare attenzione?

I campanelli d’allarme possono essere visibili già durante l’infanzia ed è in questa fase che bisogna intervenire per evitare che il problema diventi cronico. I sintomi ai quali prestare attenzione sono i seguenti:

  • comportamenti strani a tavola, come il rituale di tagliare il cibo a piccoli pezzettini e mangiarli lentamente;
  • fretta di alzarsi dopo i pasti, dopo i quali il soggetto potrebbe passare molto tempo in bagno forse per vomitare. Anche l’uso continuo di diuretici e lassativi è un segnale da non sottovalutare;
  • ossessione per il peso. Il soggetto ha una vera ossessione per il suo aspetto fisico, soprattutto per il peso;
  • isolamento relazionale e sbalzi emotivi. Il soggetto tende spesso a isolarsi e il suo umore può oscillare rapidamente tra tristezza, stanchezza, irritabilità, rabbia e altri stati emotivi;
  • eccessiva attività fisica. Il soggetto potrebbe essere ossessionato dall’attività fisica, vissuta però non come un piacere ma come un dovere.

Cosa possono fare i genitori, gli educatori e gli insegnanti?

Genitori, educatori e insegnanti per prima cosa devono prestare attenzione ai campanelli d’allarme appena indicati, mantenendo una comunicazione aperta ed empatica con i soggetti interessati e senza giudicarli.

In particolare i genitori devono evitare di rimproverare, criticare, ridicolizzare o minimizzare il disagio che sta vivendo il soggetto. Per avere una diagnosi completa è consigliabile rivolgersi a specialisti del settore, come un medico di base, un nutrizionista e uno psicologo. Dai disturbi alimentari si può guarire, ciò che conta è intervenire al momento opportuno e con i dovuti strumenti per aiutare il soggetto a uscire dal problema prima che si aggravi ancora di più.

Marzo 9, 2024/0 Commenti/da fracirfer
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/03/Disturbi-alimentari.jpg 1080 1080 fracirfer https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg fracirfer2024-03-09 14:12:412024-03-11 08:15:52Disturbi alimentari in adolescenza: quali sono e come affrontarli
News

Stili educativi genitoriali: quali sono e qual è quello migliore per crescere i figli

Stili educativi genitoriali

Educare i bambini in modo giusto già dalla tenera età è fondamentale per la crescita futura dei propri figli, ma bisogna scegliere il metodo di insegnamento più adatto. Esistono 4 stili educativi genitoriali che analizziamo nei successivi paragrafi, focalizzandoci sugli aspetti più peculiari di ogni singolo approccio. Prima però è necessario soffermarci su due variabili importanti che definiscono lo stile educativo genitoriale: il controllo e il supporto.

Controllo e supporto

Il controllo comprende quelle richieste che i genitori fanno ai loro figli per aiutarli a integrarsi facilmente nella famiglia e nella società, educandoli ad adottare comportamenti maturi nelle diverse circostanze.

Il supporto invece comprende tutte quelle azioni finalizzate a rafforzare l’individualità, l’autoregolazione e l’affermazione di se stessi con amore e apertura al dialogo.

A seconda di come queste variabili si miscelano tra di loro si ottengono 4 stili genitoriali educativi ben differenti tra di loro.

I 4 stili educativi genitoriali

Gli stili educativi genitoriali sono 4:

