Comportamenti rischiosi in adolescenza: quali sono e come affrontarli
L’adolescenza è una delle fasi più complesse della vita di un ragazzo e tra gli “effetti collaterali” di quest’età ci sono i cosiddetti comportamenti rischiosi. Si tratta di azioni pericolose che possono mettere a repentaglio l’incolumità fisica e psicologica non solo dell’adolescente che le compie, ma anche delle persone vicine. Ma quali sono i comportamenti rischiosi in adolescenza? Perché i giovani li adottano? Come dovrebbero affrontarli i genitori? Domande alle quali forniamo una risposta nei successivi paragrafi.
Quali sono i comportamenti rischiosi?
Negli anni ’80 si sono intensificati gli studi sui comportamenti a rischio degli adolescenti, che nei casi estremi hanno portato addirittura alla morte. Tra quelli più diffusi possiamo indicare:
- consumo di alcol e droghe;
- attività sessuale precoce e non protetta;
- guida pericolosa;
- atti di vandalismo;
- isolamento sociale;
- abbandono scolastico;
- comportamenti autolesionistici;
- dipendenza da Internet;
- disordini alimentari.
Dagli studi è emerso che queste sono le molle principali che spingono gli adolescenti a compiere azioni pericolose e a rischio. Ma da cosa sono dettate? Da due fattori. Da un lato c’è l’ottimismo irrealistico, in base al quale l’adolescente tende a sottovalutare o minimizzare i rischi collegati ad un loro comportamento irresponsabile; da un altro lato c’è il “sensation seeking”, inteso come il desiderio di vivere esperienze nuove.
Cosa spinge gli adolescenti ad adottare comportamenti a rischio?
Generalmente si dice che sia normale per gli adolescenti adottare comportamenti irresponsabili e incoscienti. Tuttavia non bisogna banalizzare questa situazione, poiché alla base ci potrebbero essere motivi piuttosto seri.
Dobbiamo considerare che gli adolescenti si trovano in una terra di mezzo. Non sono più bambini e si trovano ad affrontare situazioni del tutto nuove, in un contesto completamente cambiato anche per quanto riguarda il rapporto con gli adulti. Ma, allo stesso tempo, non possono essere considerati ancora adulti a tutti gli effetti e non sanno come affrontare le nuove problematiche. Inoltre potrebbero far fatica ad accettare o comprendere il loro corpo che cambia velocemente.
I comportamenti a rischio che abbiamo elencato, benché siano piuttosto diversi tra di loro, sono anche un modo per affermare la propria indipendenza, mettersi alla prova o confrontarsi con le proprie emozioni.
L’adolescente vive una fase di incertezza e in questo periodo di sbandamento può adottare comportamenti pericolosi per esprimere un senso di disagio, un moto di ribellione o una richiesta di aiuto.
Come devono comportarsi i genitori?
I genitori, senza eccessivi allarmismi ma anche senza sottovalutare il problema, devono fare la loro parte, instaurando una comunicazione continua tanto con l’adolescente quanto con la scuola.
Comunicare con un adolescente a volte è una “mission impossible”, ma i genitori devono porsi come alleati e non come nemici dei loro figli, rendendosi disponibili al dialogo senza colpevolizzarli o giudicarli.
Bisogna poi capire se un determinato comportamento a rischio può trattarsi di un caso isolato, come una bevuta con gli amici “una tantum”, o se è una situazione cronica che manifesta un disagio, una fragilità o una vulnerabilità che può avere conseguenze molto gravi.
Inoltre i genitori non devono forzare l’adolescente e rispettare i suoi tempi, così da non farlo sentire solo nell’affrontare le criticità tipiche della sua età.
Se i genitori si rendono conto che da soli non riescono a gestire la situazione, la cosa migliore è rivolgersi ad un professionista che saprà come approcciare col ragazzo in modo discreto e riservato.












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