Adolescenti e isolamento: quando bisogna preoccuparsi?

adolescenti e isolamento

I figli, arrivati nella fase dell’adolescenza, tendono ad isolarsi e chiudersi nella propria stanza innalzando una sorta di muro con i genitori. C’è da preoccuparsi? In linea generale no. I ragazzi in questa fase iniziano ad avvertire il bisogno di avere una loro privacy, uno spazio tutto loro dove nessuno può entrare. Tuttavia se il periodo di isolamento dura ore intere e si prolunga nel corso del tempo, scatta un campanello d’allarme che non si può ignorare. Abbiamo realizzato quest’articolo per analizzare il rapporto tra adolescenti e isolamento e capire quando preoccuparsi e come intervenire.

Adolescenti e isolamento: chi sono gli hikikomori?

C’è un termine di origine giapponese che descrive gli adolescenti che tendono ad isolarsi dal resto del mondo: hikikomori, che significa letteralmente “stare in disparte”.

Gli hikikomori sono adolescenti che decidono di chiudersi in casa, restando ore intere nella loro stanza senza avere alcuna relazione con i genitori, con i compagni di classe e in generale con il mondo esterno. Neanche feste di amici, incontri e gite sono in grado di smuovere gli hikikomori, che mostrano una certa insofferenza verso ogni attività esterna.

Cosa fanno chiusi nella loro stanza? Molti di loro trascorrono il tempo navigando sul web, ascoltando musica, giocando a un videogioco oppure dedicandosi alla lettura o al disegno. L’isolamento può durare mesi o anni e in questi casi i genitori hanno il dovere di intervenire.

Perché gli adolescenti si isolano?

Ma qual è il motivo che porta gli adolescenti a isolarsi? In realtà non ce n’è uno solo, ma sono diversi i motivi che dipendono da una combinazione di fattori. I ragazzi hikikomori sono solitamente introversi, molto arguti e piuttosto sensibili. Il disagio che provano potrebbe dipendere dalle pressioni dei genitori, che in loro ripongono spesso aspettative altissime che temono di deludere. Poi c’è il mondo esterno, che impone agli adolescenti di essere popolari, belli, alla moda e sempre brillanti.

Da non sottovalutare altri fenomeni come il bullismo, che potrebbero spingere gli adolescenti ad innalzare ulteriormente le barriere verso il mondo esterno, oppure altri episodi piuttosto traumatici come un lutto, una separazione o una malattia. In questi casi i giovanissimi temono di affrontare il mondo esterno, che giudicano troppo grande per loro, e preferiscono ritirarsi nella “comfort zone” della loro stanzetta dove si sentono inattaccabili.

Cosa devono fare i genitori?

Se la situazione di isolamento diventa una condizione cronica, i genitori sono chiamati a intervenire. Come? Mettendosi nei panni dei figli e tenendo conto che innanzitutto stanno attraversando una fase di passaggio dall’infanzia all’adolescenza molto complessa e delicata.

I genitori devono quindi entrare in punta di piedi nel mondo dei figli, rispettando i loro spazi e i loro tempi, facendo comunque sentire la loro presenza discreta. Da un lato quindi i genitori sono chiamati a rispettare gli spazi dei figli, senza essere troppo invadenti; d’altro lato devono fare attenzione a non trasformarsi in un amico e mantenendo sempre il ruolo di adulto di riferimento. Inoltre non bisogna sgridarli o punirli per il loro isolamento, cercando invece di cogliere il loro disagio e spingerli a chiedere aiuto.

Un esercizio di equilibrismo non proprio semplicissimo per i genitori, ma con costanza e un po’ di allenamento è possibile instaurare un rapporto di reciproca fiducia e aiutare i figli a uscire dall’isolamento dove si sono rifugiati.

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