  1. Lo stile educativo genitoriale autorevole. I genitori stabiliscono delle regole e delle linee guida che il bambino è chiamato a seguire. Si tratta comunque di uno stile tollerante e democratico che si basa sul dialogo. Il genitore educa il figlio ad essere indipendente e autonomo, ma allo stesso tempo sa imporre la sua autorità al momento giusto. Se ci sono gli estremi, il genitore si mostra disponibile alla negoziazione e a rivedere alcune regole. Nel caso le regole non vengano rispettate più che le punizioni si incentiva il bambino a mettere in essere degli atti riparativi rispetto al proprio comportamento di mancanza.
  2. Lo stile educativo genitoriale autoritario. Questo approccio si basa principalmente sul controllo esterno piuttosto che sull’insegnamento dell’autocontrollo e dell’autoregolazione. Il genitore autoritario si aspetta molto dal figlio, è rigido e particolarmente esigente, ma senza fornire il necessario supporto. Il bambino deve rispettare le regole rigide e, se disobbedisce, subisce punizioni fisiche e verbali. Questi bambini non vengono educati ad essere indipendenti o autonomi, né tanto meno a riconoscere i propri limiti.
  3. Stile educativo genitoriale permissivo/indulgente. I genitori hanno scarse aspettative nei confronti del figlio, sono aperti al dialogo e affettuosi e spesso soddisfano i suoi bisogni, ma senza fornire regole e modelli di condotta. Padri e madri che si approcciano con questo stile nutrono affettivamente i figli, ma si relazionano con loro più come amici che come genitori. Il figlio può crescere senza alcun senso di auto-disciplina e secondo alcuni studi questo stile è legato al consumo di alcol e di droghe tra i minorenni.
  4. Stile educativo genitoriale trascurante/rifiutante. In quest’ultimo approccio i genitori si limitano a soddisfare i bisogni primari del bambino, ma senza alcun coinvolgimento emotivo. Il genitore trascurante/rifiutante dà poco peso alle richieste del bambino, anzi spesso le ignora del tutto. Così facendo si crea un vuoto di confini e di regole che determinano lo scarso rendimento a scuola dei bambini che hanno difficoltà cognitive, emotive e relazionali.

Alla luce di quanto detto possiamo concludere che lo stile autorevole è il migliore e quello più equilibrato, poiché dà regole chiare al bambino col quale si mantiene un rapporto aperto al dialogo, né troppo permissivo né troppo repressivo.

Marzo 3, 2024/0 Commenti/da fracirfer
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/03/family-6162897_1920.jpg 1244 1920 fracirfer https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg fracirfer2024-03-03 20:23:132024-03-10 06:16:56Stili educativi genitoriali: quali sono e qual è quello migliore per crescere i figli
News

Comunicazione efficace con gli adolescenti: un ponte verso la comprensione

L’adolescenza, una fase cruciale della crescita dei giovani, è un periodo caratterizzato da tumultuosi cambiamenti sia fisici che emotivi. I cambiamenti influenzano non solo il loro aspetto, ma anche la percezione di sé e del mondo circostante. Parallelamente, le fluttuazioni emotive che sono all’ordine del giorno, insieme alle richieste di maggiore indipendenza ed autonomia, creano un terreno fertile per conflitti e malintesi tra genitori e adolescenti. Una comunicazione efficace tra genitori e figli diventa la chiave per un clima relazionale più sereno in grado di favorire una sana autostima nei più giovani.

I genitori si trovano spesso di fronte a momenti di tensione e incertezza, dove sembrano non sapere più come comportarsi, sperimentando l’inefficacia delle modalità utilizzate nelle fasi di crescita precedenti.

La comunicazione efficace in questa fase resta di fatto l’elemento cruciale e il perno di una sana relazione affettiva ed educativa tra genitori e figli. Per tale motivo, spesso i genitori si chiedono come possono migliorare questo aspetto della relazione con i loro figli adolescenti ed acquisire strumenti pratici per superare queste difficoltà e mantenere un legame positivo.

A tal fine, diventa estremamente importante tenere presenti alcune linee guida per una comunicazione aperta ed efficace con i figli adolescenti:

Ascolto attivo

Il primo passo per una comunicazione efficace è l’ascolto attivo. Gli adolescenti spesso sentono di non essere compresi, quindi dedicare tempo per ascoltare le loro opinioni e preoccupazioni è essenziale. Evitare giudizi prematuri e mostrare interesse genuino contribuirà a creare un ambiente in cui gli adolescenti si sentono liberi di esprimersi.

Comunicazione chiara

È importante utilizzare una comunicazione chiara. Evitare ambiguità e comunicare in modo diretto aiuta gli adolescenti a comprendere meglio le aspettative e i limiti. La comunicazione chiara riduce il rischio di malintesi e contribuisce a una relazione più trasparente.

Rispetto delle opinioni

Rispettare le opinioni degli adolescenti è cruciale per instaurare fiducia. Anche se le opinioni potrebbero differire, dimostrare rispetto per il punto di vista del ragazzo, questo atteggiamento favorisce un dialogo aperto e costruttivo, e sostiene lo sviluppo del pensiero critico del giovane che inizia a farsi una propria idea sul mondo e sugli eventi della vita propria e altrui.

Empatia

La comprensione empatica è la chiave per costruire un collegamento emotivo. Gli adolescenti attraversano molte sfide emotive; mostrare empatia verso le loro esperienze contribuisce a creare un ambiente di supporto.

Scelta del momento

Scegliere il momento giusto per discutere di questioni importanti è cruciale. Evitare di affrontare argomenti delicati quando entrambe le parti sono stressate o tese può migliorare la probabilità di una discussione produttiva.

Importanza del ruolo genitoriale

Nel delicato rapporto di dialogo tra genitori e adolescenti, è imperativo che i genitori mantengano saldamente il loro ruolo genitoriale. Nonostante le sfide comunicative che possono sorgere durante l’adolescenza, è fondamentale che i genitori non perdano di vista il loro importante ruolo guida e di supporto.

In questo periodo di cambiamenti intensi, gli adolescenti possono cercare indipendenza e esplorare nuove sfere della loro identità, ma la presenza costante e rassicurante dei genitori è essenziale. Il dialogo aperto e rispettoso deve essere intriso di saggezza genitoriale, offrendo orientamento e limiti chiari, senza però privare i giovani della libertà di esprimersi.

Ricordare il proprio ruolo genitoriale implica fornire una guida amorevole, ascoltare con empatia e stabilire confini che riflettano una combinazione equilibrata di fiducia e responsabilità. In questo modo, i genitori possono contribuire al sano sviluppo degli adolescenti, creando un ambiente comunicativo che sostiene la crescita e la maturità.

Aiuto di un professionista esterno

In alcune circostanze complesse durante l’adolescenza, può rivelarsi benefico coinvolgere uno psicologo come figura terza nel processo comunicativo tra genitori e adolescenti. Questa scelta non dovrebbe essere vista come un segno di fallimento o debolezza, ma piuttosto come un atto di saggezza e responsabilità nei confronti del benessere del giovane.

Uno psicologo può fornire una prospettiva neutrale e professionale, creando uno spazio sicuro dove l’adolescente si sente libero di esprimersi senza timori di giudizio. La presenza di uno psicologo può facilitare il dialogo, aiutando a identificare dinamiche sottostanti e promuovendo una comprensione più approfondita tra tutte le parti coinvolte.

Questo approccio può essere particolarmente utile in situazioni di conflitto o di difficoltà emotiva, offrendo un supporto aggiuntivo per affrontare e superare le sfide proprie di questa fase della vita. In definitiva, coinvolgere uno psicologo può contribuire a rafforzare il legame familiare, fornendo un ambiente di crescita emotiva e favorendo un dialogo aperto e costruttivo.

Febbraio 6, 2024/0 Commenti/da Sara Mengoni
https://www.saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/madre-figlia-adolescente.jpg 334 500 Sara Mengoni https://saramengonipsicologa.it/wp-content/uploads/2024/02/logo.jpg Sara Mengoni2024-02-06 10:23:202024-02-06 16:08:25Comunicazione efficace con gli adolescenti: un ponte verso la comprensione
Pagina 4 di 6«‹23456›»

Se senti il bisogno di un primo confronto per tuo figlio o per la tua famiglia, puoi prenotare una breve telefonata conoscitiva.

La telefonata non è una consulenza psicologica, ma un primo contatto per comprendere la richiesta e valutare insieme il percorso più adatto.


Prenota qui una telefonata conoscitiva di 15 minuti

Dott.ssa Sara Mengoni
Psicologia dell’età evolutiva
Psicologia Scolastica
Psicoterapia

Partita IVA: 02752080420
Codice Fiscale: MNGSRA79E64A271E
PEC: sara.mengoni@psypec.it

Telefono: +39 327 737 6218
Email: dr.saramengoni@gmail.com
Studio: Via Tito Speri 19 – Falconara (AN)

© Copyright - Sara Mengoni Psicologa
  • Collegamento a Facebook
  • Collegamento a Mail
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto

Chatta con me